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lunedì 24 ottobre 2016

I migliori giocatori di ciascuna franchiga NBA secondo NBA2K17


Stagione alle porte. Anzi, ha già appeso il cappotto all’ingresso. Arriviamoci preparati, mettendoci bene in testa chi suono gli uomini-franchigia.

E chi li ha scelti? Il sottoscritto? Il santone Adrian Wojnarowski? Coach Dan? Bagatta? No, direi proprio di no. Soprattutto per quanto riguarda gli ultimi due.

Questa è la lista dei migliori giocatori (raccolta da HoopsHype) di ogni squadra secondo NBA2K17. Che, si sa, è molto più di un gioco. Anche per gli stessi atleti che, sempre più spesso, si lamentano delle proprie valutazioni nel videogame.

LeBron James: anche secondo il gioco, è lui il più forte della Lega


Atlanta: Paul Millsap - valutazione di 86

Boston: Al Horford e Isaiah Thomas - 85

Brooklyn: Brook Lopez - 81

Charlotte: Kemba Walker – 85

Chicago: Jimmy Butler – 88

Cleveland: LeBron James – 96

Dallas: Dirk Nowitzki – 84

Denver: Kenneth Faried e Danilo Gallinari – 80

Detroit: Andre Drummond – 87

Golden State: Stephen Curry – 94

Houston: James Harden – 90

Indiana: Paul George – 89

LA Clippers: Chris Paul – 91

LA Lakers: D’Angelo Russell – 79

Memphis: Marc Gasol e Mike Conley – 85

Miami: Chris Bosh – 86

Milwaukee: Giannis Antetokounmpo – 83

Minnesota: Karl-Anthony Towns – 88

New Orleans: Anthony Davis – 90

New York: Carmelo Anthony – 88

Oklahoma City: Russell Westbrook – 93

Orlando: Nikola Vucevic – 80

Philadelphia: Ben Simmons e Jahlil Okafor – 79

Phoenix: Eric Bledsoe – 85

Portland: Damian Lillard – 89

Sacramento: DeMarcus Cousins – 90

San Antonio: Kawhi Leonard – 93

Toronto: DeMar DeRozan – 87

Utah: Derrick Favors – 85

Washington: John Wall - 88

martedì 2 agosto 2016

NBA da capogiro: i contratti più alti nella storia di ciascuna franchigia

Ormai lo sappiamo: le cifre che girano nella NBA attuale raggiungono quasi (senza quasi) la follia. Il nuovo contratto televisivo, e le logiche di mercato di una Lega dall’appeal sempre crescente, hanno fatto impennare gli stipendi di giocatori e staff.

Campioni o meno che siano, gli atleti della National Basketball Association stanno incassando assegni che sistemeranno loro e relative famiglie per le prossime dieci generazioni.

Nonostante ciò, anche in passato, quindi prima di questa “rivoluzione contrattuale”, sono stati siglati accordi da capogiro che ancora fanno storia. Ma, ovviamente, erano casi più rari e riguardanti campionissimi della Lega, oppure incomprensibili operazioni di mercato. Ora, giusto per dirla tutta, si regalano milioni di dollari a cani e porci.

Vediamo dunque, aiutati dall’interessante lavoro di HoopHype (che su ste cose ci sa sempre fare), i salari più alti mai firmati da ciascuna delle trenta franchigie.


ATLANTA HAWKS:

Dwight Howard: contratto 2016-2017 da 23,5 milioni di dollari

BOSTON CELTICS

Al Horford: 2016-2017 da 26,5 mln

BROOKLYN NETS

Joe Johnson: 2015-2016 da 21,8 mln

CHARLOTTE HORNETS

Nicolas Batum: 2016-2017 da 20,9 mln

CLEVELAND CAVALIERS

LeBron James: 2015-2016 da 22,9 mln


 CHICAGO BULLS

Michael Jordan: 1997-1998 da 33,1 mln

DALLAS MAVERICKS

Dirk Nowitzki: 2016-2017 da 25 mln

DENVER NUGGETS

Juwan Howard: 2002-2003 da 20,1 mln

DETROIT PISTONS

Andre Drummond: 2016-2017 da 22,1 mln

GOLDEN STATE WARRIORS

Kevin Durant: 2016-2017 da 26,5 mln

HOUSTON ROCKETS

James Harden: 2016-2017 da 26,5 mln

INDIANA PACERS

Jermaine O'Neal: 2007-2008 da 19,7 mln

LOS ANGELES CLIPPERS

Chris Paul: 2016-2017 da 22,8 mln

LOS ANGELES LAKERS

Kobe Bryant: 2013-2014 da 30,4 mln

MEMPHIS GRIZZLIES

Mike Conley: 2016-2017 da 26,5 mln

MIAMI HEAT

Chris Bosh: 2016-2017 da 23,7 mln

MILWAUKEE BUCKS

Michael Redd: 2010-2011 da 18,3 mln


MINNESOTA TIMBERWOLVES



Kevin Garnett: 2003-2004 da 28,9 mln

NEW ORLEANS PELICANS


Anthony Davis: 2016-2017 da 20,9 mln

NEW YORK KNICKS


Carmelo Anthony: 2016-2017 da 24,5 mln

OKLAHOMA CITY THUNDER


Kevin Durant: 2015-2016 da 21,9 mln

ORLANDO MAGIC


Gilbert Arenas: 2013-2014 da 22,3 mln

PHILADELPHIA 76ERS

Chris Webber: 2005-2006 da 19,1 mln


PHOENIX SUNS

Shaquille O'Neal: 2008-2009 da 20 mln

PORTLAND TRAILBLAZERS

Damian Lillard: 2016-2017 da 24,2 mln

SACRAMENTO KINGS

Rudy Gay: 2014-2015 da 19,3 mln


SAN ANTONIO SPURS

Tim Duncan: 2009-2010 da 22,1 mln

TORONTO RAPTORS

DeMar DeRozan: 2016-2017 da 26,5 mln

UTAH JAZZ

Karl Malone: 2003-2004 da 19,2 mln

WASHINGTON WIZARDS

Rashard Lewis: 2011-2012 da 22,1 mln

P.S.: tutte le immagini sono prese dal web


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"Ciao Poveri!": i 50 giocatori NBA più pagati del 2015/2016

martedì 19 luglio 2016

Summer League Final: Chicago batte Minnesota con un super Denzel Valentine

La Summer League può sempre regalare sorprese ed emozioni. Ma, soprattutto, è un'importante vetrina per tutti i giovani talenti che stanno per entrare nel mondo della NBA.

Molti dei campioni del domani si sono affrontati nel primo torneo estivo, conclusosi ieri con la vittoria dei Chicago Bulls sui Minnesota Timberwolves. In maniera rocambolesca ed esaltante.

I canonici 48 minuti, infatti, non sono bastati. Entrambe le squadre ci hanno provato, ma nessuno è riuscito a evitare l'overtime. Tyus Jones, con una super tripla "curryana" a pochi secondi dalla sirena aveva scritto il 77-74 apparentemente definitivo.



Ecco: apparentemente. Dopo il time-out, Denzel Valentine, prima scelta dei Bulls, non ha tremato e si è preso in scioltezza la bomba del pareggio che ha mandato il match al supplementare.



Finita qui? Macchè. All'OT si ripete la storia. Minnesota, sotto 79-82, trova la parità grazie a una tripla di tabella baciata dagli dei scagliata da Xavier Silas. Coraggio, e tanta fortuna.
Ma dall'altra parte c'è sempre Valentine, e 13 seondi bastano e avanzano. Il #45 si prende il possesso, attacca il centro dell'area, pianta il perno in precario equilibrio, si inventa un giro sul piede da ballerino russo e disegna la parabolona che si spegna nella rete. 84-82: vince Chicago; Denzel è clutch!!

lunedì 18 aprile 2016

Il pagellone della regular season NBA: Central Division


CLEVELAND CAVALIERS (56-26), voto 8


Voto troppo basso per chi ha vinto a mani basse la propria Conference? Forse sì, ma non c’erano dubbi sul fatto che Cleveland avrebbe centrato il traguardo. E’ bastato fare il compitino, mai scontato, benché facilino. L’Est si è dimostrato più equilibrato del solito, ma non per quanto riguarda la leadership.

