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giovedì 12 novembre 2015

Ok Uncle Drew, ma Jeff Gordon che fa il tassista!?

La Pepsi ha messo in piedi una campagna pubblicitaria molto accattivante: sportivi famosi, camuffati, che ingannano ignari cittadini con le loro straordinarie abilità.

Uncle Drew, il vecchietto impersonificato da Kyrie Irving che spadroneggia nei campetti americani, ne è l'esempio più famoso (qui il primo capitolo. E' appena uscito il quarto).

Ma non è l'unico. Jeff Gordon, celebre pilota Nascar, ha girato un video in cui, travestito, faceva schiattare dal terrore un esaminatore di guida guidando 'alla sua maniera'.

Spot diventati virali, la cui autenticità è stata spesso messa in dubbio. Il giornalista Travis Okulski è stato tra i primi a sostenere che il test drive di Gordon coinvolgesse attori partecipi. Dunque, reazioni finte e un 'effetto candid' del tutto fasullo.

Per vendicarsi, Gordon e la Pepsi hanno preso di mira proprio il buon Travis: ecco il risultato...

domenica 25 ottobre 2015

The Play Of the Night: 25 ottobre

La preseason di NBA si è presa una giornata di pausa. E allora, la migliore giocata della notte arriva da un altro sport, altrettanto amato dagli americani, e, sempre più, anche da noi europei. Parliamo, ovviamente, di football. In particolare, football universitario.

In campo ci sono Georgia Tech, padrona di casa, e Florida State, accompagnata dal favore dei pronostici. Il tabellone dice 16-16, con gli ospiti pronti a calciare il field goal della possibile vittoria a tempo praticamente scaduto.

Il calcio del kicker Roberto Aguayo, però, viene stoppato. La palla ricade nelle mani di Lance Austin di Georgia Tech, che parte, semina avversari e completa un ritorno di 78 yards, regalando la vittoria ai suoi e facendo esplodere il Bobby Dodd Stadium di Atlanta.



Strepitosa anche la reazione di Paul Johnson, coach degli Yellow Jackets di Georgia.

sabato 24 ottobre 2015

The Play Of the Night: 24 ottobre

La giocata più bella della notte è un inno al gioco di squadra, alla fantasia e ai fondamentali del basket, così come dovrebbe essere.

Ovviamente, non poteva che portare la firma dei San Antonio Spurs. E di mezzo c'è ancora lo zampino dei soliti fenomeni neroargento: Manu Ginobili e Tim Duncan.

Nel match contro i Rockets, i due veteranissimi hanno dato ulteriore prova di come, anche alla soglia dei 40 e con 20 anni di NBA sulle spalle, si possa predicare basket. E che i due si conoscano e si trovino a occhi chiusi era cosa nota, ma che continuino a farlo anche con le molte primavere... Beh, poesia in movimento.

sabato 15 agosto 2015

Bargnani, Belinelli e Gallinari: 50 punti in tre

L'Italia ha battuto la Lettonia. A Tbilisi è finita 82 a 63, con gli Azzurri che, per la prima volta con le stelle NBA, hanno guidato il match dal primo all'ultimo istante.

Dominanre l'impatto di Bargnani, Belinelli e Gallinari, che hanno imposto la propria qualità, mettendo il timbro, indelebile, sulla sfida.

Il Gallo è stato top-scorer con 22, mentre il Mago e il Beli si sono fermati, rispettivamente, a 15 e 13. In tutto, 50 punti: prestazione che, in vista degli appuntamenti che contano, fa ben sperare Pianigiani e noi tifosi.

Ecco il video che condensa tutte le realizzazioni dei tre campioni (via Gigantes).


lunedì 10 agosto 2015

Kobe didn't steal Jordan's moves; he internalized them


"Even though Kobe Bryant stole all my moves, I love him like a brother" said His Airness Michael Jordan.

Oh well, what to say? We are talking about two of the greatest players in NBA history. One is a legend, an amazing Hall of Famer, an icon, a hero; the other is a ‘still active’ basketball genius, a snake, a mamba, an example for other athletes and supporters.

Whether Michael Jordan is right or not, i’m pretty sure that he was (is and will be) a landmark for everyone. Just playing at the playground, it’s impossible you’ve never tried, at least once, to score resembling the #23.

Probably, Kobe has never wanted to be the copy of MJ, but – and that’s just a personal supposition – he took from Jordan some movements, attitudes and ways to live and perform the Game.

