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mercoledì 20 aprile 2016

Il pagellone della regular season NBA: Northwest Division


OKLAHOMA CITY THUNDER (55-27), voto 7


La situazione è molto chiara: attacco potenzialmente inarrestabile e incontenibile, difesa a tratti orrida. Quando va bene, appena accettabile.

Il primo anno di coach Donovan non ha portato grossi cambiamenti rispetto alla gestione Brooks. Quando hai Durant e Westbrook, che catalizzano il 99% delle azioni, hai poche vie di fuga. Può essere un bene, perché sono fenomeni, ma anche un male, perché il gioco zoppica, le soluzioni sono poche e ripetitive. Di isolamento in isolamento, senza mai costruire una manovra degna di essere definita tale.

Tutto sommato, però, l’immenso talento degli attaccanti (mettiamoci Kanter, Ibaka, Waiters) fa sì che mettere punti a referto sia l'ultimo dei problemi. Quando bisogna rintuzzare le iniziative avversarie, invece, cominciano le magagne. Poco da dire: squadra che difende poco, per limiti dei propri interpreti, ma anche per mancanza di applicazione e adeguate mosse tattiche.

Sommando il tutto: Oklahoma può vincere con chiunque, ma anche perdere con chiunque. 

Con Durant in forma e un Westbrook così, la Division non poteva che essere vinta facilmente. E il terzo posto a Ovest, dietro alle irraggiungibili San Antonio e Golden State, è un traguardo preziosissimo e confortante.

Top: Russell Westbrook. Annata spaventosa, con il record di triple doppie in una stagione, 18. Numeri clamorosi per un giocatore che, ancora una volta, dimostra di avere un fuoco che lo rende unico e inimitabile. Va preso così, pregi e difetti annessi.

Flop: Anthony Morrow. Amicone di Russell Westbrook e arma tattica per allargare il campo e trasformare in canestri le aperture del play e di Durant. Uno che deve prendere lo scarico e tirare; tutto qui. Purtroppo, non ha saputo ripetere le discrete cose mostrate nella passata stagione. Impreciso, avulso, spesso ai margini della rotazione.

 

PORTLAND TRAILBLAZERS (44-38), voto 8


In estate la grande ricostruzione: via Aldridge, Matthews, Robin Lopez e Batum. Un colpo che avrebbe messo k.o. chiunque.

Contrattone a Lillard e acquisizione di giocatori giovani, in cerca di riscatto e solidi: questa la politica del General Manager Olshey. E’ stato un successo.

Annata pazzesca per i due esterni di Portland (foto dal web)

Portland è, forse, la rivelazione più bella della stagione. Terry Stotts ha disegnato una formazione divertente, temibile e consistente anche in difesa. Il duo Lillard-McCollum può tenere testa a chiunque, facendo impazzire anche le difese più arcigne, mentre i vari Plumlee, Aminu, Crabbe ecc. sono gli equilibratori che permettono a Portland di avere un gioco organico e poco lacunoso.

Per essere una squadra assemblata da poco, i risultati sono sorprendenti. Così come il tasso qualitativo che li ha portati dritti alla post season. I playoff, dunque, sono un premio tanto meritato quanto inaspettato, da cui ripartire per avere ancor più benzina negli anni futuri.

Top: Damian Lillard. Dalla pausa dell’All Star Game, una delle migliori guardie della Lega. Cecchino dall’arco, penetratore devastante, leader carismatico e funambolo del parquet. La franchigia gli ha dato ruolo e contratto da stella, lui ha risposto presente.

Flop: Noah Vonleh. Portland ha puntato su alcuni elementi in cerca di una nuova chance. Vonleh era tra questi. Cestinato da Charlotte, è arrivato in Oregon con buone aspettative e la garanzia di avere minuti e fiducia. Pian piano, però, è stato accantonato e scavalcato nelle gerarchie.

 

 UTAH JAZZ (40-42), voto 7


Davvero un peccato che non sia arrivata la qualificazione per la post-season. E’ sfuggita nel finale, favorendo i Rockets, immeritevoli di tanta grazie.

