Non
è un pronostico; non è un power ranking. E’ solo una piccola classifica delle squadre che ‘attendo maggiormente’.
Ovvero, quelle franchigie che, per un motivo o per un altro, voglio vedere
all’opera, perché curioso di scoprire quel che riusciranno a combinare.
5. MILWAUKEE BUCKS
Partendo
dal fatto che no, non sono uno che stravede per Giannis, desidero vedere che
combineranno i ragazzi di Kidd.
La crescita, soprattutto nella passata
stagione, è stata palese. Il talento tecnico e atletico è, secondo gli addetti
ai lavori, il motivo per cui nel Wisconsin devono guardare al futuro col
sorriso. E come dargli torto? Sono tutti lunghi, fisicamente perfetti (e non
fisicati!), freschi e con tanta voglia di emergere.
Al
già interessante quintetto della scorsa annata, si vanno ad aggiungere Monroe,
Vasquez e Copeland: gente di sostanza e sicuro affidamento. Proprio quello che
serve per cesellare il tutto.
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| Jabari e Giannis |
In più, ed è il giocatore che attendo di più,
tornerà Jabari Parker: prospetto mostruoso che, prima dell’infortunio che gli
ha fatto finire il 2014/2015 in anticipo, stava dimostrando di essere il ROY a
mani basse, o quasi.
E
infine ovvio, vediamo che combina sto Antetokounmpo. Ripeto, non mi ha mai
entusiasmato, ma se gente che ne sa molto più di me lo adora, qualcosa vorrà
dire…
4. CHARLOTTE HORNETS
Michael
Jordan si è stancato di avere per le mani una squadra di brocchi e inconcludenti.
La mancata qualificazione ai playoff dell’anno scorso, dopo aver urlato ai
quattro venti di voler puntare in alto, è stata l’ennesima cocente delusione.
E allora tabula rasa, o quasi, e giù a pescare nel mercato. Batum, Hawes,
Hansbrough, Lin, Lamb, Wilkins: non è che siano tutti fenomeni eh, anzi. Salvo
giusto Batum e Lin come aggiunte in grado di incidere. Gli altri boh, mi paiono
più utili per far numero. Sperando che Frank ‘The Tank’ Kaminsky possa essere
un fattore anche in NBA.
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| Kidd-Gilchrist, Walker e Jefferson |
Detto questo, se ci aggiungi Kemba Walker e Al Jefferson, hai, potenzialmente,
una discreta base. Purtroppo, Kidd-Gilchrist, che sarebbe la stella del team,
si è rotto subito e salterà qualche mese: una bella disdetta per i piani di
coach Clifford. Ma la preseason, che fa testo fino a un certo punto, ci ha
detto che questi Hornets possono far bene. Prendendo con le pinze i numeri di
queste prime uscite, è comunque possibile che Patron MJ riesca a togliersi
qualche soddisfazione.
P.S.
A me, sta squadra, continua a non piacere.
3. MINNESOTA TIMBERWOLVES
“Se metti un bel po’ di prime scelte
insieme, qualcosa di buono, prima o poi, dovrà pur accadere; o no?”. Questo
è quello che mi passa per la testa ogni volta che penso a Minnie.
La scorsa annata è stata orribile. Fare peggio dei Knicks è davvero troppo. Ma
questo è anche il rischio che ti prendi se metti sul parquet una banda di
ragazzotti sì talentuosi, ma inesperti e tatticamente acerbi. Inserirli in un
contesto solido e collaudato avrebbe dato migliori dividendi.
Ma a Minnesota si
sono ritrovati a giocare con una squadra da NCAA, affidata a ventenni di enorme
potenziale a cui non si può chiedere continuità e sagacia tattica.
Lasciando
alle spalle le stonature, passiamo ai segnali positivi: Wiggins è una stella,
con mani e testa per essere leader; LaVine, Dieng, Muhammad e compagnia
cantante possono crescere insieme e conoscersi sempre meglio; l’estate ha
portato aggiunte molto interessanti. Eh sì, per me è così. Andre Miller è nella
NBA da una vita e può dare minuti di grande qualità, Bjelica va visto in
America, ma stravedo per lui, e Jones e Towns sono due chiamate (anche se Jones
è arrivato poi via trade) eccellenti.