It’s human nature. It’s like when we play soccer with friends and we use legends' tricks or secrets to be stronger, more devastating or just spectacular. Come on, don’t tell me you’ve never tried to jump, stop in the air like a statue and score with you head in Cristiano Ronaldo’s style… Or, especially Italian, tried to beat goalkeeper with that silky and soft shot that made Alessandro Del Piero great.

So, in conclusion, i’m sure that Kobe never (literally) stole Jordan’s moves, but, maybe unconsciously, he internalized them.  

Judging by this videos, he did it very well. 







mercoledì 15 luglio 2015

"Soldier in the Game": il nuovo rap di Damian Lillard in cui si nominano Curry e Westbrook

-'Damian Lillard? Sicuramente un gran giocatore.

- Solo? No, di certo no.

Il play dei Blazers non ha solo talento cestistico: è anche un 'Re dei social media' e un cantante dalle buone doti.
Non è un cantautore: si 'limita', per così dire, a rendere orecchiabili i rap che tutti gli appassionati gli mandano con l'hashtag #4BarFriday.
Lui legge, giudica e poi mette una base sotto le parole. Il risultato è sorprendente, anche perchè DL ci sa davvero fare.
A questo punto, basta solo incidere e andare nei locali a dar spettacolo.

Ecco il suo ultimo pezzo, "Soldier in the Game", che parla di lui e della sua vita, comprese le 'controversie' dell'essere una Star dell'NBA.

My first encounter with adversity, was somewhat an emergency /
I fell off the path and my mental it needed surgery /
The more I stumbled off the more my actions started erking me/
I got it together and the top looked like my turf to be/They think money rules im rich and I'm done with school/
 

My problems still exist so don't listen to none them fools /
For currency they runnin they lives into paid in full /
I took a task and made it cash now my path done became cool/


My life came full circle at the park was throwing left hooks/
Now I'm in the league with Steph Curry and Russel Westbook /
Took a couple bumps boy you never would see my chest shook /
My heart came from a lion this path only the best took/


I want to check the critics /
Cuz all the things they knit pick/
They always seem to skip where he started this ascension/
I like reciprocity (huh ) but that ain't what they give him/
I did it from the jump but you stumble they pay attention /


Aware of my surroundings at all times a wall fly/
I spot a coward a mile off no small mind/
Put that pressure all on my shoulders return with hulk spine/
A hot head when they rain on my parade Let my thoughts dry /


Experience in my life, prepared me for the high life/
All the times I struggled just prepared me for the highlights/
Use to circle shoes in eastbay now mine on fly sites/
And we can toast to that my circle sharing a Mai Thai /


My dad been kickin game since I was young I been a sponge bro/
Hunnit wads in my pocket, it's covered by the ones tho/
Never flex my muscle don't welcome me to the gun show/
Never show its done just take care of who it's done fo'/


The dream free but the hustle sold seperately/
I been knew I was only as solid as who was next to me/
My cousins , my few good friends , the rest a X to me /
Cuz bad crowd is only a recipe for rest in peace/


I stand out cuz I'm a soldier in a suckas game/
That paparazzi tryna shine me boy I'm duckin fame/
Some dudes call and set it up and boy that's such a shame/
The only time I really stunt is in my stunna frames/
Sheesh


I love my life from the good to the bad/
Feel good to live with riches when comin from rags/
I paint a picture boy just give me that pen and that pad/
City in pieces motivating the kids with the scraps ... Gone


martedì 7 luglio 2015

"He got game", ma a New York di più


Andai a New York nel 2012. Metà settembre o giù di lì.

B&B sulla 124esima, ma non ricordo bene nemmeno questo. A una ventina di strade dal Bronx comunque. Harlem. Quartiere crudo, black, vivace, vero.

Tempo di poggiare le valigie in camera, recuperare qualche ora di sonno, saggiare l’aria di Manhattan ed ero di nuovo in stanza.

Accendo la Tv, ed è subito gioia. Football, football universitario, film, serie Tv, football, football universitario. Mi vedo una partita; come fare altrimenti? Poi, facendo un po’ di zapping, più per curiosità che per noia, incrocio lo sguardo di Denzel Washington. Dito mio smetti di picchiettare i tasti del telecomando! Grande attore. Dunque, a meno di sorprese, grande film.

Parla dal letto di un carcere, seduto, immobile, col capello afro e gli occhi persi. Parla di Jesus. Anzi, parla a Jesus. Jesus Shuttlesworth. Era “He got game”: impossibile non riconoscerlo.

