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lunedì 24 ottobre 2016

I migliori giocatori di ciascuna franchiga NBA secondo NBA2K17


Stagione alle porte. Anzi, ha già appeso il cappotto all’ingresso. Arriviamoci preparati, mettendoci bene in testa chi suono gli uomini-franchigia.

E chi li ha scelti? Il sottoscritto? Il santone Adrian Wojnarowski? Coach Dan? Bagatta? No, direi proprio di no. Soprattutto per quanto riguarda gli ultimi due.

Questa è la lista dei migliori giocatori (raccolta da HoopsHype) di ogni squadra secondo NBA2K17. Che, si sa, è molto più di un gioco. Anche per gli stessi atleti che, sempre più spesso, si lamentano delle proprie valutazioni nel videogame.

LeBron James: anche secondo il gioco, è lui il più forte della Lega


Atlanta: Paul Millsap - valutazione di 86

Boston: Al Horford e Isaiah Thomas - 85

Brooklyn: Brook Lopez - 81

Charlotte: Kemba Walker – 85

Chicago: Jimmy Butler – 88

Cleveland: LeBron James – 96

Dallas: Dirk Nowitzki – 84

Denver: Kenneth Faried e Danilo Gallinari – 80

Detroit: Andre Drummond – 87

Golden State: Stephen Curry – 94

Houston: James Harden – 90

Indiana: Paul George – 89

LA Clippers: Chris Paul – 91

LA Lakers: D’Angelo Russell – 79

Memphis: Marc Gasol e Mike Conley – 85

Miami: Chris Bosh – 86

Milwaukee: Giannis Antetokounmpo – 83

Minnesota: Karl-Anthony Towns – 88

New Orleans: Anthony Davis – 90

New York: Carmelo Anthony – 88

Oklahoma City: Russell Westbrook – 93

Orlando: Nikola Vucevic – 80

Philadelphia: Ben Simmons e Jahlil Okafor – 79

Phoenix: Eric Bledsoe – 85

Portland: Damian Lillard – 89

Sacramento: DeMarcus Cousins – 90

San Antonio: Kawhi Leonard – 93

Toronto: DeMar DeRozan – 87

Utah: Derrick Favors – 85

Washington: John Wall - 88

giovedì 21 aprile 2016

The Play Of The Night: 21 aprile

LeBron è arrivato ai playoff in froma smagliante. Fisicamente e mentalmente. E' stato lui stesso a conferssarlo. Comunque, anche se non avesse detto nulla, ci avremmo messo poco ad accorgercene.

Spaventoso LBJ, che sta mettendo sul parquet ogni energia per dimostrare che quest'anno Cleveland vuole il bersaglio grosso. E lo vuole con autorità. Dominando gli avversari.

I Pistons ne stanno pagando le conseguenze. Serie sul 2-0 Cavs e il Re che assalta il canestro avversario con una ferocia tipica delle grandi ricorrenze. Come nell'occasione della giocata della notte, una schiacciatona a due mani dopo un taglio che, non fosse per la rabbia dell'esultanza, sarebbe "normale".

Ma LeBron, nei playoff, non si limita a inchiodare; vuole sbranare il ferro.


lunedì 18 aprile 2016

Il pagellone della regular season NBA: Central Division


CLEVELAND CAVALIERS (56-26), voto 8


Voto troppo basso per chi ha vinto a mani basse la propria Conference? Forse sì, ma non c’erano dubbi sul fatto che Cleveland avrebbe centrato il traguardo. E’ bastato fare il compitino, mai scontato, benché facilino. L’Est si è dimostrato più equilibrato del solito, ma non per quanto riguarda la leadership.

Sono i principali candidati alle Finals, e la stagione l’ha confermati, nonostante un Irving fuori mesi, un Love che, cifre a parte, sembra spesso un oggetto estraneo e, soprattutto, il repentino allontanamento di David Blatt. Tyronne Lue ha preso la squadra e ha continuato a navigare placidamente verso la post season, regalando frequenti riposi a LeBron e cercando di far fare al gruppo quel salto definitivo che possa portare all’anello.

A differenza della passata stagione i Cavs giocheranno i playoff con tutte e tre le stelle (foto dal web)

Il quintetto titolare ha indubbie qualità: i big-three, J.R. Smith e Tristan Thompson. La panchina, invece, non è sempre affidabile. Tutto passerà dalle mani del Re e, perlopiù, dall’atteggiamento difensivo. In attacco, invece, tanti isolamenti e poco spettacolo, ma la formula funziona.

