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lunedì 18 aprile 2016

Il pagellone della regular season NBA: Central Division


CLEVELAND CAVALIERS (56-26), voto 8


Voto troppo basso per chi ha vinto a mani basse la propria Conference? Forse sì, ma non c’erano dubbi sul fatto che Cleveland avrebbe centrato il traguardo. E’ bastato fare il compitino, mai scontato, benché facilino. L’Est si è dimostrato più equilibrato del solito, ma non per quanto riguarda la leadership.

Sono i principali candidati alle Finals, e la stagione l’ha confermati, nonostante un Irving fuori mesi, un Love che, cifre a parte, sembra spesso un oggetto estraneo e, soprattutto, il repentino allontanamento di David Blatt. Tyronne Lue ha preso la squadra e ha continuato a navigare placidamente verso la post season, regalando frequenti riposi a LeBron e cercando di far fare al gruppo quel salto definitivo che possa portare all’anello.

A differenza della passata stagione i Cavs giocheranno i playoff con tutte e tre le stelle (foto dal web)

Il quintetto titolare ha indubbie qualità: i big-three, J.R. Smith e Tristan Thompson. La panchina, invece, non è sempre affidabile. Tutto passerà dalle mani del Re e, perlopiù, dall’atteggiamento difensivo. In attacco, invece, tanti isolamenti e poco spettacolo, ma la formula funziona.

Top: LeBron James. Il Prescelto è, al solito, il leader indiscusso della franchigia. Passano le stagioni, ma rimane devastante e dominante. Ennesima annata con cifre paurose e il piglio da padre-podrone.

Flop: Iman Shumpert. Dovrebbe essere un valore aggiunto per la difesa e il tiro dall’arco. L’uomo giusto per portare energia ed equilibrio. Purtroppo ha tirato malissimo (meno del 30% da tre) e ha passato molto tempo in infermeria.


INDIANA PACERS (45-37), voto 7+ 


La lotta per un posto ai playoff è stata serrata e difficile. Averla superata con personalità è prova di maturità e solidità.

La buona annata dei Pacers ha nome e cognome: Paul George. La stella è tornata a pieno regime e ha comandato le operazioni sin dalla prima palla a due. C’è sempre stato, quando Ellis faticava tremendamente, quando gli infortuni minavano l’equilibrio di squadra e quando i risultati non arrivavano.

PG13 al timone e un bell’equipaggio al seguito: Monta ha iniziato male per poi trovare la propria dimensione; C.J. Miles è stato eccellente dalla panchina; Allen, Mahinmi, Jordan Hill e il sorprendente (ma io ci avevo sempre puntato) Myles Turner hanno dato spessore nel pitturato. Tutte le cose al proprio posto, sotto la sapiente regia di coach Vogel.

Top: Paul George. Ovviamente lui, senza dover aggiungere molto a quanto già detto. E’ tornato quello splendido atleta che conoscevamo: elegante e letale allo stesso tempo. 

Flop: George Hill. Non è un’insufficienza grave; forse nemmeno un’insufficienza. Ma ancora non mi convince: un po’ timidino, poco lucente, incostante e illeggibile. Che sia di incoraggiamento.


DETROIT PISTONS (44-38), voto 7.5


Mezzo voto in più rispetto a Indiana perché i Pistons partivano molto più indietro. Squadra rinnovata, giovane, da scoprire e plasmare. Per la gioia di Van Gundy, che ha creato un roster interessante e pronto per ulteriori passi in avanti. La qualificazione ai playoff è una prima indicazione: la strada è quella giusta.

Reggie Jackson e Andre Drummond: connection letale (fot dal web)
Detroit ha trovato il proprio equilibrio strada facendo. Le punte di “follia” di Reggie Jackson vengono ben smorzate dal prezioso Caldwell-Pope, bidimensionale ed efficace in entrambe le fasi. Marcus Morris ha trovato subito il suo ruolo, riempiendo i referti in ogni casella, così come Tobias Harris, prestigiosa aggiunta di metà anno. Sotto canestro, poi, ci pensa Andre Drummond: semplicemente il miglior rimbalzista della Lega e uno dei centri più dominanti in circolazione.