A differenza della giovane truppa di coach Snyder, che in due anni ha messo in piedi un gran bel sistema. Difesa tostissima, disciplina tattica e silenziosa efficacia. Forse troppo silenziosa. Ai Jazz, infatti, è mancata, ancora una volta, quella scintilla in più. Tutti bravi, belli, puntuali e attenti, ma manca l’uomo in grado di accendere la manovra con la trovata del genio.

Un problema che nello Utah si trascinano da anni. Perché, per il resto, la struttura è ottima: Hayward è un sottovalutatissimo fenomeno, Hood è esploso, il reparto lunghi straripa fisicamente e non tradisce, la panchina, tutto sommato, fa il suo.

Ci vorrebbe quello “zing” in più per riuscire a completare l’opera. Ma ciò non toglie che la stagione sia stata ulteriore conferma dell’ottimo lavoro svolto.

Top: Gordon Hayward. Sarebbe la perfetta spalla, di lusso, per un uomo franchigia da 20 e passa punti a partita. Perché sa fare tutto e ha l’atteggiamento da bravo ragazzo amato da tifosi e allenatore. Mai fuori dagli schemi e sempre affidabile.

Flop: Trey Burke. Ha talento indiscutibile, ma ancora non rende al meglio. Ha limiti fisici che consiglierebbero di puntare sul tiro da fuori, tuttavia si intestardisce spesso in penetrazioni malconsigliate e soluzioni estemporanee e avventate. Giocasse con più raziocinio, sarebbe un sesto uomo di lusso. 


DENVER NUGGETS (33-49), voto 5,5


Il solito, pallido anonimato. Una stagione di transizione, con l’arrivo di coach Malone e la necessità di ripianificare tutto.

Denver non ha il roster per puntare in alto, perché, tra le altre cose, manca una stella vera e propria. Passi in avanti rispetto alla scorsa e disgraziata annata, ma c’è ancora molta strada da fare.

Da salvare: Gallinari super prima dell’infortunio, Burton a tratti fenomenale, Mudiay da accudire ma già prontarello, Faried sicurezza, Jokic e Harris piacevoli sorprese. Tutti giocatori buoni, ma nulla più, almeno per ora. 

Il Gallo, alla migliore annata NBA (foto dal web)
Servirebbe un salto di qualità generale, che solo un mercato coi fiocchi potrebbe dare. Magari con cessioni illustri (lo stesso Gallo?) per cercare di imbastire qualche trade che coinvolga  nomi pesanti. Anche se la piazza non sembra essere molto appetibile, perlomeno per elementi di primissima fascia.

Top: Danilo Gallinari. Non per patriottismo (giusto un pizzico), ma per merito. Finalmente in forma, l’ex Olimpia ha dimostrato di essere quello splendido giocatore ammirato al di qua e al di là dell’Oceano. A Denver è leader carismatico e tecnico. Peccato per l’acciacco che l’ha fermato nel finale di stagione.

Flop: Mike Miller. Ovvio che non ci si aspettasse il Miller degli anni d’oro, ma nemmeno questa penuria. Mi sa che è alla frutta, fisicamente e mentalmente.

 

MINNESOTA TIMBERWOLVES (29-53), voto 5


La giovane età non regge come attenuante. Soprattutto davanti a così poche vittorie. Perché puoi essere inesperto e acerbo, ma con quel talento devi fare di più. Colpa dei giocatori ovviamente, ma anche di chi li mette in campo. Mitchell è difficilmente salvabile. Si è ritrovato allenatore capo dopo la tragedia di Flip Saunders, senza mai dimostrare di potersi meritare la riconferma.

C’erano tutti gli ingredienti per fare ottime cose. Non si parla di titolo, ma, perlomeno, di lotta playoff. Towns è un rookie fenomenale che non ha avuto bisogno di adattamento; Wiggins ha proseguito sull’onda dello scintillante anno da matricola. Già due tasselli fondamentali attorno ai quali costruire qualcosa di importante.

La sensazione è che sia stato sprecato un potenziale enorme.

Prendere questo affascinante gruppo e affidarlo a un maestro capace di farlo rendere al meglio: questa la linea guida che dovrebbe seguire la dirigenza.