Top: LeBron James. Il Prescelto è, al solito, il leader indiscusso della franchigia. Passano le stagioni, ma rimane devastante e dominante. Ennesima annata con cifre paurose e il piglio da padre-podrone.

Flop: Iman Shumpert. Dovrebbe essere un valore aggiunto per la difesa e il tiro dall’arco. L’uomo giusto per portare energia ed equilibrio. Purtroppo ha tirato malissimo (meno del 30% da tre) e ha passato molto tempo in infermeria.


INDIANA PACERS (45-37), voto 7+ 


La lotta per un posto ai playoff è stata serrata e difficile. Averla superata con personalità è prova di maturità e solidità.

La buona annata dei Pacers ha nome e cognome: Paul George. La stella è tornata a pieno regime e ha comandato le operazioni sin dalla prima palla a due. C’è sempre stato, quando Ellis faticava tremendamente, quando gli infortuni minavano l’equilibrio di squadra e quando i risultati non arrivavano.

PG13 al timone e un bell’equipaggio al seguito: Monta ha iniziato male per poi trovare la propria dimensione; C.J. Miles è stato eccellente dalla panchina; Allen, Mahinmi, Jordan Hill e il sorprendente (ma io ci avevo sempre puntato) Myles Turner hanno dato spessore nel pitturato. Tutte le cose al proprio posto, sotto la sapiente regia di coach Vogel.

Top: Paul George. Ovviamente lui, senza dover aggiungere molto a quanto già detto. E’ tornato quello splendido atleta che conoscevamo: elegante e letale allo stesso tempo. 

Flop: George Hill. Non è un’insufficienza grave; forse nemmeno un’insufficienza. Ma ancora non mi convince: un po’ timidino, poco lucente, incostante e illeggibile. Che sia di incoraggiamento.


DETROIT PISTONS (44-38), voto 7.5


Mezzo voto in più rispetto a Indiana perché i Pistons partivano molto più indietro. Squadra rinnovata, giovane, da scoprire e plasmare. Per la gioia di Van Gundy, che ha creato un roster interessante e pronto per ulteriori passi in avanti. La qualificazione ai playoff è una prima indicazione: la strada è quella giusta.

Reggie Jackson e Andre Drummond: connection letale (fot dal web)
Detroit ha trovato il proprio equilibrio strada facendo. Le punte di “follia” di Reggie Jackson vengono ben smorzate dal prezioso Caldwell-Pope, bidimensionale ed efficace in entrambe le fasi. Marcus Morris ha trovato subito il suo ruolo, riempiendo i referti in ogni casella, così come Tobias Harris, prestigiosa aggiunta di metà anno. Sotto canestro, poi, ci pensa Andre Drummond: semplicemente il miglior rimbalzista della Lega e uno dei centri più dominanti in circolazione.

Tutti al proprio posto, con compiti ben precisi e inquadrabili. Al pari dei rimpiazzi dalla panchina: il saggio Blake, il tuttofare Johnson (che pesca!), il solido Baynes e il cecchino Bullock.

Gran lavoro SvG; gran lavoro!

Top: Andre Drummond. Premio da condividere con Reggie Jackson. Anche gli altri, comunque, avrebbero meritato. Il centrone, però, è stato semplicemente incontenibile. Ha iniziato la stagione con una serie assurda di partite da 20+20, per poi acquietarsi un po’, ma sempre su livelli da All-Star.

Flop: Ersan Ilyasova. Pensavo avrebbe fatto bene a Detroit. Van Gundy l’aveva voluto fortemente (e pure io al Fanta NBA) per la sua doppia dimensione: lungo bravo nel gioco spalle a canestro e temibile al tiro. Purtroppo, è stata una scommessa sbagliata. Sacrificato giustamente nella trade Harris con i Magic.


CHICAGO BULLS (42-40), voto 4


Bocciatura sonora e impietosa. Se ti presenti come contender, non puoi non centrare nemmeno i playoff, nonostante l’alibi dei tanti infortuni.

Sfortuna a parte, il primo anno di Hoiberg è stato un fallimento continuo. Da una squadra che faceva della durezza e della difesa il proprio punto forte (il vantaggio di avere Thibodeau), a un gruppo di anime pascolanti senza idee e spirito.