Tutti al proprio posto, con compiti ben precisi e inquadrabili. Al pari dei rimpiazzi dalla panchina: il saggio Blake, il tuttofare Johnson (che pesca!), il solido Baynes e il cecchino Bullock.

Gran lavoro SvG; gran lavoro!

Top: Andre Drummond. Premio da condividere con Reggie Jackson. Anche gli altri, comunque, avrebbero meritato. Il centrone, però, è stato semplicemente incontenibile. Ha iniziato la stagione con una serie assurda di partite da 20+20, per poi acquietarsi un po’, ma sempre su livelli da All-Star.

Flop: Ersan Ilyasova. Pensavo avrebbe fatto bene a Detroit. Van Gundy l’aveva voluto fortemente (e pure io al Fanta NBA) per la sua doppia dimensione: lungo bravo nel gioco spalle a canestro e temibile al tiro. Purtroppo, è stata una scommessa sbagliata. Sacrificato giustamente nella trade Harris con i Magic.


CHICAGO BULLS (42-40), voto 4


Bocciatura sonora e impietosa. Se ti presenti come contender, non puoi non centrare nemmeno i playoff, nonostante l’alibi dei tanti infortuni.

Sfortuna a parte, il primo anno di Hoiberg è stato un fallimento continuo. Da una squadra che faceva della durezza e della difesa il proprio punto forte (il vantaggio di avere Thibodeau), a un gruppo di anime pascolanti senza idee e spirito.

Finché Jimmy Butler ha retto, buona parte dei problemi è passata sotto traccia; col #21 fuori, o comunque fuori forma, le magagne sono venute a galla: poca leadership (lo stop di Noah ha influito), idee confuse, alcuna convinzione. Non il miglior “anno zero” per aprire una nuova era.

Andranno fatte delle scelte, forse anche spiacevoli e inaspettate.

Top: Jimmy Butler. Il periodo post infortunio va preso con le pinze: anche se al 50%, JB è stato chiamato agli straordinari per salvare la baracca. Richiesta esosa. Ci ha provato ma non è bastato. Ciò non cancella una prima parte di stagione da assoluto protagonista, faro della squadra e stella della Lega.

Flop: Tony Snell. Mi sono stancato di sparare su Derrick Rose, anche se continuo a pensare che sia solo un peso morto. Quindi la palma di flop va a Tony Snell, caduto nell’anonimato nel corso di un’annata in cui non gli è riuscito nulla. Sulla carta, uomo da tiro sugli scarichi e punti dalla panchina; nella realtà, uno che non l’ha messa mai. Non ci si aspettano prestazioni da star (il talento è appena discreto), ma, certamente, un bel po’ di efficacia in più.


MILWAUKEE BUCKS (33-49), voto 4,5


La squadra delle giovani stelle emergenti ha completamente toppato. Un mezzo disastro. Ahi per loro, le aspettative nate dalla qualificazione ai playoff dell’anno scorso (era troppo presto?) aveva fatto salire l’asticella, di molto. L’aggiunta di Monroe in estate, inoltre, aveva fatto pensare a progetti importanti.

Delusione a palate. Perché Milwaukee ha fatto disastri per almeno tre quarti di campionato, per rialzarsi parzialmente nell’ultimo periodo, grazie, soprattutto, all'esplosiva intesa tra Jabari Parker (che, va sempre ricordato, era al primo vero anno di NBA) e Giannis Antetokounmpo, autore di un finale da campionissimo.

Segnali che fanno ben sperare per il futuro e che confermano come il 2015/2016 sia stato buttato via malamente. Perché il talento non è in discussione, ma tutto il resto sì. Kidd dovrà lavorare sodo: visto il potenziale, è inammissibile un’altra annata di tale pochezza e superficialità.

Top: Giannis Antetokoumpo. Il greco ci lascia con gli occhi brillanti per le clamorose performances di marzo e aprile. Persino uno come me, da sempre scettico sulla sua effettiva bontà, non può che applaudire e godersi tale mix di tecnica e atletismo. Ha fatto notevolissimi passi in avanti, soprattutto nei fondamentali. Ora serve ripartire da questi abbaglianti ultimi mesi.