L’avevo già visto e sapevo tutto. Ma gustarselo lì, a Harlem, con attorno i rumori e gli odori di New York, era diverso. E non solo perché capivo la metà delle parole.
Jesus è di Coney Island. Lì vicino. Non ero lontano da dove viveva il ragazzo interpretato da Ray Allen. Era come essere ancor più dentro alla storia, capirla meglio. Esserne rapito.

Non voglio fare una recensione. Non ne sarei in grado e non mi sembra il caso. Ma l’altra sera me lo sono rivisto, sul mio divano, nella mia casa, lontano migliaia di chilometri da quella stanza d’albergo. E non è stato lo stesso. E’ stato comunque bello, ma non è stato lo stesso.

Questa è la lettera che Jake scrisse al figlio Jesus. Sono le parole che sentii appena accesi la tv, quelle dette dal letto di un carcere. 
 
Dear Jesus, ever since you was born I been pushin' you, tryin' to make you the best ball player that you could possibly be, tryin' to make you the ball player that I never was.

I finally came to the realization... that I was pushin' you further and further away from me also.

I believe that things gon' work out for the best for you, for Mary.

Your great-grandfather always used to tell me that you keep tryin' on shoes, sooner or later you gon' find a pair that fit you.

Well, I'm here to testify that I found a pair.

They hurt like hell, son.

I love you.

Your father, Jake Shuttlesworth.


Con ancora le voce di Jake nella testa, è d'obbligo ripensare a Jesus, con i Public Enemies come sottofondo musicale. Enjoy.  




Summer League - Day 3: Hezonja vola, Aaron Gordon è illegale


La Summer League si ‘sdoppia’. Si gioca a Orlando (O), ma, da ieri, anche a Salt Lake City, nello Utah (U).

Ovviamente, prima i risultati.

INDIANA PACERS – ORLANDO MAGIC 76-85 (O)
Indiana: Whittington 16. Rimbalzi: Turner 9. Assist: Young e Lockett 4.
Orlando: Appling e Singleton 17. Rimbalzi: Ejim 7. Assist: Ejim, Singleton e Wilbekim 3.

ORLANDO MAGIC – OKLAHOMA CITY THUNDER 65-73 (O)
Orlando: Gordon 21. Rimbalzi: Gordon 10. Assist: Payton e Siva 4.
Oklahoma City: McGary 19. Rimbalzi: Zanna 9. Assist: Christon 9.

DETROIT PISTONS – MIAMI HEAT 73-78 (0)
Detroit: Johnson 14. Rimbalzi: Johnson 7. Assist: Dinwiddie e Barlow 4.
Miami: Winslow 17. Rimbalzi: Reed 11. Assist: Tuttle 4.

PHILADELPHIA 76ers – SAN ANTONIO SPURS 76-74 (U)
Philadelphia: Okafor 18. Rimbalzi: Aldemir 11. Assist: McConnell 4.
San Antonio: Bertans 19. Rimbalzi; Anderson 9. Assist: Ware 3.

BOSTON CELTICS – UTAH JAZZ 82-100 (U)
Boston: Smart 26. Rimbalzi: 5. Assist: 8.
Utah: Hood 23. Rimbalzi: Cooley 13. Assist: Exum 5.

In quel di Orlando, continuano a ben impressionare Myles Turner di Indiana e Stanley Johnson di Detroit.

Del lungo dei Pacers convince la solidità nel pitturato. Non è stato il top scorer di squadra (13 punti, contro i 16 di Whittington), ma ha catturato 9 rimbalzi e ha piazzato 6 stoppate. Il tutto, in 27 minuti d’impiego. E’ attivo e sempre in movimento, anche a palla lontana.

Dinamismo che contraddistingue anche Stanley Johnson, che contro Miami è stato il miglior realizzatore dei suoi con 14 punti (ottimo 4/5 al tiro). Non è bastato ad avere la meglio degli Heat, tra le cui fila brilla Justise Winslow, che dimostra di essere un’ala piccola di sicuro affidamento. Difende forte e attacca con personalità. Ha segnato 17 punti, ma la sua percentuale dal campo è, ancora una volta, una nota negativa: solo 5/15.

Ieri era anche il giorno dell’esordio di Jahlil Okafor. La terza scelta assoluta del draft è scesa in campo per la prima volta con la maglia di Philly. Contro gli Spurs di un ottimo Bertans, ha fatto bene. Molto bene. Doppia-doppia da 18 punti e 10 rimbalzi, con anche 2 stoppate. Deve riprendere ritmo e precisione (9/21 al tiro), ma le indicazioni sono buone. 