Finché Jimmy Butler ha retto, buona parte dei problemi è passata sotto traccia; col #21 fuori, o comunque fuori forma, le magagne sono venute a galla: poca leadership (lo stop di Noah ha influito), idee confuse, alcuna convinzione. Non il miglior “anno zero” per aprire una nuova era.

Andranno fatte delle scelte, forse anche spiacevoli e inaspettate.

Top: Jimmy Butler. Il periodo post infortunio va preso con le pinze: anche se al 50%, JB è stato chiamato agli straordinari per salvare la baracca. Richiesta esosa. Ci ha provato ma non è bastato. Ciò non cancella una prima parte di stagione da assoluto protagonista, faro della squadra e stella della Lega.

Flop: Tony Snell. Mi sono stancato di sparare su Derrick Rose, anche se continuo a pensare che sia solo un peso morto. Quindi la palma di flop va a Tony Snell, caduto nell’anonimato nel corso di un’annata in cui non gli è riuscito nulla. Sulla carta, uomo da tiro sugli scarichi e punti dalla panchina; nella realtà, uno che non l’ha messa mai. Non ci si aspettano prestazioni da star (il talento è appena discreto), ma, certamente, un bel po’ di efficacia in più.


MILWAUKEE BUCKS (33-49), voto 4,5


La squadra delle giovani stelle emergenti ha completamente toppato. Un mezzo disastro. Ahi per loro, le aspettative nate dalla qualificazione ai playoff dell’anno scorso (era troppo presto?) aveva fatto salire l’asticella, di molto. L’aggiunta di Monroe in estate, inoltre, aveva fatto pensare a progetti importanti.

Delusione a palate. Perché Milwaukee ha fatto disastri per almeno tre quarti di campionato, per rialzarsi parzialmente nell’ultimo periodo, grazie, soprattutto, all'esplosiva intesa tra Jabari Parker (che, va sempre ricordato, era al primo vero anno di NBA) e Giannis Antetokounmpo, autore di un finale da campionissimo.

Segnali che fanno ben sperare per il futuro e che confermano come il 2015/2016 sia stato buttato via malamente. Perché il talento non è in discussione, ma tutto il resto sì. Kidd dovrà lavorare sodo: visto il potenziale, è inammissibile un’altra annata di tale pochezza e superficialità.

Top: Giannis Antetokoumpo. Il greco ci lascia con gli occhi brillanti per le clamorose performances di marzo e aprile. Persino uno come me, da sempre scettico sulla sua effettiva bontà, non può che applaudire e godersi tale mix di tecnica e atletismo. Ha fatto notevolissimi passi in avanti, soprattutto nei fondamentali. Ora serve ripartire da questi abbaglianti ultimi mesi.

Flop: Michael Carter-Williams. Ne conosciamo bene pregi e difetti. Pure Kidd ha le idee chiare a proposito. Il fatto che, sempre più spesso, sia Giannis a iniziare il gioco, ci dà l’idea di quanto il coach creda nel suo play. Dargli torto? Anche no. Troppe lacune, poca pericolosità offensiva e difficoltà a inquadrarlo fino in fondo.


Appuntamenti precedenti: 

- Atlantic Division

domenica 20 marzo 2016

The Play Of The Night: 20 marzo

Voglio dire: ok che vi ha portato al titolo, ok che non lo dimenticherete mai, ok che è il Prescelto, ma almeno far finta di difendere...

L'incredibile abbaglio difensivo dei Miami Heat spiana a LeBron la strada che porta dritta al ferro e alla migliore giocata della notte: un'inchiodata in solitudine, ma pur sempre stupenda.

LBJ in pick and roll con Love, sfrutta il blocco e salta l'avversario, mentre Stoudemire, folgorato da chissà cosa, se ne va bel bello lasciandogli inspiegabilmente un'autostrada libera e a otto corsie. James non può che imboccarla, probabilmente a sua volta incredulo, e deliziarci con la reverse a due mani.

martedì 15 marzo 2016

The Play Of The Night: 15 marzo

Ormai sta diventando uno dei marchi di fabbrica dei Cavaliers: l'alley-oop tra J.R. Smith e LeBron.

L'hanno riproposto anche stanotte, nella sfida poi persa contro gli Utah Jazz. In transizione, con un solo difensore a infastidirli; dunque, con spazio e tempo per architettare qualcosa di spettacolare.