Flop: Michael Carter-Williams. Ne conosciamo bene pregi e difetti. Pure Kidd ha le idee chiare a proposito. Il fatto che, sempre più spesso, sia Giannis a iniziare il gioco, ci dà l’idea di quanto il coach creda nel suo play. Dargli torto? Anche no. Troppe lacune, poca pericolosità offensiva e difficoltà a inquadrarlo fino in fondo.


Appuntamenti precedenti: 

- Atlantic Division

lunedì 11 aprile 2016

The Play Of The Night: 11 aprile

Mamma mia Jabarone. Ogni volta un'emozione.

Jabari Parker si prende ancora una volta la ribalta grazie all'ennesima giocata da applausi di questa sua stagione, in cui, per fortuna, è tornato a essere il "Duke Skywalker" che conoscevamo. Alle spalle l'infortunio che l'ha bloccato nell'anno da rookie, il #12 dei Bucks ha ritrovato tutta la sua esplosività e, man mano, anche la piena confidenza con la Lega.

Nella notte, sofferta vittoria Bucks sui Sixers all'overtime, una delle sue inchiodate: pick & roll sull'arco, ricezione, due palleggi e martellata in faccia a un super stoppatore come Nerlens Noel.

Non vedo l'ora sia ottobre, per godermi un Parker in piena forma sia dalla prima gara della stagione.


giovedì 31 marzo 2016

The Play Of The Night: 31 marzo

Ronnie Price non è nemmeno 1,90. Ho controllato prima di scrivere. Ed è per questo che la sua giocata acquista ancor più valore.

Nel match contro i Bucks, una put-back jam da favola. Sull'errore di Tucker dall'angolo, il piccolo Ronnie prende il tempo a tutti, vola e, con una mano sola, recupera in aria la palla per poi scaraventarla nella retina.

Inchiodata straordinaria, figlia di un gesto atletico ancor più impressionante.


martedì 22 marzo 2016

The Play Of The Night: 22 marzo

Di rimbalzi ne ha presi tanti e altrettanti ne prenderà. Circa 15 a partita; il migliore della Lega.
Quello di stanotte, però, ha un peso specifico particolare, visto che ha deciso Bucks-Pistons.

Andre Drummond regala la vittoria a Detroit grazie al tap-in risolutore a 2" dalla sirena. Di energia, tempismo, forza fisica e tecnica. Perchè, per arrivare per primo, devi pur sempre fare un tagliafuori come si deve.

Detroit, sotto di 1, 91-90, a 7" dal termine, batte la rimessa e si affida a Caldwell-Pope. KCP ci prova dall'arco, ma la conclusione è sbagliata, sbatte sul ferro e rimane in gico. Ed è lì che arriva Drummond, che si mangia Antetokounmpo (lungo quanto vuoi, ma troppo leggero) e schiaffeggia per il 91-92 che infiamma il palazzo e regala il sorriso ai Pistons.



lunedì 21 marzo 2016

The Play Of The Night: 21 marzo

E riecco Jabarone. Ogni volta, un immenso piacere.

Jabari Parker è ormai perfettamente calato nella realtà NBA e non disdegna mai le giocate a effetto. Perchè lui, alla fine, è pur sempre "The Duke Skywalker".

Nella sfida con i Jazz, poi vittoriosi, l'inchiodata che gli vale la prima pizza della notte: a rimorchio sull'eccellente assist, tagliando la difesa in due in pieno rollaggio, per poi decollare e mangiarsi il ferro.

C'è voluto un anno e mezzo per vederlo al meglio; ora godiamocelo...


giovedì 10 marzo 2016

Play Of The Night: 10 marzo

Pat Riley ha l'innato talento di scovare gemme nascoste nel sottobosco. Nessuno bravo come lui. L'anno scorso è toccato a Whiteside, in questa stagione a Josh Richardson.

Anche se con minore impatto rispetto ad Hassan, la guardia #0 sta dimostrando di poterci stare in questi Heat. Ordinato, punti nelle mani, negli schemi, efficace: un'aggiunta importante.

