Evan Turner è sicuramente un giocatore all-around. Uno di quelli che fa un pò di tutto, dagli assist ai rimbalzi e via dicendo... Inoltre, ha più volte dichiarato di non sentirsi inferiore a tante superstelle della Lega. Su questo, invece, ci sarebbe da discutere (ma nemmeno molto poi: conclusione scontata).
Nella notte, però, l'ala dei Celtics ha messo lì una giocatina niente male, misto tra Tony Parker e Steph Curry: doppio movimento ubriacante sulla linea di fondo e appoggio rovesciato con l'aiuto del vetro.
Il secondo posto a Est è tanta roba, anche perché
strameritato e, in sostanza, mai messo in discussione. Anzi, i canadesi hanno
pure accarezzato il sogno della leadership. E’ rimasta solo una speranza, ma va
bene così.
I Raptors non hanno un gioco abbacinante e rivoluzionario,
ma sono coscienti dei propri pregi e difetti, puntando su uomini collaudati e
messi al posto giusto. Lowry e DeRozan sono una certezza, Scola il vecchio
saggio, Carroll (ritrovato dopo un lungo infortunio) una pedina fondamentale,
Valanciunas il talentuoso lungo, anche se un po’ incostante. E la panchina,
beh, male non è: Joseph, Ross, Patterson, Johnson, Powell, Biyombo…
Come al solito, però, la vera sostanza di questa squadra si
vedrà ai playoff. Troppo spesso, infatti, nella post season hanno buttato via
quanto di buono fatto nel resto dell’annata.
Kyle Lowry (immagine dal web)
Top: Kyle Lowry. In quintetto all’All Star Game, e non solo
perché si giocava a Toronto. Regista moderno, attaccante temibile dall’arco e
in penetrazione. Ha trovato la sua dimensione e continua a crescere.
Flop: Terrence Ross. Benino nella seconda metà di stagione,
ma ancora è lontano parente di ciò che sarebbe potuto essere. Dalla panchina,
comunque, può ritagliarsi un ruolo importante.
BOSTON CELTICS (48-34), voto 7.5
Il lavoro di coach Stevens sta dando i suoi frutti.
Succosissimi frutti. E’ sotto gli occhi di tutti. Squadra ordinata, organizzata
e modellata perfettamente dal suo giovane allenatore. Quinto posto a Est e gli applausi di tutti gli addetti ai lavori.
Nonostante un roster “normale”, senza la super stella
blasonatissima, i Celtics si sono tolti molte soddisfazioni e, in una
Conference dove tutto può succedere, vogliono imporsi come mina vagante.
D’altronde, Boston è un vero gruppo. La totalità che esalta
il singolo (Thomas su tutti), non il contrario. Per fare strada serve questo.
Non solo, ok, ma la coesione è un bel punto di partenza.
Top: Isaiah Thomas. Il "piccolo grande uomo" ha appena chiuso
una stagione straordinaria. Leader indiscusso, idolo a ogni latitudine e, a
sorpresa (ma neanche troppo), All-Star. Meglio di così…
Flop: David Lee. Sulla carta, giocatore perfetto per il
sistema biancoverde. Purtroppo, un fallimento. La partenza nella finestra di
mercato è stata inevitabile.
NEW YORK KNICKS (32-50), voto 4.5
La partenza non era nemmeno stata malaccio. Anzi, fino a
gennaio i newyorchesi erano stati in corsa per i playoff. Magari alla lunga
non ce l’avrebbero fatta, ma erano nel gruppone buono. Porzingis si era
dimostrato, da subito, un fenomeno; Carmelo bombardava e dominava pur rimanendo
tra le righe; il resto della rosa faceva da perfetto supporto.
Poi il crollo. Le prime difficoltà e, improvvisamente, il
licenziamento di Fisher. Da lì in poi, la stagione è cambiata completamente. Un
declino costante e inarrestabile. L’ambiente si è spento e con lui ogni sogno
di gloria. La decisione della società lascia parecchi dubbi. Parecchi.
Soprattutto per le tempistiche.
Ovviamente, rispetto all’anno passato è stato fatto un grande
passo in avanti, ma l’epilogo lascia la sensazione che tutto, o quasi, sia
stato vanificato (per questo la grave insufficienza).
Top: Kritaps Porzingis. Quelli che lo hanno fischiato nella
notte del draft si stanno ancora rimangiando tutto. Un fenomeno di lunghezza
infinita e un talento sublime. Stoppatore, rimbalzista, tiratore, passatore…
Una gioia per gli occhi.
Flop:Kevin Seraphin.
Non mi aspettavo facesse il fenomeno, ma che, almeno, si ritagliasse un ruolo
importante. Aveva scelto NY proprio per avere spazio, per poi ritrovarsi a fare
polvere.