Top: Karl-Anthony Towns. Preferito a Wiggins solo perché al primo anno. Impatto pazzesco, per un giocatore sorprendente. A dispetto del fisicone, una strabiliante capacità di lavorare anche lontano dal canestro, muovendosi e tirando da ala. Rookie of The Year a mani basse, con doppia-doppia quasi automatica.

Flop: Damjan Rudez. Arrivato da Indiana in silenzio, anche perché non è di certo un fenomeno. Dunque, nessuna aspettativa. Poi il buon Damjan ha deciso, chissà perchè, di esternare la propria insoddisfazione per lo scarso impiego. Accontentati: è già un miracolo che tu sia lì.

martedì 19 aprile 2016

The Play Of The Night: 19 aprile

Colpo grosso dei Dallas Mavericks, che vincono di un solo punto in casa dei Thunder. Con brivido finale. Ma tant'è: si va a in Texas con la serie sull'1-1.

Si sapeva che i Mavs avrebbero venduto cara la pellaccia, anche perchè la stagione ci ha dimostrato che Carlisle ha disegnato una squadra tosta, quadrata e pericolosa. Con qualche elemento a sorpresa, come il rookie Justin Anderson, pescato dalla panca a metà annata e, da quel momento, punto fisso nelle rotazioni.

E' sua la migliore giocata della notte: Devin harris in lunetta, errore, palla che rimbalza sul ferro e sta per cadere tra le braccia degli uomini di OKC. Ma in quel momento sbuca Anderson, furbo ed esplosivo nel correre a canestro e schiacciare in testa a tutti. 

E' questa la voglia che serve nei playoff.

lunedì 4 aprile 2016

The Play Of The Night: 4 aprile

Stagione poco memorabile quella di K.J. McDaniels. Perlomeno sin qui. Sempre in fondo alla panca, sperando in una chiamata per tentare di sfruttare al massimo il poco spazio concesso.

Nella gara di ieri sera tra i suoi Rockets e i Thunder, però, coach Bickerstaff gli ha dato un discreto minutaggio, complice anche l'atteggiamento rinunciatario di molti dei compagni che precedono l'ex Philly nelle rotazioni. Va anche detto, però, che McDaniels si è via via guadagnato fiducia grazie a un buon impatto sul match. Con tanto di giocata della notte. Che non ribalta il giudizio su un'annata da comprimario, ma, almeno, dimostra che lui c'è.

Bella partenza sul rivedibile close-out di Morrow e circus shot con reverse lay-up appoggiato al vetro per evitare il corpaccione di Adams e proteggersi con il ferro: complicato da descrivere a parole, pensate farlo...


mercoledì 23 marzo 2016

The Play Of The Night: 23 marzo

Come fermare quest'uomo? Non ho risposta alcuna. Ma, per fortuna, non è nemmeno compito mio.

Russell Westbrook piazza la sua quindicesima tripla-doppia stagionale e illumina il parquet di Oklahoma City con le sue giocate alla velocità della luce. Nella notte, almeno tre o quattro degne di essere la numero uno tra gli highlights.

La migliore in assoluto rimane, comunque, la penetrazione con inchiodata finale che fa tremare l'intera Chesapeake Arena: difesa (non estremamente arcigna) scardinata senza troppi problemi, un paio di passi di caricamento e su dritto al ferro per l'ormai caratteristica hammer jam senza pietà. Il tutto, in un battito di ciglia.


sabato 19 marzo 2016

The Play Of The Game: 19 marzo

Ogni volta la stessa domanda: ma questo è umano?

Russell Westbrook non smette di stupire e lasciare a bocca aperta. Per le cifre che mette insieme in ogni partita, per gli atteggiamenti da purosangue e per le giocate di un'energia sconfinata.

Contro Philadelphia è arrivata la sua tredicesima tripla-doppia stagionale, condita dalla migliore azione della notte. E che azione!!! Inchiodata spaventosa, alla sua maniera: accelerazione fulminea dalla punta, autostrada trovata e decollo verso il ferro con hammer finale a tutta potenza, in testa a Grant.