Arrivato nei pressi del ferro, attirando l'avverario su di sè, J.R. decide di alzarla all'indietro per l'accorrente LBJ, che prende e si mangia il canestro. Detta così, tutto facile. Beh insomma, l'assist di Smith non perfetto, altino e controtempo, ma quello è il Re, e nulla ci mette a toccare il soffitto.


venerdì 11 marzo 2016

The Play OF The Night: 11 marzo

L'ultima sfida tra Kobe e LeBron è stata epica. Un continuo 1-vs-1 che non può che appassionare ed esaltare qualsiasi appassionato di sport.

Il Mamba si è magicamente ripreso dai recenti acciacchi e se l'è giocata alla pari. Probabilmente si era segnato l'appuntamento sul vocabolario; voleva arrivarci ben preparato. E via di fade-away, finte e jumper, come ai bei tempi.

Proprio contro LeBron, a lui accoppiato difensivamente. Il Re ha risposto con 24 punti e le solite giocate da Prescelto, ma, ala fine, Kobe ne ha fatti due in pù, 26. Inutili ahi per lui: ha vinto Cleveland.

Ma lo scontro è stato epico e la migliore giocata della notte, non  a caso, esce proprio da lì: Kobe isolato contro LBJ spalle a canestro, solita movimento di fade-away jumper, stavolta solo fintato. Ma LeBron ci casca in pieno e salta per stoppare un tiro che non c'è, perchè il #24 gli sguscia davanti e appoggia morbido nella retina.

Astuzia da vecchio saggio.

martedì 2 febbraio 2016

The Play Of The Night: 2 febbraio

Ho sempre ammesso pubblicamente di avere un debole per Myles Turner. L'ho considerato, sin dal primo momento, uno dei rookie più interessanti della stagione. E il tempo, che è galantuomo, mi sta dando ragione.

Ha iniziato l'anno in panchina, poi qualche problema fisico, ora il quintetto e voilà, il talento sta venendo a galla. Giocatore completo: atletismo, mano, visione di gioco, buona presenza in entrambe le fasi. Insomma, ha tutto per fare bene.

Questa notte ci ha regalato un piccolo assaggio di ciò che è capace di fare. Una stoppata pazzesca, frastornante e perfetta sia per tempismo che per precisione (solo palla). Già di per sè, una giocata che varrebbe un highlight. Ma che assume ancor più spessore quando si riconosce l'avvesario brutalmente "rispedito al mittente": proprio lui, Mister LeBron James. Il Re sbeffeggiato durante una delle sue ripartenza da bulldozer; e chi l'avrebbe mai detto?

Stoppare una schiacciata di LBJ nel proprio anno da matricola: Myles avrà qualcosa da raccontare ai nipoti.


mercoledì 13 gennaio 2016

The Play Of The Night: 13 gennaio

E' dal 2003, se non prima, che ci si chiede come sia possibile fermare LeBron James lanciato verso il ferro. Forse, e ne sono quasi sicuro, sarebbe più giusto chiedersi non "come", ma "se" sia davvero possibile fermarlo.

Per ora, nessuno ha trovato la risposta. Probabilmente perchè non esiste.

Il Prescelto si prende il primo posto nella classifica degli highlights della notte con un'inchiodata di pura potenza. Dal palleggio, trovando il varco per entrare nell'area dei Mavs e spazzando via il malcapitato Devin Harris. Il tutto per il pareggio sul 95 che ha mandato il match all'overtime (hanno poi vinto i Cavs).

Il Re è sempre il Re.

martedì 5 gennaio 2016

The Play Of The Night: 5 gennaio

Un'inchiodata di un Cavalier è la giocata più bella della notte.

E no, non stiamo parlando di LeBron. So che nel 99% dei casi è il Re a firmare l'azione più spettacolare, ma stavolta non è andata così.

E' Iman Shumpert il protagonista. Finta di convergere verso la punta dell'area, salta Terrence Ross col primo passo e, sfruttando il vuoto lasciato dai tardivi aiuti dei Raptors, va dritto al ferro con una gran schiacciata.


giovedì 31 dicembre 2015

Poche foto per rivivere la storia di LeBron James nella NBA

Per LeBron fanno 31. All'anagrafe. Non sul parquet, dove spesso e volentieri ne fa anche di più.

Il Re cresce ma non invecchia. Perlomeno, lo fa alla sua velocità, estranea alla natura di noi umani. Perchè lui è il "The Chosen One", il "Prescelto" chiamato a riscrivere la storia del Gioco dal primo all'ultimo passo della sua carriera.