BROOKLY NETS (21-61), voto 3.5
I playoff dell’anno passato sono stati un’inaspettata
beneficiata. Però ci erano arrivati e, tutto sommato, avevano fatto il loro.
Partendo da lì, ci si attendeva qualche passo in avanti. Magari rimanere in
scia al treno buono. Visto l’andamento della Conference, sarebbe stato
difficile sperare di replicare l'ottavo posto, ma ciò non giustifica l’inaccettabile stagione dei bianconeri.
Squadra senza capo né coda, che ha puntato su Lopez, Young e
Jack senza costruire un supporting cast di livello accettabile, nonché uno
straccio di gioco accettabile.
Il prematuro stop del play ha tolto molto, ma la stagione
aveva già preso una brutta piega. Confermata poi dal licenziamento di Holins e
l’addio a Joe Johnson.
Tanta confusione, poche idee, soldi spesi male e franchigia
da ricostruire.
Top: Thaddeus Young. E’ un giocatore solido, talentuoso ed
efficace su entrambi i lati del campo. Non può non piacere. Nel marasma
generale, ne esce sempre a testa alta e con cifre ottime. In più, tante cose
utili.
Flop: Andrea Bargnani. Mi spiace per il Mago, che stimo e
ammiro, ma ha fallito un’altra volta. La situazione era complicata e avrebbe
meritato più spazio, ma bisogna basarsi sui dati. A conti fatti, un fiasco.
PHILADELPHIA 76ERS (10-72), voto 2
Ogni anno riescono incredibilmente a riscrivere le pagine
più buie della storia NBA. Gruppo con poco talento, zero disciplina tattica e
ancor meno intelligenza cestistica.
Il peggior record di sempre è più figlio della scarsezza dei
giocatori che del lavoro, encomiabile ma inutile, di Brett Brown. Se ha i a
disposizione certi elementi, puoi sgolarti e arrovellarti quanto vuoi; ne
caverai sempre poco.
Tutto da rifare, per l’ennesima volta. Anche perché Hinkie è
naufragato insieme al suo progetto e Colangelo non sembra intenzionato a dare
continuità alle idee (che dividono gli appassionati) dell’ex G.M.
Si riparte da un paio di elementi e dalla prossima scelta al
draft. Poi, la nebbia.
Top: Ish Smith. Se non fosse arrivato a metà stagione, i
Sixers non avrebbero nemmeno raccolto quelle misere dieci vittorie. Ha dato
idee, corsa e freschezza. Non è un fenomeno e non può fare i miracoli, ma va
applaudito.
Flop: Isaiah Canaan. Forse c’è chi ha fatto peggio, ma lui
incarna bene il perché Philly sia poco “allenabile”: ha punti nelle mani,
fisico e tiro, ma nemmeno una vaga idea di come si stia in campo in cinque.
Indisciplinato come pochi.
Questo quello che Avery Bradley ha pensato, messo in pratica e forse detto nella notte. La "vittima" è Gordon Hayward, stella (perché lo è) degli Utah Jazz.
I Celtics sono avanti di un solo punto a una trentina di secondi dalla fine, ma la palla è degli avversari. Rimessa e possesso affidato a Hayward, il più talentuoso della squadra, che si isola su un quarto di campo e ingaggia l'1-vs.-1 con Bradley. Palleggio, palleggio, palleggio, spalle al canestro, avvicinamento, finta, giravolta e tentativo di fadeaway jumper. Soluzione logica, azzeccata, nelle corde del #20. Peccato che Bradley capisca tutto in anticipo e, soprattutto, sfoderi una giocata difensiva alla Leonard: posizione perfetta, tempismo, prolunghe al posto delle braccia e stoppata pulitissima.
I tanti infortuni ci hanno impedito di vederlo al meglio. Ora, però, Aaron Gordon sembra stare a meraviglia, almeno stando a quanto ha combinato stanotte nella sfida tra Magic e Celtics.
Il #00 è noto per essere un atleta mostruoso e uno schiacciatore di primissimo livello. Come dimostra l'inchiodata, direttamente da rimbalzo offensivo, che gli vale il premio per la miglior giocata della notte.
Vucevic sbaglia la misura del lay-up, che scappa fuori dal ferro e rimane a disposizione dei rimbalzisti di Boston; ma all'improvviso sbuca Gordon, che con una sola mano raccoglie, porta su la palla e inchioda di potenza. Con grande rapidità e spettacolarità.
Per fare una cosa del genere, bisogna davvero stare molto bene.
Questa schiacciata di John Wall non rientra nella Top-10 ufficiale della NBA. E non so il perchè. Sono stati scelti altri due highlights con protagonista il play dei Wizards. Belli eh, però boh.
