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domenica 25 ottobre 2015

La NBA è alle porte: le 5 squadre che più voglio vedere all'opera


Non è un pronostico; non è un power ranking. E’ solo una piccola classifica delle squadre che ‘attendo maggiormente’. Ovvero, quelle franchigie che, per un motivo o per un altro, voglio vedere all’opera, perché curioso di scoprire quel che riusciranno a combinare. 
 

5. MILWAUKEE BUCKS

Partendo dal fatto che no, non sono uno che stravede per Giannis, desidero vedere che combineranno i ragazzi di Kidd

La crescita, soprattutto nella passata stagione, è stata palese. Il talento tecnico e atletico è, secondo gli addetti ai lavori, il motivo per cui nel Wisconsin devono guardare al futuro col sorriso. E come dargli torto? Sono tutti lunghi, fisicamente perfetti (e non fisicati!), freschi e con tanta voglia di emergere.

Al già interessante quintetto della scorsa annata, si vanno ad aggiungere Monroe, Vasquez e Copeland: gente di sostanza e sicuro affidamento. Proprio quello che serve per cesellare il tutto. 

Jabari e Giannis
In più, ed è il giocatore che attendo di più, tornerà Jabari Parker: prospetto mostruoso che, prima dell’infortunio che gli ha fatto finire il 2014/2015 in anticipo, stava dimostrando di essere il ROY a mani basse, o quasi.

E infine ovvio, vediamo che combina sto Antetokounmpo. Ripeto, non mi ha mai entusiasmato, ma se gente che ne sa molto più di me lo adora, qualcosa vorrà dire…


4. CHARLOTTE HORNETS


Michael Jordan si è stancato di avere per le mani una squadra di brocchi e inconcludenti. La mancata qualificazione ai playoff dell’anno scorso, dopo aver urlato ai quattro venti di voler puntare in alto, è stata l’ennesima cocente delusione.
E allora tabula rasa, o quasi, e giù a pescare nel mercato. Batum, Hawes, Hansbrough, Lin, Lamb, Wilkins: non è che siano tutti fenomeni eh, anzi. Salvo giusto Batum e Lin come aggiunte in grado di incidere. Gli altri boh, mi paiono più utili per far numero. Sperando che Frank ‘The Tank’ Kaminsky possa essere un fattore anche in NBA.
Kidd-Gilchrist, Walker e Jefferson
Detto questo, se ci aggiungi Kemba Walker e Al Jefferson, hai, potenzialmente, una discreta base. Purtroppo, Kidd-Gilchrist, che sarebbe la stella del team, si è rotto subito e salterà qualche mese: una bella disdetta per i piani di coach Clifford. Ma la preseason, che fa testo fino a un certo punto, ci ha detto che questi Hornets possono far bene. Prendendo con le pinze i numeri di queste prime uscite, è comunque possibile che Patron MJ riesca a togliersi qualche soddisfazione.

P.S. A me, sta squadra, continua a non piacere. 

3. MINNESOTA TIMBERWOLVES


“Se metti un bel po’ di prime scelte insieme, qualcosa di buono, prima o poi, dovrà pur accadere; o no?”. Questo è quello che mi passa per la testa ogni volta che penso a Minnie.
La scorsa annata è stata orribile. Fare peggio dei Knicks è davvero troppo. Ma questo è anche il rischio che ti prendi se metti sul parquet una banda di ragazzotti sì talentuosi, ma inesperti e tatticamente acerbi. Inserirli in un contesto solido e collaudato avrebbe dato migliori dividendi. 

Ma a Minnesota si sono ritrovati a giocare con una squadra da NCAA, affidata a ventenni di enorme potenziale a cui non si può chiedere continuità e sagacia tattica.

Lasciando alle spalle le stonature, passiamo ai segnali positivi: Wiggins è una stella, con mani e testa per essere leader; LaVine, Dieng, Muhammad e compagnia cantante possono crescere insieme e conoscersi sempre meglio; l’estate ha portato aggiunte molto interessanti. Eh sì, per me è così. Andre Miller è nella NBA da una vita e può dare minuti di grande qualità, Bjelica va visto in America, ma stravedo per lui, e Jones e Towns sono due chiamate (anche se Jones è arrivato poi via trade) eccellenti. 