No comment. Sono attonito.


lunedì 7 marzo 2016

The Play Of The Night: 7 marzo

Un misto tra Doctor J., Manu Ginobili, una molla e un razzo. Più semplicemente, l'euro step di Giannis Antetokounmpo.

The Greek Freak piazza un'altra tripla doppia e trascina i suoi Bucks alla vittoria sui Thunder. Ovviamente, con la solita sostanziosa dose di giocate da strabuzzamento do occhi. Tra schiacciate ad altezza vertiginose, corse a perdifiato e caratteristici passi di lunghezza sconfinata.

La migliore azione della notte è un mix di tutto ciò: coast to coast palla in mano, ingresso in area e euro step kilometrico che inganna Westbrook e coglie impreparato pure Ibaka, scavalcato dalle prolunghe di Giannis che vanno dritte al canestro.

Ogni volta ci si chiede se sia umano. Ogni volta si rimane senza risposta.

venerdì 4 marzo 2016

The Play Of The Night: 4 marzo

Golden State sta facendo la storia. Stephen Curry sta facendo la storia.
Due realtà inconfutabili. Due splendide verità che stanno accompagnandp questa stagione NBA.

I Warriors stanno correndo veloi verso un possibile record di oltre 72 vittorie, e la recente striscia positiva contro avversari di prima fascia (Clippers, Thunder ecc..) sta convincendo tutti che sì, il miracolo è davvero alla portata dei gialloblu.

Questa notte, superato un altro ostacolo insidioso: i Thunder di Westbrook e Durant. E' finita con la W dei californiani, guidati, tanto per cambiare, dall'MVP. In versione Chef Curry: cuoco pluristellato che cucina pietanze indigeste per gli avversari ma deliziose al palato di chiunque altro.

La giocata della notte è sua: duello diretto con Durant superato brillantemente con una serie di magie in ball-handling difficili da descrivere a parole. Meglio godersele e rimanere a bocca aperta.

venerdì 12 febbraio 2016

The Play Of The Night: 12 febbraio

Quando lo vedi fare certe cose capisci che: è un altleta assurdo (ma si sapeva) e dentro ha un fuoco che in pochi possono vantare.

Russell Westbrook, ancora una volta, si divora campo e canestro con quell'agonismo che lo rende unico nel panorama odierno. Non c'è azione, se non difensiva, in cui il #0 non ci metta tutta l'energia che ha in corpo. E, ahimè per gli avversari, la scintilla non si spegne mai.

Contro i Pelicans, a parte la solita gara a un solo rimbalzo dalla tripla doppia, un suo marchio di fabbrica: raddoppio spezzato, accelerazione fulminea e schiacciata mostruosa. Violenza inaudita e voglia di buttarlo giù quel maledetto ferro.


giovedì 4 febbraio 2016

The Play Of The Night: 4 febbraio

Clutch, decisivo, cecchino, inarrestabile, killer: semplicemente Kevin Durant.

In molto sostengono che il #35 sia il miglior attaccante puro della Lega. Ci ho sempre riflettuto e, di volta in volta, me ne sto convincendo. Impossibile, infatti, trovare qualche movimento o soluzione offensiva che il nativo di Washington non sia in grado di fare.

L'ultima perla è quella di stanotte: tripla vincente in Magic-Thunder. Sulla sirena, in scioltezza (relativa) e in piena autonomia. Ibaka fa una gran cosa in difesa e lancia l'ultima azione OKC. Niente time-out e palla a KD, che si fa il campo, si isola, scherza con Tobias Harris (mica un difensore malvagio) e scaglia la bomba del definitivo +3 (114-117). Senza lasciare tempo per una possibile replica. Al solito, con estrema eleganza.



lunedì 14 dicembre 2015

The Play Of The Night: 14 dicembre

La miglior giocata della notte è una "furbata" firmata Russell Westbrook.

Il play di Oklahoma City stupisce tutti, avversari in primis, disegnando uno schema da rimessa per se stesso. Il #0, infatti, costruisce l'azione senza l'aiuto di alcun compagno. Gli basta la schiena di uno dei Jazz, Hood per la precisione, per far ripartire il gioco e mettersi in condizione di sparare il jumper sulla sirena del primo tempo.