Sono i principali candidati alle Finals, e la stagione l’ha confermati, nonostante un Irving fuori mesi, un Love che, cifre a parte, sembra spesso un oggetto estraneo e, soprattutto, il repentino allontanamento di David Blatt. Tyronne Lue ha preso la squadra e ha continuato a navigare placidamente verso la post season, regalando frequenti riposi a LeBron e cercando di far fare al gruppo quel salto definitivo che possa portare all’anello.

A differenza della passata stagione i Cavs giocheranno i playoff con tutte e tre le stelle (foto dal web)

Il quintetto titolare ha indubbie qualità: i big-three, J.R. Smith e Tristan Thompson. La panchina, invece, non è sempre affidabile. Tutto passerà dalle mani del Re e, perlopiù, dall’atteggiamento difensivo. In attacco, invece, tanti isolamenti e poco spettacolo, ma la formula funziona.

Top: LeBron James. Il Prescelto è, al solito, il leader indiscusso della franchigia. Passano le stagioni, ma rimane devastante e dominante. Ennesima annata con cifre paurose e il piglio da padre-podrone.

Flop: Iman Shumpert. Dovrebbe essere un valore aggiunto per la difesa e il tiro dall’arco. L’uomo giusto per portare energia ed equilibrio. Purtroppo ha tirato malissimo (meno del 30% da tre) e ha passato molto tempo in infermeria.


INDIANA PACERS (45-37), voto 7+ 


La lotta per un posto ai playoff è stata serrata e difficile. Averla superata con personalità è prova di maturità e solidità.

La buona annata dei Pacers ha nome e cognome: Paul George. La stella è tornata a pieno regime e ha comandato le operazioni sin dalla prima palla a due. C’è sempre stato, quando Ellis faticava tremendamente, quando gli infortuni minavano l’equilibrio di squadra e quando i risultati non arrivavano.

PG13 al timone e un bell’equipaggio al seguito: Monta ha iniziato male per poi trovare la propria dimensione; C.J. Miles è stato eccellente dalla panchina; Allen, Mahinmi, Jordan Hill e il sorprendente (ma io ci avevo sempre puntato) Myles Turner hanno dato spessore nel pitturato. Tutte le cose al proprio posto, sotto la sapiente regia di coach Vogel.

Top: Paul George. Ovviamente lui, senza dover aggiungere molto a quanto già detto. E’ tornato quello splendido atleta che conoscevamo: elegante e letale allo stesso tempo. 

Flop: George Hill. Non è un’insufficienza grave; forse nemmeno un’insufficienza. Ma ancora non mi convince: un po’ timidino, poco lucente, incostante e illeggibile. Che sia di incoraggiamento.


DETROIT PISTONS (44-38), voto 7.5


Mezzo voto in più rispetto a Indiana perché i Pistons partivano molto più indietro. Squadra rinnovata, giovane, da scoprire e plasmare. Per la gioia di Van Gundy, che ha creato un roster interessante e pronto per ulteriori passi in avanti. La qualificazione ai playoff è una prima indicazione: la strada è quella giusta.

Reggie Jackson e Andre Drummond: connection letale (fot dal web)
Detroit ha trovato il proprio equilibrio strada facendo. Le punte di “follia” di Reggie Jackson vengono ben smorzate dal prezioso Caldwell-Pope, bidimensionale ed efficace in entrambe le fasi. Marcus Morris ha trovato subito il suo ruolo, riempiendo i referti in ogni casella, così come Tobias Harris, prestigiosa aggiunta di metà anno. Sotto canestro, poi, ci pensa Andre Drummond: semplicemente il miglior rimbalzista della Lega e uno dei centri più dominanti in circolazione.

Tutti al proprio posto, con compiti ben precisi e inquadrabili. Al pari dei rimpiazzi dalla panchina: il saggio Blake, il tuttofare Johnson (che pesca!), il solido Baynes e il cecchino Bullock.

Gran lavoro SvG; gran lavoro!

Top: Andre Drummond. Premio da condividere con Reggie Jackson. Anche gli altri, comunque, avrebbero meritato. Il centrone, però, è stato semplicemente incontenibile. Ha iniziato la stagione con una serie assurda di partite da 20+20, per poi acquietarsi un po’, ma sempre su livelli da All-Star.