KAT è “il Wiggins di questa stagione”: osservato speciale perché prima chiamata assoluta e perché su di lui sono riposte molte speranze e aspettative. Proprio per questo, ecco Garnett a spendere le sue ultime energie da giocatore per fargli da chioccia. Mossa che potrebbe rivelarsi azzeccatissima. 
 

Karl-Anthony Towns e Kevin Garnett sulla stupenda copertina di Sports Illustrated

E non dimentichiamo i ritorni, ci si augura a pieni giri, dei vari Rubio e Martin.

Insomma, di carne al fuoco ce n’è. Forse troppa. Per questo, non mi aspetto che spacchino il mondo, ma che, perlomeno, non rimangano sul fondo della Lega.

2. LOS ANGELES CLIPPERS


Qui il discorso si fa differente. Non si sta parlando di una squadra in piena ricostruzione e reduce da stagioni nei bassifondi. I Clips sono, da anni, una franchigia da titolo, senza se e senza ma. Il problema, non indifferente, è che scrollarsi di dosso la fama di perdente non è mai facile. Soprattutto se condividi la città coi vincenti, anche se ora derelitti, Lakers.

L’anno scorso, dopo l’epica serie con gli Spurs, sembrava che qualcosa stesse girando; che gli Dei del basket, per una volta, stessero dalla parte ‘meno nobile’ di LA. Ma quel quarto d’ora di puro masochismo contro i Rockets, costato poi l’inerzia della semifinale di Conference, rimarrà ben scolpito negli annali.
E da lì coach Doc Rivers deve ripartire, puntando su quattro quinti dello starting five degli ultimi tempi e inserendo nel meccanismo i nuovi arrivati: Pierce, Smith (che di quell’incredibile rimonta di Houston fu il protagonista) e Stephenson. Gente che conosce la NBA e arricchisce un roster già stellare (a nomi, è forse il migliore del lotto). 

'The Truth' è stato preso perché fenomeno, ma anche perché vincente nato; Stephenson, che è etichettato come mezzo bidone e overrated, vuol far ricredere tutti; J-Smooth, pecche caratteriali a parte, ha una gran mano. Mettili in campo con CP3, JJ Redick, Griffin e Jordan…

I Clippers 20115/2016: alla faccia del roster!

Insomma, sarà anche ora di vincere qualcosa. Magari non il titolo, ma almeno arrivare in finale di Conference. Un pochino, faccio il tifo per loro.

1. NEW ORLEANS PELICANS


Anthony Davis. Basterebbero queste due parole per giustificare tutto. Il marziano è pronto per una nuova stagione da urlo. Forse forse, quella del ‘dominio totale’ e del titolo di MVP.

Il quintetto dei Pelicans, guidato da AD23
Ma non è solo per questo che non vedo l’ora di gustarmi i Pelicans. Il cambio di rotta in panca, repentino e inaspettato, si può leggere in un solo modo: in Louisiana voglio giocare un basket nuovo, bello e divertente. Come quello che ha portato i Warriors all’anello. Dunque, Alvin Gentry come nuovo head coach, dopo che, da assistente, ha accompagnato Kerr sul tetto della Lega. 

Ci si attende che NOLA proponga una pallacanestro veloce, istintiva, gioiosa e, soprattutto, vincente. Senza stravolgimenti nel roster (praticamente invariato) e solo con il lavoro tattico di un allenatore che si ritroverà nella mani personaggi capaci di interpretare al meglio il suo credo. A partire da AD, ma non dimenticandosi di Holiday, Gordon, Cole, Asik, Anderson, Evans. A parte il fenomeno da Kentucky, gente normale; ma poco conta: anche Golden State non aveva un super super quintetto (sulla carta).
Detto ciò, non sto mettendo i Pelicans tra le pretendenti al titolo, e ci mancherebbe, ma sono sottolineando che, forse, questa squadra potrebbe divertirci molto e riservarci grosse sorprese. 

E poi c’è Anthony Davis…


Non è che non ci siano altre squadre che mi incuriosiscano, ma queste sono quelle che, per i motivi indicati, aspetto 'al varco'. E voi, invece, chi aspettate?

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