Per me, infatti, questa è la giocata più spettacolare della notte: da palla rubata, ripartenza alla velocità della luce, ad ampie falcate e inchiodata in piena distensione con la mano sinistra, rubado il tempo al difensore e incendiano il Verizon Center.
Un manifesto perfetto dello stato di grazia dell'ex Kentucky, premiato, non a caso, come miglior giocatore del mese della Eastern Conference.
E’ passato poco dall’inizio di questa stagione. Un mese
circa: nulla se pensiamo a quanto dura quella dolce maratona detta NBA. Tuttavia,
siamo in quel momento in cui è possibile tirare i primi bilanci, acerbi ma non
troppo, e renderci conto di quali squadre stanno deludendo, quali convincendo e
quali, infine, devono cambiare rotta per non buttar via l’annata.
Ripeto: una quindicina di partite è poco, ma anche
sufficiente per farsi un’idea. Cercherò, dunque, di analizzare Division per
Division l’andamento delle varie franchigie, dando un voto (valutazione stupida
e limitante, ma facile e immediata) a ciascuna e indicando quale giocatore sta
rispettando(o addirittura superandole) le aspettative e quale, invece, le sta
deludendo.
Ok? Ci siamo? Tutto molto semplice direi.
ATLANTIC DIVISION
Toronto Raptors, voto 7-
Il primo posto nella Division non sorprende, visti i
risultati della passata stagione e la concorrenza non proprio agguerrita.
L’inserimento di Carroll e Scola sta funzionando e ha dato un po’ di equilibrio
a una squadra che ha sempre avuto buona propensione offensiva ma atteggiamento
difensivo spesso rivedibile, più per mancanze mentali che tecnico-tattiche.
Lowry, DeRozan e Valanciunas sono le sicurezze (brutta notizia il recente
infortunio del lituano: vedremo come risponderà la squadra); la panchina,
invece, un punto debole.
La partenza sprint, 5-0, è stata pian piano vanificata da
qualche passo falso di troppo. Mi aspetto qualcosa in più.
Top: Kyle Lowry - Non lo scopriamo di certo oggi, ma la
costanza nel tiro da tre (40.8%) ne sta aumentando ancor più l’efficacia,
perlomeno in attacco.
Flop: Terrence Ross - Sparito dai radar. Sembra un’altra
annata buttata via malamente.
Voto alto. Troppo? Forse sì, ma i ragazzi di Fisher mi
stanno sorprendendo. Ci si aspettava una decisa svolta rispetto all’ecatombe
del 2014/2015, ma sono convinto che in pochi immaginassero tali miglioramenti.
Porzingis sta stupendo tutti e ammutolendo gli scettici della vigilia, Carmelo
è tornato a essere un violino di primissimo ordine, Afflalo e Calderon danno un
senso al tutto. Finalmente, gli arancioblu paiono una squadra con un senso. Per
i playoff potrebbe essere sufficiente. Ma occhio a sedersi…
Top: Kristaps Porzingis - Sapete meglio di me il perché: il
ragazzo ha un talento, soprattutto per quella taglia fisica, che lo rende un
piacere per gli occhi.
Flop: Derrick Williams - Tira con percentuali basse, sia dal
campo che da tre, dando un contributo molto relativo dalla panchina.
24 punti, 14 rimbalzi e 7 stoppate
Bombe da 3, ganci, arresti e tiri
Porzingis versione arma letale #NbaTipohttps://t.co/p0S4O0Xf3P
Dopo un avvio stentato, è tornata la Boston che conoscevamo:
equilibrata, tenace, ostica e ben allenata. C’è tanta strada da fare,
soprattutto per sistemare un record ancora poco soddisfacente, ma la formula
Stevens – ne ero certo – ricomincia a dare i suoi frutti. Tutti impegnati a
lavorare duro e fare qualunque cosa, in attacco così come in difesa.Frangente
in cui i biancoverdi danno il meglio, risultando tra le migliori squadre per
punti concessi ogni 100 possessi. La superstella non c’è e, forse, viste le caratteristiche
del progetto tecnico, è meglio così. Credo in loro e credo, più che mai, nella
bontà del loro allenatore.
Top: Isaiah Thomas - Non ci sono degli All-Star, ma il
folletto #4 non ci va molto lontano. Segna più di 20 punti a partita e cambia
l’inerzia del match in un baleno. Ormai, è una sicurezza.
Flop: David Lee - Bocciatura forzata e di “incoraggiamento”,
perché è un giocatore che mi è sempre piaciuto e che ritengo perfetto per i
Celtics. Al solito, è stato frenato da qualche problema fisico. Lo attendo più
incisivo.