Flop: Ersan Ilyasova. Pensavo avrebbe fatto bene a Detroit. Van Gundy l’aveva voluto fortemente (e pure io al Fanta NBA) per la sua doppia dimensione: lungo bravo nel gioco spalle a canestro e temibile al tiro. Purtroppo, è stata una scommessa sbagliata. Sacrificato giustamente nella trade Harris con i Magic.


CHICAGO BULLS (42-40), voto 4


Bocciatura sonora e impietosa. Se ti presenti come contender, non puoi non centrare nemmeno i playoff, nonostante l’alibi dei tanti infortuni.

Sfortuna a parte, il primo anno di Hoiberg è stato un fallimento continuo. Da una squadra che faceva della durezza e della difesa il proprio punto forte (il vantaggio di avere Thibodeau), a un gruppo di anime pascolanti senza idee e spirito.

Finché Jimmy Butler ha retto, buona parte dei problemi è passata sotto traccia; col #21 fuori, o comunque fuori forma, le magagne sono venute a galla: poca leadership (lo stop di Noah ha influito), idee confuse, alcuna convinzione. Non il miglior “anno zero” per aprire una nuova era.

Andranno fatte delle scelte, forse anche spiacevoli e inaspettate.

Top: Jimmy Butler. Il periodo post infortunio va preso con le pinze: anche se al 50%, JB è stato chiamato agli straordinari per salvare la baracca. Richiesta esosa. Ci ha provato ma non è bastato. Ciò non cancella una prima parte di stagione da assoluto protagonista, faro della squadra e stella della Lega.

Flop: Tony Snell. Mi sono stancato di sparare su Derrick Rose, anche se continuo a pensare che sia solo un peso morto. Quindi la palma di flop va a Tony Snell, caduto nell’anonimato nel corso di un’annata in cui non gli è riuscito nulla. Sulla carta, uomo da tiro sugli scarichi e punti dalla panchina; nella realtà, uno che non l’ha messa mai. Non ci si aspettano prestazioni da star (il talento è appena discreto), ma, certamente, un bel po’ di efficacia in più.


MILWAUKEE BUCKS (33-49), voto 4,5


La squadra delle giovani stelle emergenti ha completamente toppato. Un mezzo disastro. Ahi per loro, le aspettative nate dalla qualificazione ai playoff dell’anno scorso (era troppo presto?) aveva fatto salire l’asticella, di molto. L’aggiunta di Monroe in estate, inoltre, aveva fatto pensare a progetti importanti.

Delusione a palate. Perché Milwaukee ha fatto disastri per almeno tre quarti di campionato, per rialzarsi parzialmente nell’ultimo periodo, grazie, soprattutto, all'esplosiva intesa tra Jabari Parker (che, va sempre ricordato, era al primo vero anno di NBA) e Giannis Antetokounmpo, autore di un finale da campionissimo.

Segnali che fanno ben sperare per il futuro e che confermano come il 2015/2016 sia stato buttato via malamente. Perché il talento non è in discussione, ma tutto il resto sì. Kidd dovrà lavorare sodo: visto il potenziale, è inammissibile un’altra annata di tale pochezza e superficialità.

Top: Giannis Antetokoumpo. Il greco ci lascia con gli occhi brillanti per le clamorose performances di marzo e aprile. Persino uno come me, da sempre scettico sulla sua effettiva bontà, non può che applaudire e godersi tale mix di tecnica e atletismo. Ha fatto notevolissimi passi in avanti, soprattutto nei fondamentali. Ora serve ripartire da questi abbaglianti ultimi mesi.

Flop: Michael Carter-Williams. Ne conosciamo bene pregi e difetti. Pure Kidd ha le idee chiare a proposito. Il fatto che, sempre più spesso, sia Giannis a iniziare il gioco, ci dà l’idea di quanto il coach creda nel suo play. Dargli torto? Anche no. Troppe lacune, poca pericolosità offensiva e difficoltà a inquadrarlo fino in fondo.


Appuntamenti precedenti: 

- Atlantic Division

venerdì 1 aprile 2016

The Play Of The Night: 1 aprile

Sgomberiamo subito il campo da qualsivoglia dubbio o critica: c'è un'infrazione di passi grande come una casa. Detto questo, la giocata di James Harden rimane una perla che merita, anzi stramerita, il titolo di migliore azione della notte.