Successo che lo stesso Richardson ha voluto "celebrare" con la giocata della notte: inchiodata spettacolare in faccia all'impotente Greg Monroe, letteralmente scavalcato dall'avversario. Una posterizzata con tutti i suoi crismi.


lunedì 7 marzo 2016

The Play Of The Night: 7 marzo

Un misto tra Doctor J., Manu Ginobili, una molla e un razzo. Più semplicemente, l'euro step di Giannis Antetokounmpo.

The Greek Freak piazza un'altra tripla doppia e trascina i suoi Bucks alla vittoria sui Thunder. Ovviamente, con la solita sostanziosa dose di giocate da strabuzzamento do occhi. Tra schiacciate ad altezza vertiginose, corse a perdifiato e caratteristici passi di lunghezza sconfinata.

La migliore azione della notte è un mix di tutto ciò: coast to coast palla in mano, ingresso in area e euro step kilometrico che inganna Westbrook e coglie impreparato pure Ibaka, scavalcato dalle prolunghe di Giannis che vanno dritte al canestro.

Ogni volta ci si chiede se sia umano. Ogni volta si rimane senza risposta.

mercoledì 20 gennaio 2016

The Play Of The Night: 20 gennaio

In quella situazione, sarebbero arrivati al ferro solo un altro paio di super atleti e, forse, qualche marziano di una galassia non ben identificata.

Giannis Antetokounmpo ci fa capire il perchè è un uomo fuori dal normale. La penetrazione con eurostep è infinita, parte da lontanissimo e segue un ritmo tutto suo. Sembra un triplista nel suo rito di "hop, step, jump". E anche quando chiudo l'ultimo passo utile per il terzo tempo, la distanza che lo separa dal ferro è notevole. Solo che lui è "The Greek Freak". Sfoggia la sua infinita apertura alare e arriva a canestro, inchiodando in faccia niente meno che a Whiteside, il miglior stoppatore della Lega.

Sarà anche un giocatore ancora da costruire - e, infatti, non mi piace troppo -ma, di certo, ha doti fuori dal normale.


sabato 16 gennaio 2016

The Play Of The Night: 16 gennaio

Quest'anno è tutto un altro Paul Millsap.

Che fosse un ran giocatore si sapeva già, ma non mi immaginavo che potesse fare un ulteriore passo in avanti e diventare così dominante e, soprattutto spettacolare. E' sempre stato uno dedito al concreto e allo stretto necessario, con poche concessioni ai riflettori e agli amanti della giocata a effetto.

Come detto, quest'anno è cambiato tutto.

Ancora una volta è il #4 degli Atlanta Hawks a meritarsi il premio per miglior giocata della notte: nella sconfitta contro i Bucks, pump-fake su O'Bryant, penetrazione in area e decollo rabbioso sopra John Henson. Senza alcun diritto di replica.

All-Star senza alcun dubbio.


domenica 27 dicembre 2015

The Play Of The Night: 27 dicembre

E sì che Jabari Parker non è certo un fuscello. Anzi, in corsa, con stacco da lontano e palla ben inchiodata nelle mani, diventa quasi sempre un'arma terrificante.

E' quel "quasi" che fa la differenza. O, perlomeno, l'ha fatta stanotte.

Bismack Byiombo cancella sonoramente il #12 dei Bucks con una stoppata paurosa, sintesi di atletismo, forza, tempismo e tecnica nel fondamentale. Tutte qualità che il lungo dei Raptors ha e sta facendo valere durante l'assenza di Valanciunas. Anche perchè, non ce ne voglia, ma sa fare questo e pochissimo altro.


giovedì 10 dicembre 2015

The Play Of The Night: 10 dicembre

DeAndre Jordan l'ha rifatto: ha spazzato via un altro avversario.

Schiacciata mostruosa quella del centrone dei Clippers contro i Bucks. Anche se siamo ancora a dicembre, si candida come possibile inchiodata dell'anno. D'altronde, non le manca nulla: potenza, altezza, difficoltà, distanza e un avversario triturato.

Il povero Greg Monroe ci poteva fare poco. Anzi, lodevole il coraggio per essersi messo fermo e dritto a caccia di uno sfondamento. Ahi per lui, Jordan è lunghissimo, salta come una molla e non si fa problemi a schiantarsi contro un avversario fermo immobile.