Geniale.


venerdì 4 dicembre 2015

The Play Of The Night: 4 dicembre

Lo devo ammettere: quando ho visto quest'azione mi sono bloccato, a bocca aperta. Troppo bello, troppo elegante, troppo devastante.

Kevin Durant ci regala la giocata più bella della notte con una magia personale che fa brillare gli occhi: penetrazione a difesa schierata (quella di Miami, che molle non è), saltando come birilli due avversari e schiacciata a una mano in testa al terzo, un certo Chris Bosh. Il tutto con cambio di mano: palleggio col destro e inchiodata col mancino.

Non è bastata per far vincere OKC, ma rimane una prodezza magnifica.



domenica 29 novembre 2015

Butto lì le prime pagelle di questa stagione NBA - Northwest Division

E’ passato poco dall’inizio di questa stagione. Un mese circa: nulla se pensiamo a quanto dura quella dolce maratona detta NBA. Tuttavia, siamo in quel momento in cui è possibile tirare i primi bilanci, acerbi ma non troppo, e renderci conto di quali squadre stanno deludendo, quali convincendo e quali, infine, devono cambiare rotta per non buttar via l’annata.

Ripeto: una ventina di partite è poco, ma anche sufficiente per farsi un’idea. Cercherò, dunque, di analizzare Division per Division l’andamento delle varie franchigie, dando un voto (valutazione stupida e limitante, ma facile e immediata) a ciascuna e indicando quale giocatore sta rispettando(o addirittura superandole) le aspettative e quale, invece, le sta deludendo.

Ok? Ci siamo? Tutto molto semplice direi. 


Appuntamenti precedenti: 

Atlantic Division

 

NORTHWEST DIVISION



Oklahoma City Thunder, voto 7


E’ sempre la solita storia: al completo sono una squadra da lotta per il titolo; senza une delle stelle, sono una buona squadra, ma nulla più.

Purtroppo per OKC, anche quest’anno Durant ha saltato qualche match di troppo, e l’assenza si è sentita. Detto questo, sulla carta, possono davvero arrivare lontano. KD e Westbrook sono macchine inarrestabili, Ibaka fa il terzo big e il resto del quintetto serve per equilibrare il tutto. Al solito, però, la panchina rende poco o nulla. A parte Kanter e qualche folata di Waiters, la second unit stenta maledettamente.

Billy Donovan ha portato qualcosina in più a livello offensivo – a parte le cifre, si nota un timido tentativo di aver più ritmo e circolazione di palla - ma la difesa resta da mani nei capelli. Anche solo come atteggiamento.

Top: Russel Westbrook – Preferito a Durant perché c’è sempre e, con o senza KD, rimane un giocatore clamoroso. Triple doppie centrate o sfiorate a ogni serata e la solita grinta di chi vuole spaccare il mondo. Peccato che, nella propria metà campo, tenda a scomparire manco fosse uno Stealth.

Flop: Anthony Morrow – Potrebbe essere un’arma tattica importante per OKC, come specialista sugli scarichi pronto a sfruttare gli spazi lasciati dalle difese preoccupate di chiudere su KD e RW. Purtroppo è un po’ scomparso dalla circolazione. Il campo lo vede, ma il canestro no. 



Utah Jazz, voto 7-


Squadra rognosa se ce n’è una: grintosa, atletica, arcigna. Offensivamente i Jazz hanno tutti i limiti del mondo, ma in difesa sono tra i migliori della Lega. Sono copertissimi nel pitturato, dove Gobert e Favors sono tanta roba, e campano della solidità tattica di Hayward e Raul Neto. Gli altri in rotazione (non lunghissima), sono schegge un pochino più impazzite. Ma coach Snyder ci sa fare e ha disciplinato pure loro. Purtroppo vanno a momenti e, spesso, in alternanza. Se segna Burke, delude Burks; o viceversa. 

La sensazione, però, rimane sempre la stessa: per fare il vero salto di qualità serve una stella con la “S” maiuscola. Sennò rimarrà sempre un buon gruppo e nulla più.