Sfida tiratissima con i Bulls, in cui il Barba ha cercato in tutti i modi di trascinare i suoi Rockets. Ahi per lui, vanamente. Da lontano, penetrazioni, assist: il solito Harden insomma. Uomo di tecnica e fioretto, ma carenato da bulldozer e capace di spaccare in due il ferro. Come dimostra la già citata giocata da applausi: crossover ubriacante sul disorientato Dunleavy e chiusura a canestro non curandosi della presenza di uno stoppatore come Gasol.

Fenomeno vero.

giovedì 25 febbraio 2016

The Play Of The Night: 25 febbraio

Tutti noi lo conosciamo come un terrificante tiratore. Sin dai tempi del college.

Ma Doug McDermott questa notte ci ha dimostrato di essere più di uno specialista dall'arco. Adesso sappiamo che sa anche inchiodare al ferro; eccome. Dougi ha sopreso un pò tutti. Avversari, spettatori, addetti ai lavori. Non che non abbia il fisico, ma non ci si aspettava tanta esplosività.

Nella gara vinta dai suoi Bulls sui Wizards, linea di fondo con primo passo fulmineo (tra l'atro su un giocatore rapidissimo come Wall) e la chiusura a una mano con la hammer.

Per uno che dovrebbe solo saper tirare da tre, niente male.


giovedì 31 dicembre 2015

The Play Of The Night: 31 dicembre

Allenatori e giocatori di tutto il mondo, se dovete vincere una partita allo scadere, ecco un'azione da copiare e tenere pronta nel vostro taccuino.

I Chicago Bulls battono Indiana disegnando uno schema perfetto che porta Jimmy Butler al canestro decisivo senza nemmeno faticare troppo. Tutto molto "semplice": rimessa per l'uomo che esce in punta (Gasol) che fa da sponda per il tagliante a canestro (Butler) che appoggia dolcemente con tap-in. Tutto in 3 secondi e giu di lì.

Semplice no? Almeno sulla carta. Poi ovvio, devi avere a disposizione le mani di Gasol e l'atletismo di Butler...

mercoledì 25 novembre 2015

Butto lì le prime pagelle di questa stagione NBA - Central Division


E’ passato poco dall’inizio di questa stagione. Un mese circa: nulla se pensiamo a quanto dura quella dolce maratona detta NBA. Tuttavia, siamo in quel momento in cui è possibile tirare i primi bilanci, acerbi ma non troppo, e renderci conto di quali squadre stanno deludendo, quali convincendo e quali, infine, devono cambiare rotta per non buttar via l’annata.

Ripeto: una quindicina di partite è poco, ma anche sufficiente per farsi un’idea. Cercherò, dunque, di analizzare Division per Division l’andamento delle varie franchigie, dando un voto (valutazione stupida e limitante, ma facile e immediata) a ciascuna e indicando quale giocatore sta rispettando(o addirittura superandole) le aspettative e quale, invece, le sta deludendo.

Ok? Ci siamo? Tutto molto semplice direi. 


Appuntamenti precedenti: 
 
Atlantic Division

CENTRAL DIVISION

 

Cleveland Cavaliers, voto 7.5


Il record è buono e il primo posto nella Conference è giusto, però ci si aspettava qualcosa in più. Non tanto a livello di risultati, quanto di cattiveria e concretezza. Troppe partite chiuse soffrendo e affidandosi a LBJ, senza dare quella sensazione di controllo che una pretendente al titolo dovrebbe/vorrebbe avere. Detto questo, va sempre sottolineato che si è sempre in attesa dei rientri di Irving e Shumpert. Anche perché, finalmente, Love gioca alla grande.

Top: LeBron James - Beh, ovviamente. Manco sto a dirvi il perché.

Flop: Anderson Varejao - Rientrante dopo un lungo infortunio, avrebbe dovuto allungare le rotazioni dei lunghi. Lo sta facendo, ma solo perché ogni tanto scende in campo. A livello di surplus, quasi nullo.