Celtics-Jazz è stata una sfida tra squadre NBA a tutti gli effetti, o quasi. Le due franchigie hanno portato a questa SL alcuni giocatori della ‘prima squadra’, e sono stati loro a prendersi il palcoscenico: Marcus Smart ha dominato (ti piace vincere facile?), ingaggiando un bel duello con Exum e Hood.

I sorrisi più grandi, però, sono stampati sui visi degli Orlando Magic. Sul proprio parquet, i gioiellini della Florida hanno lasciato più di uno spettatore a bocca aperta.
Le immagini dell’inchiodatona di Mario Hezonja hanno fatto il giro del mondo. E le sue dichiarazioni fanno da eco: “Non mi importa se davanti a me mi trovo un veterano o un giocatore giovane; il mio obiettivo è sempre lo stesso: run over everybody (era più bella non tradotta”. Della serie, “personalità ne abbiamo?”.

 

IL MIGLIORE, però, è stato un altro Magic: Aaron Gordon.

La quarta scelta assoluta del draft 2014 sta sbaragliando la concorrenza. Ieri, 21 punti, 10 rimbalzi, 3 assist e 3 palle rubate, tirando con 8/11 dal campo. Considerando che due giorni fa aveva chiuso con 22+18… Illegale.

lunedì 6 luglio 2015

"Essere Josh Childress", in sette minuti


La notizia del passaggio di Josh Childress all’Olympiakos fece scalpore. Era il 2008.

A sorvolare l’Oceano non era un giocatore 'bollito' e al termine della carriera, ma un ragazzo con un solido presente nella Lega. Uno da NBA a tutti gli effetti.

Soldi, tanti (20 milioni in tre anni che, tasse comprese, equivarrebbero a 32 milioni), ma anche la voglia di cambiare aria. Di “fare quello che riteneva giusto in quel momento”. L’importante era essere Josh Childress, anywhere. E questo significò anche scegliere il contratto migliore, l'opportunità migliore.

Due anni al Pireo, con giocate quasi mai viste su un parquet europeo e tanto clamore. Ha vinto una Coppa di Grecia (2010) ed è stato nel secondo quintetto ideale dell’Eurolega 2010. Nulla di che insomma. Soprattutto per una sesta scelta assoluta del draft.

A Stanford impressionò. Fisico longilineo, atletico, con braccia smisurate. Un’ala piccola di 203 centimetri che può giocare come guardia. Una rarità. Atlanta lo chiama e lui entra nel basket dei grandi. Fa bene, da subito. Doppie-doppie a ripetizioni e l’All-Rookie second team.
E’ parte delle rotazioni. Non diventa una stella assoluta ma si guadagna il suo status. Poi, una volta scaduto il contratto con gli Hawks, la decisione di andare in Grecia. Torna in NBA dopo due anni, a Phoenix, ma ha perso un po’ di smalto. Passa ai Nets e poi ai Pelicans

Ma l’avventura lontano dagli States ha lasciato il segno. Così, nell’agosto del 2014, decide di varcare di nuovo l’Oceano. Non l’Atlantico; il Pacifico. Si riparte dall’Australia e dai Sidney Kings. Si fa cacciare un paio di volte dal campo e si becca più di una multa. Gioca troppo violento per gli standard di laggiù. Si fa pure male, ma l’idea di tornare a casa non lo intriga. Quattro giorni fa ha firmato un nuovo annuale con gli australiani.

Una storia particolare e curiosa. Non perché ci siano di mezzo le solite sparatorie o magagne legali, a cui, ahimè, certi personaggi NBA ci hanno abituato; ma solo perché si sta parlando di un ragazzo che ha preso delle scelte ‘diverse’. Sì, definirle coraggiose sarebbe esagerato. ‘Diverse’ mi sembra l’aggettivo giusto. 




Summer League - Day 2: è stata la giornata dei Johnson

Andiamo per ordine. Prima di tutto, tanto per farci un'idea, i risultati di giornata.


LOS ANGELES CLIPPERS – DETROIT PISTONS 69-77
Los Angeles: Wolters 18. Rimbalzi: McMorrow 9. Assist: G. Johnson 5.
Detroit: S. Johnson 24. Rimbalzi: S. Johnson 9. Assist: Dinwiddie 6.

MEMPHIS GRIZZLIES – CHARLOTTE HORNETS 79-75
Memphis: Smith 14. Rimbalzi: Stoke s e White 8. Assist: Smith 7.
Charlotte: Daniels 21. Rimbalzi: Kaminsky 8. Assist: Harrison 8.