Top: Derrick Favors – Detto che Hayward è il migliore di questa squadra, il prodotto di Georgia Tech merita un plauso per l’ottima stagione sin qui disputata. Presente in difesa con rimbalzi, stoppate e intimidazioni, riesce a essere efficace anche in attacco. E visto che Gobert non sa esserlo, è l’unica alternativa offensiva credibile nel reparto lunghi.

Flop: Trey Burke – Più che una bocciatura, un rimprovero. Per tutte quelle volte in cui si ostina a penetrare, penetrare e ancora penetrare. Se hai quel fisico, ti beccherai stoppate su stoppate, nonostante tu sia bravo (nessuno ne contesta le qualità) ad attaccare il ferro. Meglio quando gioca più "controllato".

 

 

Minnesota, voto 6.5


Attesa da tutti come la possibile rivelazione dell’anno, sta confermando le aspettative. Forse, visto il potenziale, solo in parte.

Rispetto alla passata stagione, un enorme salto in avanti (peggio era difficile), ma l’inizio di annata è stato difficile e qualche passaggio a vuoto è pane settimanale di questi Lupi.  

Attenuanti? Sì, ci sono: un ambiente destabilizzato dall’addio di Flip Saunders, i tanti giovani e un amalgama da costruire, le troppe assenze di Rubio. Perché diciamocelo chiaro: lo spagnolo può spostare l’ago della bilancia. E’ in grado di dettare i tempi e innescare gli esterni come nessun altro. Quando manca, tutto diventa più farraginoso.
L’ex Barca non è la panacea di tutti i mali, ma i Wolves “fatti e finiti” non possono farne a meno.

Dunque, tanto lavoro da fare.

Top: Andrew Wiggins – Senza dubbi la stella della squadra. In continua evoluzione e sempre più efficace. Offensivamente ha una rosa di soluzioni ampissima, soprattutto ora che sta sfruttando al meglio il suo atletismo. E’ un giocatore di prima fascia.

Flop: Shabazz Muhammad – Spesso disordinato, abborracciato e confusionario. Fisicamente potrebbe dominare, ma deve anche fare i conti con una tecnica non eccelsa. E, sinceramente, con una relativa intelligenza cestistica. Deve costruire una sua dimensione. 
 

 

Portland Trailblazers, voto 6


Partenza super, brusco calo, mediocre equilibrio: questo il riassunto della prima parte di stagione dei Blazers.

Come normale fosse, è una squadra che deve ancora costruire la propria natura dopo il pesante rebuilding (verso il basso) estivo. Lillard e McCollum sono le certezze di Stotts, che può sorridere anche per un discreto Aminu. Il resto è tutto da vedere. Tanti giocatori che ruotano, in particolare nel reparto lunghi, ma nessuno che riesca a convincere del tutto. Nella finestra delle trade potrebbe succedere qualcosina.

Come pronosticabile, sarà un anno di transizione e "ricerca interiore". Non mi aspetto molto e. sinceramente, vedo difficile un approdo ai playoff. 

Top: Damian Lillard – Il supercontrattone firmato in estate lo investe del ruolo di leader e stella della squadra. Doti tecniche e carisma non mancano. Il problema, ahimè, è che il solo McCollum va alla sua velocità. Spesso deve giocare da solo.

Flop: Noah Vonleh – Arrivato in estate come scommessa dopo che Charlotte ha alzato bandiera bianca. Ha giocato una buona Summer League, ma, appena si è cominciato a far sul serio, è sparito. Pian piano, coach Stotts lo sta accantonando. Sa tanto di ennesima occasione sprecata.

 

 

Denver Nuggets, voto 6.5 


Alti e bassi. Squadra da metà classifica che soffre enormemente con le grandi ma se la gioca bene con tutte le altre. 

