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sabato 25 febbraio 2017

Vedi Napoli e poi godi


51. Cinquantuno.

Nel girone d’andata, la vittoria col Crotone aveva segnato il cambio di rotta. La vera svolta, però, era arrivata la settimana successiva, contro il Napoli.

In quel momento è nata l’Atalanta di Gasperini. Da quel momento, la Dea non si è più fermata.

Quel pomeriggio, al Comunale, è apparso quel gioco, tra i più belli della serie A, poi diventato il fil-rouge di questa stagione pazzesca. Epifania di un’identità profonda, ben riconoscibile, esaltante e, soprattutto, vincente.

L’Atalanta è una squadra vera. L’Atalanta è una squadra forte. L’Atalanta è una squadra con la mentalità giusta per puntare in alto.

Solo così si può spiegare una prestazione da protagonista al San Paolo, davanti al Napoli di Sarri, abituato a riempire i tabellini e triturare gli avversari a suon di goleade, verticalizzazioni e manovre da applausi. Una macchina, quella azzurra, a tratti perfetta. Perciò, giustamente temuta, decantata e rispettata. Stasera, però, non l’abbiamo vista. 

E c'è gente che sborsa 30 milioni per Maksimovic

L’Atalanta, non da oggi, è un mix di sfrontatezza e consapevolezza. Scende in campo per imporre il proprio credo, qualsiasi sia l’avversario. Puoi soffrire o non essere in giornata, ma sai chi sei e cosa devi fare. Sempre. Prodigio tattico e psicologico.

Presenza di spirito che consente a un centrale come Caldara di abbandonare il suo ruolo, farsi 70 metri di campo per accompagnare una ripartenza e siglare la doppietta personale con una volè da bomber navigato. Il tutto, con la squadra in 10.

Presenza di spirito che ha consigliato a Gasperini di non rivoluzionare la formazione dopo l’espulsione di Kessiè. Ha atteso che i suoi leggessero il momento. Un chiaro messaggio di fiducia. Ben ripagato, direi. 

D'altronde, come non credere in questi ragazzi? Continuano a dimostrare dedizione, applicazione, saggezza e, quel che più piace a noi tifosi, voglia di sognare. Sono i primi a scommettere (evito battute su Masiello) su se stessi.

Mentalità che porta solo sorrisi e trionfi. E di esultare con le braccia al cielo, noi, ancora non ci siamo stancati.

domenica 5 febbraio 2017

Venti righe bastano, e avanzano, per commentare Atalanta-Cagliari


Due azioni manifesto dell’Atalanta di Gasperini: l’esterno, in questo caso Conti, che allarga la squadra, si spinge sul fondo e crossa per il compagno, il Papu, che stringe dal lato opposto e coglie la difesa alle spalle; Petagna che lavora con qualità e tenacia un pallone sulla trequarti, attira su di sé il raddoppio e scarica per Gomez, libero di inventare ed esprimere il suo talento. 

Papu Gomez da urlo (foto dal web)

Complice un Cagliari imbalsamato, dopo 15 minuti è 2-0 per la Dea.

Sincronismi ormai perfezionati, che permettono ai nerazzurri di fare la corsa su Milan, Lazio e le altre squadre in lotta per l’Europa, anche se meno nobile. Quota 42 punti a 16 gare dal termine. La scorsa stagione si era chiusa a quota 45. Sembra un’era fa.

Su Atalanta-Cagliari c'è poco da aggiungere. Dopo il doppio vantaggio, i bergamaschi si sono limitati a controllare il match, addormentando i ritmi.

Tanto è bastato per trascorrere un pomeriggio tranquillo. Anche perché l’undici di Rastelli è stato pressoché nullo, nonostante abbia avuto a lungo, su gentile concessione avversaria, il pallino del gioco in mano. Possesso di palla non coincide con pericolosità: eccone l’ennesima riprova.

Il solo Di Gennaro ha provato a scuotere i rossoblu. Ha tentato di svegliare i compagni facendo il play maker a tutto campo. Sforzo lodevole, per nulla ripagato. Solo qualche punizione pericolosa conquistata tra il 50° e il 60° della ripresa.

Spentasi la fiammella del 10 scuola Milan, tutto come dopo il raddoppio, peraltro spettacolare, di Gomez: Atalanta padrona, lucida e saggia. Punto. 

 

sabato 17 dicembre 2016

L'Atalanta fa 0-0 col Milan: sabato sera col sorriso


Prendo e porto via, col sorriso.

Un punticino con questo Milan vale molto. Soprattutto a San Siro. Perché i rossoneri sono squadra vera, ostica e ben allenata. Stima per Montella, da sempre.

Il Diavolo ha blasone e palcoscenico da fuoriserie del campionato, ma non lo è. E lo accetta. Questo il segreto per essere lassù in classifica. Gioca da provinciale, ringhiando, ripartendo ed evitando inutili ghirigori (perlomeno sulla carta). Per certi versi, è simile all’Atalanta. L’atteggiamento arrembante è quello.