BROOKLYN NETS – MIAMI HEAT 70-71
Brooklyn: Boatright 23. Rimbalzi; Hollis-Jefferson 7. Assist: Brown 4.
Miami: Reed 17. Rimbalzi: Reed 9. Assist: Winslow e Johnson 4.

La seconda giornata della Summer League di Orlando ha regalato emozioni anche in ottica risultato, con i Miami Heat che hanno battuto i Brooklyn Nets con uno spettacolare buzzer beater di Tyler Johnson


Buona la prova della guardia (12 punti, 4 rimbalzi e 4 assist), che, supportata da un Willie Reed da 17 punti e da un solido Winslow da 14, ha reso vani i 23 punti di Ryan Boatright, prodotto di UCONN (andato undrafted) che veste la maglia dei Nets in questa SL. 

Tra gli ‘osservati speciali’, bene anche Frank Kaminsky. Nonostante la sconfitta dei suoi Hornets, si è confermato giocatore solido e concreto. Contro i Grizzlies di un più che positivo Russ Smith (14+7 assist in 30 minuti), ha messo a referto 14 punti e 8 rimbalzi, con 6/ dal campo e 2/3 dall’arco.

IL MIGLIORE di giornata è stato Stanley Johnson, l’ottava scelta assoluta dei Detroit Pistons.

Il prodotto di Arizona continua a stupire. In pochi si aspettavano che fosse così decisivo sin da subito. Nei 30 minuti spesi sul parquet contro i Clippers, ha messo a referto 24 punti e 9 rimbalzi, con un invidiabile 10/14 dal campo.

Perfetto per il nuovo corso voluto da Van Gundy (che spiega il 'sacrificio' di Monroe), all’insegna del gioco dinamico e della versatilità, Johnson è consapevole di avere le caratteristiche giuste per imporsi già in questa stagione: “Devo scendere in campo e accendere la scintilla” – ha dichiarato SJ al Detroit Free Press “So che quando entro proviamo a correre, quindi sto cercando di mostrare quella versatilità che molti panchinari non hanno. Se riuscissi a dimostrare di esserne in grado, per me sarebbe un grande successo”.

domenica 5 luglio 2015

"LIttle White Chocolate"

E' la settimana della famiglia Williams. Dopo il video di Jason, aka 'White Chocolate', che a 39 anni fa ancora valere il suo ball-handling, è arrivato anche quello del piccolo Jaxon.

13 anni, biondo, gracile, ma con il piglio da leader e l'occhio che tradisce genialità. E' figlio di suo padre. Non ci sono dubbi. Guida i compagni, indica i movimenti, salta gli avversari come birilli e disegna basket. La somiglianza con papà, sia per fisico che per carisma è impressionante.

E' ancora un bambino, e deve passarne di acqua sotto i ponti, ma le premesse sono eccellenti.

Che dire? Ancora cioccolata, grazie.




venerdì 3 luglio 2015

Le schiacciate di Kenyon Martin

Kenyon Martin si è ritirato. Dopo 15 anni di NBA. Volessimo essere cattivelli, potremmo anche non conteggiare gli ultimi 3 o 4. Tant'è.

Sono andato su YouTube a vedermi qualche suo highlight. Così, giusto per vedermi un pò di giocate. Anche perchè so che mi faceva divertire. Me lo ricordo ai tempi di un NBA Live di non so quanti anni fa. Era uno di quelli che saltavano di più; quelli da "ssschiacciata mosstruooosaaa". Bastava il tasto giusto e decollava. Il resto lo faceva male. Ma come saltava ragazzi!

Ed era così anche nella realtà: atleta pauroso, 'americano' fino in fondo e con fondamentali più che rivedibili. 

Non a caso, e ammetto che la cosa mi ha strappato un sorriso, si trova la compilation non solo delle sue migliori 10 schiacciate, ma anche delle migliori 100. 100!! Cioè, tanto per far capire che razza di giocatore era ('razza' nel senso si 'tipologia' e non nel senso di 'che classe immensa aveva questo ragazzo'). 

Meritano eh, perchè, in effetti, sono davvero belle.


Aron Baynes super-posterized da Blake Griffin

Aron Baynes lascia gli Spurs e va ai Pistons. Bene, ciao. Senza troppo dispiacere.