Malone ha ridato fiducia a un gruppo che aveva chiuso la passata stagione tra mille dubbi e troppi interrogativi tattici. Senza cambiare chissà che, a parte il buon impatto di Mudiay, l’attacco pare un po’ più fluido ed efficace: la soluzione giusta per una franchigia senza superstar (non me ne voglia Danilo) ma tanti giocatori disposti al sacrificio e capaci di fare un po’ di tutto. Da questo punto di vista, l’assenza forzata di Chandler ha tolto tanto. 
Insomma, né carne né pesce. Nella NBA non è mai un pregio (a mio avviso).

Top: Danilo Gallinari – E’ il giocatore che “più sposta” e con maggiore talento. Tante prestazioni da dominatore, alternate ad altre più in sordina. Ma non si può dubitare del fatto che sia il leader carismatico e tecnico della squadra.


Flop: Randy Foye –Non mi aspettavo cifre folgoranti, ma i 4 punti e poco più di media sono davvero pochi. In un reparto esterni in cui potrebbe dire la sua, fatica e non dà garanzie. Parabola discendente.


lunedì 16 novembre 2015

The Play Of The Night: 16 novembre

Ce lo ricordiamo vero che Russell Westbrook è entrato in NBA come specialista difensivo?

Non perchè l'ultimo Westbrook potrebbe farcelo scordare, impegnato com'è a macinare canestri, schiacciate e assist.

Questa notte, il buon #0 ha voluto rispolvererare le proprie qualità difensive. La giocata più spettacolare, infatti, non è un'inchiodata a 300 km/h o una ripartenza fulminea, ma una stoppata. E che stoppata.

Tutto nasce da una piccola dormita in marcatura che permette a Marcus Smart, ovviamente si parla di Celtics-Thunder (hanno vinto i verdi), di tagliare l'area e andarsene tranquillo verso un facile lay-up. O almeno, così pensavano tutti. Perchè Westbrook, che stavolta aveva voglia di sbattersi anche nella propria metà campo, decide di crederci, scegliere il tempo e, come se fosse bere un bicchier d'acqua, zompare sopra il play dei Celtics e incollargli la palla al vetro.

Sta cosa la fai solo se sei un atleta fenomenale e se, sotto sotto, hai ancora l'indole del grande difensore. Pazzesco.


lunedì 9 novembre 2015

The Play Of The Night:9 novembre

E rieccolo il Superman col numero 0.

Russell Westbrook, ancora una volta, in cima alla classifica delle migliori giocate della notte. A pagarne lo scotto, i malcapitati Phoenix Suns.

Un'azione alla Westbrook: rubata, fuga in ripartenza e inchiodata di rabbia ed energia. Perchè un semplice lay-up non sarebbe da RW, uomo abituato a dare spettacolo e mordere il parquet sempre e comunque.

lunedì 2 novembre 2015

The Play Of The Night: 2 novembre

E rieccolo super Russell Westbrook.

Questa volta, a farne le spese è, purtroppo, il nostro Danilo Gallinari, che si vede passare sulla testa un razzo col #0.

La partita, l'avrete già capito, è Nuggets - Thunder. Steven Adams prova un improbabile jumper, palla che rimbalza sul ferro e Danilo che pensa, ahiahiahi, di aver tagliato tutti fuori. Da non si sa dove, però, sbuca RW, che, con la nota esuberanza, inchioda a una mano.

 

sabato 31 ottobre 2015

The Play Of The Night: 31 ottobre

Sarebbe meglio dire "le giocate della notte". Eh sì, perchè il momento più spettacolare di oggi ce lo regalano in tre, con tre triple consecutive.

La partita è Oklahoma City-Orlando; i protagonisti, Durant, Oladipo e Westbrook. Proprio in questa successione.

Match tirato, punto a punto e caldissimo. I Magic sono avanti 114-111 a 15" dal termine. Rimessa per OKC, che trova Durant in uscita dai blocchi: bomba perfetta e parità. Ma Oladipo risponde: 1vs.1, step back, tripla e 114-117 a 4" dalla sirena. Finita? Macchè! Westbrook si lancia a tutto gas dall'altra parte, supera la metà campo e scaglia la preghiera, trovando un canestro tanto fortunato quanto cruciale: overtime.

Alla fine vincerà Oklahoma City (139-136), ma la girandola di emozioni regalataci in quei 15" è pura goduria.