E allora ecco, in maniera semplice e artigianale, la galleria della sua straordinaria vita cestistica nella Lega.


A St. Vincent- St. Mary High School fa capire al mondo chi è. Nessuna sopresa, dunque, quando i Cavs lo scelgono con la prima scelta assoluta al Draft 2003.

Esordisce con 25 punti e 9 rimbalzi contro i Kings (mai nessuno tanto decisivo al debutto). Conclude l'anno da Rookie Of The Year a oltre 20 punti, 5 rimbalzi e 6 assist di media.

Nell'estate 2004 partecipa alle Olimpiadi di Atene con Team USA. Arriva solo un bronzo, dietro ad Argentina e quell'indimenticabile versione della nostra Italia.

Nella stagione successiva, Cleveland delude, ma il #23 fa già parte del gotha della Lega. Chiude l'annata con 27 punti, 7 rimbalzi e 7 assist a partita.

I Cavs vanno finalmente ai playoff, trascinati da un Prescelto da 31.4 punti di media e da titolo di MVP dell'ASG. Saranno i Pistons, al secondo turno, a fermare la corsa della franchgia dell'Ohio.

Nel 2006/2007, le cifre di LBJ diminuiscono (27+6+6) ma arrivano le Finals. San Antonio, però, è troppo anche per LeBron. La serie si chiude 4-0 per i texani.

L'anello comincia a diventare un'ostinata ossessione. Cleveland cerca di costruire un supporting-cast di livello ma i Celtics di Pierce, Garnett e Allen, poi campioni, vincono la finale di Conference 2007/2008 ed eliminano i Cavs.

Il 2008/2009 è da MVP, All-Defensive Team e due serie consecutive di playoff vinte 4-0 (con Detroit e Atlanta). In finale della Eastern, però, il Re, da oltre 38 di media, si schianta sui Magic.



Nonostante il secondo titolo di MVP consecutivo, la stagione dei Cavs 2009/2010 si interrompe prima delle Finals. Sono ancora i Celtics la bestia nera.

Nell'estate dello stesso anno, il chiaccheratissimo passaggio agli Heat, dove trova Wde e Bosh come compagni di un trio deciso a fare la storia. I Mavs, però, hanno un'idea diversa e battono a sorpresa i favoritissimi rossoneri.

La maledizione di spezza l'anno successivo: Miami campione e LeBron MVP sia della stagione regolare che delle Finals.

Da campione in carica, vince anche il suo quarto riconoscimento di MVP, a 26 punti, 7 rimbalzi e 6 assist di media.


Come se non bastasse, Miami fa il back-to-back battendo gli Spurs dopo 7 gare e LeBron si riconferma anche MVP delle Finals.

San Antonio, però, ha in serbo la vendetta. Nel 2013/2014, quando tutto sembra apparecchiato per il tris di LBJ e Miami, Duncan, Ginobili e Parker firmano il capolavoro: 4-1 in finale e il Prescelto rispedito al mittente.

Debacle che lascia il segno e convince James a voltare di nuovo pagina. L'obiettivo di una vita rimane sempre uno: portare un anello alla sua Cleveland. Come in una favola, allora, decide di "tornare a casa". 



Il finale della stagione del ritorno, però, è amaro. LeBron fa di tutto per trascinare i Cavs, privi di Irving e Love, alla vittoria sugli spumeggianti Warriors di Curry. Nonostante delle Finals da quasi tripla-doppia di media (36+13+9), l'anello va a Golden State. 







Il resto è storia di oggi.

sabato 5 dicembre 2015

The Play Of The Night: 5 dicembre

Quando parte il Re, impossibile fermarlo.

LeBron James lanciato in campo aperto è come uno schiacciasassi che di nulla si cura. Inarrestabile, dominante.

La partita tra i Cavs e i Pelicans ci ha regalato un grande duello James-Davis. La vittoria è andata a New Orleans, ma la giocata più spettacolare è del #23 di Cleveland. Un manifesto di tutto cià che LBJ è stato, è e sempre sarà: un marziano sbarcato sui campi da basket.