Una posterizzata da paura!!


mercoledì 25 novembre 2015

Butto lì le prime pagelle di questa stagione NBA - Central Division


E’ passato poco dall’inizio di questa stagione. Un mese circa: nulla se pensiamo a quanto dura quella dolce maratona detta NBA. Tuttavia, siamo in quel momento in cui è possibile tirare i primi bilanci, acerbi ma non troppo, e renderci conto di quali squadre stanno deludendo, quali convincendo e quali, infine, devono cambiare rotta per non buttar via l’annata.

Ripeto: una quindicina di partite è poco, ma anche sufficiente per farsi un’idea. Cercherò, dunque, di analizzare Division per Division l’andamento delle varie franchigie, dando un voto (valutazione stupida e limitante, ma facile e immediata) a ciascuna e indicando quale giocatore sta rispettando(o addirittura superandole) le aspettative e quale, invece, le sta deludendo.

Ok? Ci siamo? Tutto molto semplice direi. 


Appuntamenti precedenti: 
 
Atlantic Division

CENTRAL DIVISION

 

Cleveland Cavaliers, voto 7.5


Il record è buono e il primo posto nella Conference è giusto, però ci si aspettava qualcosa in più. Non tanto a livello di risultati, quanto di cattiveria e concretezza. Troppe partite chiuse soffrendo e affidandosi a LBJ, senza dare quella sensazione di controllo che una pretendente al titolo dovrebbe/vorrebbe avere. Detto questo, va sempre sottolineato che si è sempre in attesa dei rientri di Irving e Shumpert. Anche perché, finalmente, Love gioca alla grande.

Top: LeBron James - Beh, ovviamente. Manco sto a dirvi il perché.

Flop: Anderson Varejao - Rientrante dopo un lungo infortunio, avrebbe dovuto allungare le rotazioni dei lunghi. Lo sta facendo, ma solo perché ogni tanto scende in campo. A livello di surplus, quasi nullo.

 

Chicago Bulls, voto 6.5


La squadra è la stessa della passata stagione, ma l’allenatore è nuovo. Giusto, dunque, che si debba dare qualche attenuante a questi "nuovi Tori". Hoiberg ha portato un po’ di vivacità e spettacolo, soprattutto in attacco, ma questi Bulls ancora non convincono. Sembrano sempre incompiuti. Manca quel passettino per diventare uno squadrone. Intendiamoci: a Est sono, comunque, tanta roba. Però boh, ancora non danno quella sensazione di solidità e "presenza di spirito". Sarà che gli infortuni non mancano mai e Rose c’è e non c’è; sarà che, forse, serve tempo per imparare un gioco nuovo.

Top: Jimmy Butler - E’ lui il vero leader di franchigia. Con Rose spesso ai box o sottotono, il #21 si prende l’onere, che è anche un onore, di essere il faro della manovra. Viste le qualità, sia in difesa che in attacco.

 Flop: Nikola Mirotic - Più che una vera bocciatura, una provocazione. Ha talento da vendere e personalità per farlo valere. Ce ne siamo accorti nella scorsa stagione. Dunque, mi aspetto più costanza e concretezza.





Indiana Pacers, voto 7


Inizio stentato, poi la risalita. Accelerata che ha nome e cognome: Paul George. Da quando la stella #13 ha ricominciato a decidere le gare da solo, i Pacers sono risaliti in Conference e cominciano a sperare nei playoff. Non sono una squadra fatta e finita: Hill è buono ma non sarà mai un play puro, il talento offensivo dei lunghi è pari a zero (tolto Myles Turner) e gli esterni vanno a fiammate. Ne rimane una squadra con una punta e tanti comprimari, capace, comunque, di difendere forte e rimanere ‘sul pezzo’ con chiunque. Il gioco non è dei più spumeggianti, va detto, ma ci si può lavorare.

Top: Paul George - Sembra addirittura meglio di quel giocatore stupendo pre-infortunio. Una delizia per gli occhi.

Flop: Monta Ellis - Potenzialmente, un secondo violino offensivo di primissimo livello. La sua aggiunta, in teoria, dovrebbe garantire una ventina di punti a partita e tanta pericolosità. Peccato, però, che quel ‘in teoria’ non si sia ancora tradotto sul parquet.