Non che l'australiano sia malaccio eh, anzi, ma non è che ti strappi i capelli mentre lo guardi andar via. Ha giocato un buon Mondiale l'estate scorsa e si è confermato utile anche in stagione. Con Splitter mezzo morto e Duncan che aveva bisogno di tirare il fiato, il #16 ha fatto quel che doveva fare.

Detto questo, quando ripenso alla sua annata, la prima cosa che mi viene in mente sono le tre 'posterizzate' che si è preso ai playoff da Blake Griffin. Di seguito, senza poter battere ciglio.

Caro Aron, non volermi male. Ciao, goditi Detroit (se possibile).


giovedì 2 luglio 2015

Tim Duncan non si ritira. Cominciò tutto così


"I'll be back on the court"

Con queste poche parole, Tim Duncan ha confermato che sarà della partita anche nella prossima stagione. A 39 anni, dopo 18 campionati NBA.

Timmy fa un regalo a Gregg Popovich, ai suoi compagni, ai tifosi degli Spurs e a tutti noi che amiamo la pallacanestro. Anzi, fa un regalo a tutti quelli che amano lo sport. Perchè qui, signori, si va oltre il campo in legno.

Non eravamo pronti (perlomeno il sottoscritto) a non vedere più il #21 grigioargento sui parquet degli States. Non eravamo pronti a salutare quello sguardo perso, quasi sognante e unico: maschera perfetta di un Campione con pochi pari.

Ma per i racconti e le frasi strappalacrime ci sarà tempo. Quando ho saputo della sua decisione, la mia mente è subito volata, chissà poi perchè, al giorno in cui la sua avventura nella Lega cominciò. Era il 1997. La solita faccia svagata, camicia con collo alla coreana, completo beige e via verso la leggenda...

Il Milan ufficializza Bacca: ecco cosa ne pensavano Suma e Ordine

Il Milan ha appena ufficilaizzato l'acquisto del colombiano Carlos Bacca dal Siviglia.

Grande colpo? In teoria sì. Sono in molti a pensarlo. Sino a pochi giorni fa, però, qualche 'illustre' tifoso rossonero non era della stessa opinione.

Sono pronto a scommettere che cambieranno idea molto presto. Anzi, l'avranno già cambiata.

 

Jason Williams dà spettacolo, anche a 39 anni

Dicono che sia il vino a migliorare con l'invecchiamento.

A quanto pare, anche la cioccolata gode del passare degli anni. Soprattutto quella bianca.

'White Chocolate', al secolo Jason Williams, ha smesso di giocare da pro ormai da 4 anni, ma la classe non sembra averlo abbandonato. Ha qualche chiletto in più, non scatta con la rapidità di una volta e salta poco o nulla, ma il ball-handling è sempre quello di un fenomeno.

Vedere per credere (video via Sportando).


Gareth Bale fa canestro, con i piedi

Gareth Bale, 'Mister 100 milioni', non ha mai nascosto di essere un appassionato di NBA.

Ha più volte dichiarato di essere diventato tifoso degli Heat dopo un viaggio a Miami.

Prima di allora, era a malapena a conoscenza dell'esistenza del basket. D'altronde, non è che in Galles si mangi pane e pallacanestro tutti i giorni.

Viste le prestazioni dell'ultima stagione, da 'bene ma non benissimo', il levriero del Madrid ha deciso di tentare l'avventura in un altro sport. Ancora, però, deve capire che la palla a spicchi si usa con le mani. Buon per lui che, anche se con i piedi, riesce a centrare il canestro.

In periodo di mercato NBA, potrebbe far comodo a qualcuno.

(video via Nonleggerlo)

Pierce lascia Washington: ecco il meglio della sua stagione

Paul Pierce ha deciso di lasciare i Washington Wizards dopo un solo anno.

Con 37 primavere e 17 stagioni NBA sulle spalle, ha deciso di ricominciare da Los Angeles, sponda Clippers. Una scelta dettata più dal cuore che dal portafoglio: terminerà la carriera nella città in cui è nato e avrà l'opportunità di lavorare di nuovo con Doc Rivers, suo coach ai tempi di Boston.

Nella Capitale, 'The Truth' ha lasciato il segno. A prescindere dalla cifre (12 punti e 4 rimbalzi di media), si è reso protagonista di un'annata in crescendo. I playoff, sono stati memorabili. Sono sicuro, infatti, che abbiate tutti in mente le sue giocate contro Raptors e Atlanta.

Ma Pierce ha dato spettacolo tutto l'anno. Ecco, in 9 minuti, il meglio della sua stagione.