KAT è “il Wiggins di questa stagione”:
osservato speciale perché prima chiamata assoluta e perché su di lui sono
riposte molte speranze e aspettative. Proprio per questo, ecco Garnett a
spendere le sue ultime energie da giocatore per fargli da chioccia. Mossa che
potrebbe rivelarsi azzeccatissima.
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| Karl-Anthony Towns e Kevin Garnett sulla stupenda copertina di Sports Illustrated |
E non dimentichiamo i ritorni, ci si augura
a pieni giri, dei vari Rubio e Martin.
Insomma,
di carne al fuoco ce n’è. Forse troppa. Per questo, non mi aspetto che
spacchino il mondo, ma che, perlomeno, non rimangano sul fondo della Lega.
2. LOS ANGELES CLIPPERS
Qui
il discorso si fa differente. Non si sta parlando di una squadra in piena
ricostruzione e reduce da stagioni nei bassifondi. I Clips sono, da anni, una
franchigia da titolo, senza se e senza ma. Il problema, non indifferente, è che
scrollarsi di dosso la fama di perdente non è mai facile. Soprattutto se
condividi la città coi vincenti, anche se ora derelitti, Lakers.
L’anno
scorso, dopo l’epica serie con gli Spurs, sembrava che qualcosa stesse girando;
che gli Dei del basket, per una volta, stessero dalla parte ‘meno nobile’ di
LA. Ma quel quarto d’ora di puro masochismo contro i Rockets, costato poi
l’inerzia della semifinale di Conference, rimarrà ben scolpito negli annali.
E da lì coach Doc Rivers deve ripartire, puntando su quattro quinti dello
starting five degli ultimi tempi e inserendo nel meccanismo i nuovi arrivati:
Pierce, Smith (che di quell’incredibile rimonta di Houston fu il protagonista)
e Stephenson. Gente che conosce la NBA e arricchisce un roster già stellare (a
nomi, è forse il migliore del lotto).
'The Truth' è stato preso perché fenomeno,
ma anche perché vincente nato; Stephenson, che è etichettato come mezzo bidone
e overrated, vuol far ricredere tutti; J-Smooth, pecche caratteriali a parte, ha
una gran mano. Mettili in campo con CP3, JJ Redick, Griffin e Jordan…
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| I Clippers 20115/2016: alla faccia del roster! |
Insomma, sarà anche ora di vincere qualcosa. Magari non il
titolo, ma almeno arrivare in finale di Conference. Un pochino, faccio il tifo
per loro.
1. NEW ORLEANS PELICANS
Anthony
Davis. Basterebbero queste due parole per giustificare tutto. Il marziano è
pronto per una nuova stagione da urlo. Forse forse, quella del ‘dominio totale’
e del titolo di MVP.
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| Il quintetto dei Pelicans, guidato da AD23 |
Ma
non è solo per questo che non vedo l’ora di gustarmi i Pelicans. Il cambio di
rotta in panca, repentino e inaspettato, si può leggere in un solo modo: in
Louisiana voglio giocare un basket nuovo, bello e divertente. Come quello che
ha portato i Warriors all’anello. Dunque, Alvin Gentry come nuovo head coach,
dopo che, da assistente, ha accompagnato Kerr sul tetto della Lega.
Ci si
attende che NOLA proponga una pallacanestro veloce, istintiva, gioiosa e,
soprattutto, vincente. Senza stravolgimenti nel roster (praticamente invariato)
e solo con il lavoro tattico di un allenatore che si ritroverà nella mani
personaggi capaci di interpretare al meglio il suo credo. A partire da AD, ma
non dimenticandosi di Holiday, Gordon, Cole, Asik, Anderson, Evans. A parte il
fenomeno da Kentucky, gente normale; ma poco conta: anche Golden State non aveva
un super super quintetto (sulla carta).
Detto ciò, non sto mettendo i Pelicans tra le pretendenti al titolo, e ci
mancherebbe, ma sono sottolineando che, forse, questa squadra potrebbe
divertirci molto e riservarci grosse sorprese.
E poi c’è Anthony Davis…
Non è che non ci siano altre squadre che mi incuriosiscano, ma queste sono quelle che, per i motivi indicati, aspetto 'al varco'. E voi, invece, chi aspettate?
Non è che non ci siano altre squadre che mi incuriosiscano, ma queste sono quelle che, per i motivi indicati, aspetto 'al varco'. E voi, invece, chi aspettate?





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