 

Detroit Pistons, voto 7+


Partenza a razzo che ha sorpreso tutti. Poi, come naturale che fosse, un rallentamento. Le trasferte a Ovest, in particolare, non hanno dato buoni dividendi. Fatto sta che, comunque, la Detroit di questa prima parte di stagione rimane una bella sorpresa. Van Gundy sta tenendo fede alle promesse estive: gioco più veloce, dinamico e vario. Visti gli esterni a disposizione, fisici e duttili, un’ottima scelta. Mettici che Morris sta dimostrando di essere un ottimo giocatore anche lontano dal fratello e Caldwell-Pope ha trovato continuità... Le due stelle, comunque, rimangono Jackson e Drummond. In un modo o nell’altro, sono loro a decidere le sorti della squadra.

Top: Andre Drummond - Fantascienza i 20+20 di media della prime gare. Ha scritto pagine di storia e, nonostante il lievissimo calo nelle statistiche a rimbalzo, rimane il centro più dominante della Lega. Mostruoso.

Flop: Ersan Ilyasova - Lo sto osservando da vicino perché l’ho nel FantasyNBA. Ci speravo, perché si dovrebbe adattare benissimo all’idea di gioco di questi Pistons. Purtroppo, ha azzeccato tre o quattro partite. Ha tutto per rendersi molto più determinante.





Milwaukee Bucks, voto 5,5


Insufficienza sì, ma lieve, solo perché siamo all’inizio e sono giovani. Questo, però, non deve rimanere un eterno alibi, soprattutto se arrivi da una stagione ottima e sei accreditato di essere un gruppo con buonissime ambizioni (almeno di playoff). Troppe sconfitte contro squadre inferiori e la sensazione di aver fatto un piccolo passo indietro rispetto all’anno scorso. E sì che non è cambiato molto, se non in meglio: l’arrivo di Monroe (che tatticamente ha spostato nulla) e il rientro di Jabari Parker (che può essere solo un vantaggio). Jason Kidd deve lavorare duro. C’è il rischio, anche se dubito, che i ragazzini l’abbiano presa un po’ a cuor leggero.

Top: Giannis Antetokounmpo - Viaggia su ottime cifre realizzative (oltre i 17) e dà il solito contributo sotto le plance (ma potrebbe fare qualcosina in più). In estate ha lavorato tanto sul tiro da tre e si vede, anche solo per i miglioramenti nella meccanica. Tutto sommato, sta facendo il suo.

Flop: Khris Middleton - Mi aspettavo molto di più. E penso di non essere l’unico. Ha finito il 2014/2015 alla grande e, in sostanza, da leader della squadra. Per ora, ahimè, rimane il cugino di quel giocatore.


domenica 15 novembre 2015

The Play Of The Night: 15 novembre

Mi fa particolarmente piacere che la giocata della notte sia di Jabari Parker.

Perchè questo ragazzo ha un talento fuori dal comune e lo stava dimostrando già l'anno scorso, prima che un infortunio ne bloccasse la stagione.

Ora è tornato e, piano piano, si sta riprendendo minuti, fiducia e applausi.

Nella notte, i suoi Bucks hanno fermato la corsa lanciata dei Cavaliers di LeBron, imponendosi all'overtime e facendo capire, una volta di più, che nel Wisconsin dovranno sudare tutti.

Ritornando a Jabari e al suo highlight, ecco qui l'inchiodatona a due mani dopo un paio di palleggi. Di potenza ce n'è eh...

sabato 7 novembre 2015

The Play Of The Night: 7 novembre

Il ragazzo ci sta prendendo gusto. Tanto che a New York, ormai, il rimbalzo + schiacciata a una mano è diventata la sua giocata simobolo. Di chi parlo? Ovvio, Kristaps Porzingis.

Il #6 dei Knicks sta sorprendendo tutti per la tecnica, le qualità balistiche e i movimenti infiniti. Perle preziosissime per un oltre 7 piedi di vent'anni. Il fatto è che unisce a tutto ciò quella dose i cattiveria e carica che nella Grande Mela aspettavano.