Gustatevi questo uno contro due devastante, con gli avversari che abbrancano il Prescelto in ogni modo pur di stopparlo. Ovviamente, senza riuscirci.



mercoledì 25 novembre 2015

Butto lì le prime pagelle di questa stagione NBA - Central Division


E’ passato poco dall’inizio di questa stagione. Un mese circa: nulla se pensiamo a quanto dura quella dolce maratona detta NBA. Tuttavia, siamo in quel momento in cui è possibile tirare i primi bilanci, acerbi ma non troppo, e renderci conto di quali squadre stanno deludendo, quali convincendo e quali, infine, devono cambiare rotta per non buttar via l’annata.

Ripeto: una quindicina di partite è poco, ma anche sufficiente per farsi un’idea. Cercherò, dunque, di analizzare Division per Division l’andamento delle varie franchigie, dando un voto (valutazione stupida e limitante, ma facile e immediata) a ciascuna e indicando quale giocatore sta rispettando(o addirittura superandole) le aspettative e quale, invece, le sta deludendo.

Ok? Ci siamo? Tutto molto semplice direi. 


Appuntamenti precedenti: 
 
Atlantic Division

CENTRAL DIVISION

 

Cleveland Cavaliers, voto 7.5


Il record è buono e il primo posto nella Conference è giusto, però ci si aspettava qualcosa in più. Non tanto a livello di risultati, quanto di cattiveria e concretezza. Troppe partite chiuse soffrendo e affidandosi a LBJ, senza dare quella sensazione di controllo che una pretendente al titolo dovrebbe/vorrebbe avere. Detto questo, va sempre sottolineato che si è sempre in attesa dei rientri di Irving e Shumpert. Anche perché, finalmente, Love gioca alla grande.

Top: LeBron James - Beh, ovviamente. Manco sto a dirvi il perché.

Flop: Anderson Varejao - Rientrante dopo un lungo infortunio, avrebbe dovuto allungare le rotazioni dei lunghi. Lo sta facendo, ma solo perché ogni tanto scende in campo. A livello di surplus, quasi nullo.

 

Chicago Bulls, voto 6.5


La squadra è la stessa della passata stagione, ma l’allenatore è nuovo. Giusto, dunque, che si debba dare qualche attenuante a questi "nuovi Tori". Hoiberg ha portato un po’ di vivacità e spettacolo, soprattutto in attacco, ma questi Bulls ancora non convincono. Sembrano sempre incompiuti. Manca quel passettino per diventare uno squadrone. Intendiamoci: a Est sono, comunque, tanta roba. Però boh, ancora non danno quella sensazione di solidità e "presenza di spirito". Sarà che gli infortuni non mancano mai e Rose c’è e non c’è; sarà che, forse, serve tempo per imparare un gioco nuovo.

Top: Jimmy Butler - E’ lui il vero leader di franchigia. Con Rose spesso ai box o sottotono, il #21 si prende l’onere, che è anche un onore, di essere il faro della manovra. Viste le qualità, sia in difesa che in attacco.

 Flop: Nikola Mirotic - Più che una vera bocciatura, una provocazione. Ha talento da vendere e personalità per farlo valere. Ce ne siamo accorti nella scorsa stagione. Dunque, mi aspetto più costanza e concretezza.





Indiana Pacers, voto 7


Inizio stentato, poi la risalita. Accelerata che ha nome e cognome: Paul George. Da quando la stella #13 ha ricominciato a decidere le gare da solo, i Pacers sono risaliti in Conference e cominciano a sperare nei playoff. Non sono una squadra fatta e finita: Hill è buono ma non sarà mai un play puro, il talento offensivo dei lunghi è pari a zero (tolto Myles Turner) e gli esterni vanno a fiammate. Ne rimane una squadra con una punta e tanti comprimari, capace, comunque, di difendere forte e rimanere ‘sul pezzo’ con chiunque. Il gioco non è dei più spumeggianti, va detto, ma ci si può lavorare.

Top: Paul George - Sembra addirittura meglio di quel giocatore stupendo pre-infortunio. Una delizia per gli occhi.

Flop: Monta Ellis - Potenzialmente, un secondo violino offensivo di primissimo livello. La sua aggiunta, in teoria, dovrebbe garantire una ventina di punti a partita e tanta pericolosità. Peccato, però, che quel ‘in teoria’ non si sia ancora tradotto sul parquet.