Brooklyn Nets, voto 3
Squadra che sembra non avere né capo né coda: attacca male e
difende peggio. Qualche giocatore buono ci sarebbe – Lopez, Young, Jack – ma
non basta per dare ai newyorkesi una parvenza di credibilità. Semplicemente,
una stagione che si prospetta grigissima.
Top: Jarrett Jack - Preferito a Brook Lopez perché meno
“pubblicizzato” e atteso. E’ un onesto lavoratore con indubbio talento che
segna, crea (non sempre con lucidità) e mette un po’ di toppe. Su
questi livelli, va oltre le aspettative.
Flop: Andrea Bargnani - Eh lo so, dispiace pure a me. Pensavo
che il Mago potesse trovare nei Nets la squadra giusta per svoltare, anche
visto l’ottimo Europeo. Per ora, non è stato così. Speriamo che le cose girino.
Tolti Noel e Okafor, un’accozzaglia di giocatori di basso
livello (per non dire di peggio). Non hanno ancora vinto e, vedendoli, non si
capisce come possano farlo. Sicuramente qualche successo arriverà, ma qui si
sta attentando seriamente a tutti i record negativi della storia. Obiettivo,
logico e indiscusso, la prima scelta al prossimo draft. Il fatto è che non
stano facendo tanking; sono proprio una squadraccia.
Top: Jahlil Okafor - Nella fitta nebbia, un faro lucente. Ha talento
da vendere e sta avendo un grande impatto sulla Lega. Forse, più di quanto ci
si aspettasse. Attacca alla grande e si intravedono margini di miglioramento
(range di tiro da allargare), ma difende malissimo e non sembra che la cosa lo
tocchi più di tanto.
Flop: Nik Stauskas - Scegliere il peggiore non è facile, perché
la rosa di papabili è ampia. L’ex Kings, però, vince perché, oltre a essere
impalpabile, tira con percentuali imbarazzanti. E per uno che dovrebbe avere
nel tiro l’unico motivo per cui sta dove sta, non è un bel segno.
Kevin McHale esonerato dagli Houston Rockets. Alzi la mano chi è sorpreso (senza barare).
In effetti, non si può dare torto alla dirigenza texana. I biancorossi, a prescindere da tutti i limiti tecnici e, soprattutto, mentali del proprio roster, stavano sprofondando in una sprirale poco confortante. Record di 4-7, una striscia aperta di 4 sconfitte consecutive e un gioco inesistente. Un'involuzione che andava fermata, anche con decisioni drastiche.
McHale non dava più l'idea di avere la squadra in mano, prigioniero di una filosofia di gioco poco chiara e troppo legata alle fortune, o sfortune, di un paio di interpreti. Se non solo uno: James Harden.
Ma vabbè, non mi va di entrare nello specifico (ammesso ne sia capace) della crisi tecnico-tattica di Houston. Questo è un post che vuole essere di conforto per l'ormai ex coach. O meglio, che lo vuole riabilitare agli occhi di tutti. E il modo migliore per farlo è, senza dubbio, ricordare chi era McHale prima di diventare allenatore.
Era un giocatore strepitoso, capace di scrivere la storia del Gioco con i fantastici Celtics versione anni Ottanta di cui era simbolo e trascinatore insieme a Larry Bird e Robert Parish: un trio che, fino a pochi giorni fa, era il più vincente all-time (superati da Manu-Timmy-Tony).
Un'ala grande com tutti i suoi crismi: fisico (circa 2.08), tecnica, carattere, talento difensivo e offensivo. Uno da All Star Game e Hall Of Fame che, ancora oggi, viene preso come esempio e punto di riferimento.
Gustatevelo, cercando di dimenticarvi per un attimo che, al contrario, come allenatore non è sembrato proprio leggendario.
Ce lo ricordiamo vero che Russell Westbrook è entrato in NBA come specialista difensivo?
Non perchè l'ultimo Westbrook potrebbe farcelo scordare, impegnato com'è a macinare canestri, schiacciate e assist.
Questa notte, il buon #0 ha voluto rispolvererare le proprie qualità difensive. La giocata più spettacolare, infatti, non è un'inchiodata a 300 km/h o una ripartenza fulminea, ma una stoppata. E che stoppata.
Tutto nasce da una piccola dormita in marcatura che permette a Marcus Smart, ovviamente si parla di Celtics-Thunder (hanno vinto i verdi), di tagliare l'area e andarsene tranquillo verso un facile lay-up. O almeno, così pensavano tutti. Perchè Westbrook, che stavolta aveva voglia di sbattersi anche nella propria metà campo, decide di crederci, scegliere il tempo e, come se fosse bere un bicchier d'acqua, zompare sopra il play dei Celtics e incollargli la palla al vetro.
Sta cosa la fai solo se sei un atleta fenomenale e se, sotto sotto, hai ancora l'indole del grande difensore. Pazzesco.