Erano scettici perchè temevano l'ennesimo lungagnone europeo soft e senza personalità; beh, giudicate voi...

domenica 25 ottobre 2015

La NBA è alle porte: le 5 squadre che più voglio vedere all'opera


Non è un pronostico; non è un power ranking. E’ solo una piccola classifica delle squadre che ‘attendo maggiormente’. Ovvero, quelle franchigie che, per un motivo o per un altro, voglio vedere all’opera, perché curioso di scoprire quel che riusciranno a combinare. 
 

5. MILWAUKEE BUCKS

Partendo dal fatto che no, non sono uno che stravede per Giannis, desidero vedere che combineranno i ragazzi di Kidd. 

La crescita, soprattutto nella passata stagione, è stata palese. Il talento tecnico e atletico è, secondo gli addetti ai lavori, il motivo per cui nel Wisconsin devono guardare al futuro col sorriso. E come dargli torto? Sono tutti lunghi, fisicamente perfetti (e non fisicati!), freschi e con tanta voglia di emergere.

Al già interessante quintetto della scorsa annata, si vanno ad aggiungere Monroe, Vasquez e Copeland: gente di sostanza e sicuro affidamento. Proprio quello che serve per cesellare il tutto. 

Jabari e Giannis
In più, ed è il giocatore che attendo di più, tornerà Jabari Parker: prospetto mostruoso che, prima dell’infortunio che gli ha fatto finire il 2014/2015 in anticipo, stava dimostrando di essere il ROY a mani basse, o quasi.

E infine ovvio, vediamo che combina sto Antetokounmpo. Ripeto, non mi ha mai entusiasmato, ma se gente che ne sa molto più di me lo adora, qualcosa vorrà dire…


4. CHARLOTTE HORNETS


Michael Jordan si è stancato di avere per le mani una squadra di brocchi e inconcludenti. La mancata qualificazione ai playoff dell’anno scorso, dopo aver urlato ai quattro venti di voler puntare in alto, è stata l’ennesima cocente delusione.
E allora tabula rasa, o quasi, e giù a pescare nel mercato. Batum, Hawes, Hansbrough, Lin, Lamb, Wilkins: non è che siano tutti fenomeni eh, anzi. Salvo giusto Batum e Lin come aggiunte in grado di incidere. Gli altri boh, mi paiono più utili per far numero. Sperando che Frank ‘The Tank’ Kaminsky possa essere un fattore anche in NBA.
Kidd-Gilchrist, Walker e Jefferson
Detto questo, se ci aggiungi Kemba Walker e Al Jefferson, hai, potenzialmente, una discreta base. Purtroppo, Kidd-Gilchrist, che sarebbe la stella del team, si è rotto subito e salterà qualche mese: una bella disdetta per i piani di coach Clifford. Ma la preseason, che fa testo fino a un certo punto, ci ha detto che questi Hornets possono far bene. Prendendo con le pinze i numeri di queste prime uscite, è comunque possibile che Patron MJ riesca a togliersi qualche soddisfazione.

P.S. A me, sta squadra, continua a non piacere. 

3. MINNESOTA TIMBERWOLVES


“Se metti un bel po’ di prime scelte insieme, qualcosa di buono, prima o poi, dovrà pur accadere; o no?”. Questo è quello che mi passa per la testa ogni volta che penso a Minnie.
La scorsa annata è stata orribile. Fare peggio dei Knicks è davvero troppo. Ma questo è anche il rischio che ti prendi se metti sul parquet una banda di ragazzotti sì talentuosi, ma inesperti e tatticamente acerbi. Inserirli in un contesto solido e collaudato avrebbe dato migliori dividendi. 

Ma a Minnesota si sono ritrovati a giocare con una squadra da NCAA, affidata a ventenni di enorme potenziale a cui non si può chiedere continuità e sagacia tattica.

Lasciando alle spalle le stonature, passiamo ai segnali positivi: Wiggins è una stella, con mani e testa per essere leader; LaVine, Dieng, Muhammad e compagnia cantante possono crescere insieme e conoscersi sempre meglio; l’estate ha portato aggiunte molto interessanti. Eh sì, per me è così. Andre Miller è nella NBA da una vita e può dare minuti di grande qualità, Bjelica va visto in America, ma stravedo per lui, e Jones e Towns sono due chiamate (anche se Jones è arrivato poi via trade) eccellenti. 