 

Detroit Pistons, voto 7+


Partenza a razzo che ha sorpreso tutti. Poi, come naturale che fosse, un rallentamento. Le trasferte a Ovest, in particolare, non hanno dato buoni dividendi. Fatto sta che, comunque, la Detroit di questa prima parte di stagione rimane una bella sorpresa. Van Gundy sta tenendo fede alle promesse estive: gioco più veloce, dinamico e vario. Visti gli esterni a disposizione, fisici e duttili, un’ottima scelta. Mettici che Morris sta dimostrando di essere un ottimo giocatore anche lontano dal fratello e Caldwell-Pope ha trovato continuità... Le due stelle, comunque, rimangono Jackson e Drummond. In un modo o nell’altro, sono loro a decidere le sorti della squadra.

Top: Andre Drummond - Fantascienza i 20+20 di media della prime gare. Ha scritto pagine di storia e, nonostante il lievissimo calo nelle statistiche a rimbalzo, rimane il centro più dominante della Lega. Mostruoso.

Flop: Ersan Ilyasova - Lo sto osservando da vicino perché l’ho nel FantasyNBA. Ci speravo, perché si dovrebbe adattare benissimo all’idea di gioco di questi Pistons. Purtroppo, ha azzeccato tre o quattro partite. Ha tutto per rendersi molto più determinante.





Milwaukee Bucks, voto 5,5


Insufficienza sì, ma lieve, solo perché siamo all’inizio e sono giovani. Questo, però, non deve rimanere un eterno alibi, soprattutto se arrivi da una stagione ottima e sei accreditato di essere un gruppo con buonissime ambizioni (almeno di playoff). Troppe sconfitte contro squadre inferiori e la sensazione di aver fatto un piccolo passo indietro rispetto all’anno scorso. E sì che non è cambiato molto, se non in meglio: l’arrivo di Monroe (che tatticamente ha spostato nulla) e il rientro di Jabari Parker (che può essere solo un vantaggio). Jason Kidd deve lavorare duro. C’è il rischio, anche se dubito, che i ragazzini l’abbiano presa un po’ a cuor leggero.

Top: Giannis Antetokounmpo - Viaggia su ottime cifre realizzative (oltre i 17) e dà il solito contributo sotto le plance (ma potrebbe fare qualcosina in più). In estate ha lavorato tanto sul tiro da tre e si vede, anche solo per i miglioramenti nella meccanica. Tutto sommato, sta facendo il suo.

Flop: Khris Middleton - Mi aspettavo molto di più. E penso di non essere l’unico. Ha finito il 2014/2015 alla grande e, in sostanza, da leader della squadra. Per ora, ahimè, rimane il cugino di quel giocatore.


domenica 15 novembre 2015

The Play Of The Night: 15 novembre

Mi fa particolarmente piacere che la giocata della notte sia di Jabari Parker.

Perchè questo ragazzo ha un talento fuori dal comune e lo stava dimostrando già l'anno scorso, prima che un infortunio ne bloccasse la stagione.

Ora è tornato e, piano piano, si sta riprendendo minuti, fiducia e applausi.

Nella notte, i suoi Bucks hanno fermato la corsa lanciata dei Cavaliers di LeBron, imponendosi all'overtime e facendo capire, una volta di più, che nel Wisconsin dovranno sudare tutti.

Ritornando a Jabari e al suo highlight, ecco qui l'inchiodatona a due mani dopo un paio di palleggi. Di potenza ce n'è eh...

mercoledì 28 ottobre 2015

The Play Of the Night: 28 ottobre

Finalmente NBA; finalmente il momento che tutti aspettavamo.

Un nuova stagione pronta a regalarci, al solito, emozioni e sensazioni uniche.

Le annate passano, ma ci sono personaggi che rimangono protagonisti sempre, anche se con una decade abbondante di esperienza alle spalle. Ma quando la classe è pura, il tempo si inchina al talento.

E' il caso di Pau Gasol, protagonista della giocata della notte. Il catalano, impegnato coi suoi Bulls nella 'prima' contro i Cavs, si prende platea e applausi, rimandando al mittente niente meno che 'sua maestà' LeBron James.

Con pochi secondi sul cronomentro, e punteggio sul 97-95 per i Bulls, LBJ decide di mettersi in proprio: semina Jimmy Butler come fosse un brocco qualunque e attacca il ferro; peccato, per lui, che Pau Gasol sia li ad attenderlo. Stoppatona, 'Re' rispedito al mittente, folla in delirio e successo propiziato.
Nonostante i pochi istanti rimanenti a propria disposizione, infatti, Cleveland non troverà il canestro del sorpasso. Finirà così: 97-95 per i Bulls.