 

Chicago Bulls, voto 6.5


La squadra è la stessa della passata stagione, ma l’allenatore è nuovo. Giusto, dunque, che si debba dare qualche attenuante a questi "nuovi Tori". Hoiberg ha portato un po’ di vivacità e spettacolo, soprattutto in attacco, ma questi Bulls ancora non convincono. Sembrano sempre incompiuti. Manca quel passettino per diventare uno squadrone. Intendiamoci: a Est sono, comunque, tanta roba. Però boh, ancora non danno quella sensazione di solidità e "presenza di spirito". Sarà che gli infortuni non mancano mai e Rose c’è e non c’è; sarà che, forse, serve tempo per imparare un gioco nuovo.

Top: Jimmy Butler - E’ lui il vero leader di franchigia. Con Rose spesso ai box o sottotono, il #21 si prende l’onere, che è anche un onore, di essere il faro della manovra. Viste le qualità, sia in difesa che in attacco.

 Flop: Nikola Mirotic - Più che una vera bocciatura, una provocazione. Ha talento da vendere e personalità per farlo valere. Ce ne siamo accorti nella scorsa stagione. Dunque, mi aspetto più costanza e concretezza.





Indiana Pacers, voto 7


Inizio stentato, poi la risalita. Accelerata che ha nome e cognome: Paul George. Da quando la stella #13 ha ricominciato a decidere le gare da solo, i Pacers sono risaliti in Conference e cominciano a sperare nei playoff. Non sono una squadra fatta e finita: Hill è buono ma non sarà mai un play puro, il talento offensivo dei lunghi è pari a zero (tolto Myles Turner) e gli esterni vanno a fiammate. Ne rimane una squadra con una punta e tanti comprimari, capace, comunque, di difendere forte e rimanere ‘sul pezzo’ con chiunque. Il gioco non è dei più spumeggianti, va detto, ma ci si può lavorare.

Top: Paul George - Sembra addirittura meglio di quel giocatore stupendo pre-infortunio. Una delizia per gli occhi.

Flop: Monta Ellis - Potenzialmente, un secondo violino offensivo di primissimo livello. La sua aggiunta, in teoria, dovrebbe garantire una ventina di punti a partita e tanta pericolosità. Peccato, però, che quel ‘in teoria’ non si sia ancora tradotto sul parquet.


 

Detroit Pistons, voto 7+


Partenza a razzo che ha sorpreso tutti. Poi, come naturale che fosse, un rallentamento. Le trasferte a Ovest, in particolare, non hanno dato buoni dividendi. Fatto sta che, comunque, la Detroit di questa prima parte di stagione rimane una bella sorpresa. Van Gundy sta tenendo fede alle promesse estive: gioco più veloce, dinamico e vario. Visti gli esterni a disposizione, fisici e duttili, un’ottima scelta. Mettici che Morris sta dimostrando di essere un ottimo giocatore anche lontano dal fratello e Caldwell-Pope ha trovato continuità... Le due stelle, comunque, rimangono Jackson e Drummond. In un modo o nell’altro, sono loro a decidere le sorti della squadra.

Top: Andre Drummond - Fantascienza i 20+20 di media della prime gare. Ha scritto pagine di storia e, nonostante il lievissimo calo nelle statistiche a rimbalzo, rimane il centro più dominante della Lega. Mostruoso.

Flop: Ersan Ilyasova - Lo sto osservando da vicino perché l’ho nel FantasyNBA. Ci speravo, perché si dovrebbe adattare benissimo all’idea di gioco di questi Pistons. Purtroppo, ha azzeccato tre o quattro partite. Ha tutto per rendersi molto più determinante.





Milwaukee Bucks, voto 5,5


Insufficienza sì, ma lieve, solo perché siamo all’inizio e sono giovani. Questo, però, non deve rimanere un eterno alibi, soprattutto se arrivi da una stagione ottima e sei accreditato di essere un gruppo con buonissime ambizioni (almeno di playoff). Troppe sconfitte contro squadre inferiori e la sensazione di aver fatto un piccolo passo indietro rispetto all’anno scorso. E sì che non è cambiato molto, se non in meglio: l’arrivo di Monroe (che tatticamente ha spostato nulla) e il rientro di Jabari Parker (che può essere solo un vantaggio). Jason Kidd deve lavorare duro. C’è il rischio, anche se dubito, che i ragazzini l’abbiano presa un po’ a cuor leggero.