KAT è “il Wiggins di questa stagione”: osservato speciale perché prima chiamata assoluta e perché su di lui sono riposte molte speranze e aspettative. Proprio per questo, ecco Garnett a spendere le sue ultime energie da giocatore per fargli da chioccia. Mossa che potrebbe rivelarsi azzeccatissima. 
 

Karl-Anthony Towns e Kevin Garnett sulla stupenda copertina di Sports Illustrated

E non dimentichiamo i ritorni, ci si augura a pieni giri, dei vari Rubio e Martin.

Insomma, di carne al fuoco ce n’è. Forse troppa. Per questo, non mi aspetto che spacchino il mondo, ma che, perlomeno, non rimangano sul fondo della Lega.

2. LOS ANGELES CLIPPERS


Qui il discorso si fa differente. Non si sta parlando di una squadra in piena ricostruzione e reduce da stagioni nei bassifondi. I Clips sono, da anni, una franchigia da titolo, senza se e senza ma. Il problema, non indifferente, è che scrollarsi di dosso la fama di perdente non è mai facile. Soprattutto se condividi la città coi vincenti, anche se ora derelitti, Lakers.

L’anno scorso, dopo l’epica serie con gli Spurs, sembrava che qualcosa stesse girando; che gli Dei del basket, per una volta, stessero dalla parte ‘meno nobile’ di LA. Ma quel quarto d’ora di puro masochismo contro i Rockets, costato poi l’inerzia della semifinale di Conference, rimarrà ben scolpito negli annali.
E da lì coach Doc Rivers deve ripartire, puntando su quattro quinti dello starting five degli ultimi tempi e inserendo nel meccanismo i nuovi arrivati: Pierce, Smith (che di quell’incredibile rimonta di Houston fu il protagonista) e Stephenson. Gente che conosce la NBA e arricchisce un roster già stellare (a nomi, è forse il migliore del lotto). 

'The Truth' è stato preso perché fenomeno, ma anche perché vincente nato; Stephenson, che è etichettato come mezzo bidone e overrated, vuol far ricredere tutti; J-Smooth, pecche caratteriali a parte, ha una gran mano. Mettili in campo con CP3, JJ Redick, Griffin e Jordan…

I Clippers 20115/2016: alla faccia del roster!

Insomma, sarà anche ora di vincere qualcosa. Magari non il titolo, ma almeno arrivare in finale di Conference. Un pochino, faccio il tifo per loro.

1. NEW ORLEANS PELICANS


Anthony Davis. Basterebbero queste due parole per giustificare tutto. Il marziano è pronto per una nuova stagione da urlo. Forse forse, quella del ‘dominio totale’ e del titolo di MVP.

Il quintetto dei Pelicans, guidato da AD23
Ma non è solo per questo che non vedo l’ora di gustarmi i Pelicans. Il cambio di rotta in panca, repentino e inaspettato, si può leggere in un solo modo: in Louisiana voglio giocare un basket nuovo, bello e divertente. Come quello che ha portato i Warriors all’anello. Dunque, Alvin Gentry come nuovo head coach, dopo che, da assistente, ha accompagnato Kerr sul tetto della Lega. 

Ci si attende che NOLA proponga una pallacanestro veloce, istintiva, gioiosa e, soprattutto, vincente. Senza stravolgimenti nel roster (praticamente invariato) e solo con il lavoro tattico di un allenatore che si ritroverà nella mani personaggi capaci di interpretare al meglio il suo credo. A partire da AD, ma non dimenticandosi di Holiday, Gordon, Cole, Asik, Anderson, Evans. A parte il fenomeno da Kentucky, gente normale; ma poco conta: anche Golden State non aveva un super super quintetto (sulla carta).
Detto ciò, non sto mettendo i Pelicans tra le pretendenti al titolo, e ci mancherebbe, ma sono sottolineando che, forse, questa squadra potrebbe divertirci molto e riservarci grosse sorprese. 

E poi c’è Anthony Davis…


Non è che non ci siano altre squadre che mi incuriosiscano, ma queste sono quelle che, per i motivi indicati, aspetto 'al varco'. E voi, invece, chi aspettate?