Top: Giannis Antetokounmpo - Viaggia su ottime cifre realizzative (oltre i 17) e dà il solito contributo sotto le plance (ma potrebbe fare qualcosina in più). In estate ha lavorato tanto sul tiro da tre e si vede, anche solo per i miglioramenti nella meccanica. Tutto sommato, sta facendo il suo.

Flop: Khris Middleton - Mi aspettavo molto di più. E penso di non essere l’unico. Ha finito il 2014/2015 alla grande e, in sostanza, da leader della squadra. Per ora, ahimè, rimane il cugino di quel giocatore.


Butler, Crawford e Griffin: benvenuti alla notte del buzzer beater

E' stata una notte particolare, o, perlomeno, singolare. Avevano tutti la mano calda, soprattutto se da lontano e allo scadere dei 24 o del periodo.

Sono almeno tre i canestri in extremis che meritano di essere visti. Giudicate voi quale sia il più bello.

1- Jamal Crawford in Clippers-Nuggets



2- Blake Griffin, sempre in Clippers-Nuggets



3- Jimmy Butler in Chicago-Portland


sabato 21 novembre 2015

The Play Of The Night: 21 novembre

Dopo aver visto questa giocata, non ho voluto sapere altro. L'ho nominata, dall'alto della mia importanza, 'the play of the night'.

Steph Curry guida i suoi Golden State Warriors alla quattordicesima vittoria consecutiva, facendosi beffa degli ostici Bulls e, nel frangente, del malcapitato Kirk Hinrich.

L'occhialuto play dei Bulls ha la malaugurata sfortuna di ritrovarsi 1-vs-1 con Steph lontano da canestro: movimento pazzesco del #30, che incanta con un numero da circo, depista il disorientato avversario e va fino a canestro. Ball handling mio fedele amico.

Se non è magia questa, ditemi voi cos'è...

mercoledì 28 ottobre 2015

The Play Of the Night: 28 ottobre

Finalmente NBA; finalmente il momento che tutti aspettavamo.

Un nuova stagione pronta a regalarci, al solito, emozioni e sensazioni uniche.

Le annate passano, ma ci sono personaggi che rimangono protagonisti sempre, anche se con una decade abbondante di esperienza alle spalle. Ma quando la classe è pura, il tempo si inchina al talento.

E' il caso di Pau Gasol, protagonista della giocata della notte. Il catalano, impegnato coi suoi Bulls nella 'prima' contro i Cavs, si prende platea e applausi, rimandando al mittente niente meno che 'sua maestà' LeBron James.

Con pochi secondi sul cronomentro, e punteggio sul 97-95 per i Bulls, LBJ decide di mettersi in proprio: semina Jimmy Butler come fosse un brocco qualunque e attacca il ferro; peccato, per lui, che Pau Gasol sia li ad attenderlo. Stoppatona, 'Re' rispedito al mittente, folla in delirio e successo propiziato.
Nonostante i pochi istanti rimanenti a propria disposizione, infatti, Cleveland non troverà il canestro del sorpasso. Finirà così: 97-95 per i Bulls.


martedì 28 luglio 2015

Lakers all-time o Bulls all-time: chi scegli tra queste due quintetti da sogno?


Pochi giorni a, Shaq ha dichiarato che la selezione all-time dei Lakers potrebbe battere, anzi ‘strabattere’ quella dei Chicago Bulls. Come minimo, 50 punti di scarto.

‘The Diesel’, si sa, le spara sempre grosse. Era, è, e sempre sarà un uomo di spettacolo. Uno show-man a tutti gli effetti, anche prima di diventarlo ufficialmente.

Detto questo, O’Neal ci ha suggerito uno spunto interessante: quale tra queste due squadre è la più forte?

Los Angeles schiera Magic Johnson, Kobe Bryant, Elgin Baylor, Shaquille O’Neal e Kareem Abdul-Jabbar.

Chicago, invece, Derrick Rose, Michael Jordan, Scottie Pippen, Dennis Rodman e Horace Grant. 


Come al solito, una di quelle domande che rischiano di farti fumare le meningi e che, perché no, possono anche non trovare mai risposta.

Voi, se volete, provateci. Votate commentando o rispondendo al sondaggio qui sotto. Insomma, come volete.