Perciò, lo 0-0 non delude. Anche perché, onestà prima di tutto, è il Milan ad aver cercato maggiormente la vittoria. Soprattutto nella ripresa, dopo che Bonaventura è entrato in partita. Le fiammate del #5 hanno messo alle corde i bergamaschi, che non sono crollati e hanno stretto i denti. Arretrando e rintuzzando, ma senza disdegnare qualche bella sortita.

Spinazzola: in costante crescita
Le occasioni vere, però, quelli di Gasperini le hanno avute nel primo tempo, dal 20’ in poi. Lì sì che si è vista un’Atalanta padrona del campo. Con Petagna lottatore, nonostante gli evidenti limiti (nell’1 vs 1 ha preso paga il 99% delle volte), il Papu ovunque e le ali pronte ad appoggiare l’azione. Piace Spinazzola.

Per un quarto d’ora, tutte le 50/50 balls, come direbbero in NBA, sono state nerazzurre. Non per questione di fortuna: ottime letture, anticipi a ripetizione e occhi svelti.

Un po’ quello che è successo, ma a parti invertite, nell’ultimo quarto di match. Il Milan non ha capitalizzato, ma avrebbe potuto. E, forse, meritato. E' mancata la scintilla di Suso, stasera al di sotto delle attese. Meglio per noi.
E' allo spagnolo che Montella affida le chiavi dell’attacco. Ogni settimana. E, a maggior ragione, in un turno che vede un undici milanese rivisitato rispetto alle ultime uscite, con qualche uomo di qualità lasciato in panca. Tra pochi giorni hanno la Supercoppa a Doha: giusto centellinare.

Ma la forza di questo Milan, che riflette la consistenza del suo tecnico, sta proprio nella capacità di fare lo stesso gioco con qualunque effettivo, o quasi. Proprietà commutativa. Che è virtù anche della Dea. Sono due squadre “allenate”, nell’accezione più stretta del termine. 

Un testa a testa quasi alla pari: questo il motivo di uno scontro poco spettacolare ma tutt'altro che timido. 

Le sferzate del Diavolo ci sono state. Per fortuna, senza conseguenze. E se il Papu avesse controllato bene nel contropiede 3 contro 1 di fine match…. 

Peccato di gola. Accontentiamoci e teniamoci stretto questo punto.

domenica 30 ottobre 2016

Atalanta-Genoa: che bello soffrire di vertigini


Confesso: ho caldeggiato a lungo l’esonero di Gasperini. Non per mancanza di risultati (motivazione valida, ma spesso debole), ma per il deludente atteggiamento della squadra: molle, confusa, senz’anima. Attorno al tecnico, inoltre, tanto scetticismo. Distaccato, freddino, poco coinvolto dall’ambiente. Solo nuvole; non vedevo altro.

Per fortuna, la sfiducia era un fattore esterno. Giocatori e staff, i recenti progressi lo dimostrano, hanno sempre remato nella stessa direzione del Gasp. E così è arrivata la svolta.

La mia crisi “zampariniana” si è rivelata figlia delle colpevole fretta.

La partita di quest’oggi è l’ennesima riprova di come il lavoro stia dando succosissimi frutti. La Dea ha cambiato volto. Ora è una squadra coinvolgente, emozionante per quanta “garra” ci mette.

Il pressing, continuo e forsennato, scalda il pubblico ed esalta gli interpreti. E’ portato dal primo all’ultimo minuto, con ordine e preparazione. Baricentro altissimo che soffoca la costruzione avversaria, permette il veloce recupero di palla e premia la verticalità della manovra.

Jasmin Kurtic: finalmente è "tornato"
Non è una filosofia semplice da interpretare: ci vogliono gambe e cervello. E che Kurtic sia l’uomo simbolo della riuscita della scommessa gasperiniana, beh, dice molto. Lo sloveno, infatti, ha rispolverato quell’esuberanza che tanto l’aveva fatto apprezzare a Palermo e Sassuolo. L’anno scorso, al contrario, solo delusioni. Lo avevo spesso preso di mira. Ora, rivitalizzato, copre la trequarti come un Hamsik di qualche anno fa (con le dovutissime proporzioni): aiuta in contenimento, supporta il bravo Gagliardini (piede e idee) e si getta nello spazio. Un gol buttandosi in area, l’altro a rimorchio: non è casualità.

Due perle arrivate nel finale di primo tempo e meritate. Perché, come nelle scorse settimane, l’atteggiamento nerazzurro è stato azzeccato sin dal calcio d’inizio. L’Atalanta è consapevole di stare bene. Non ha paura nemmeno di un Genoa in buona vena e giustamente apprezzato, per merito del competente Juric.

Testa bassa e puro spirito. Difesa solida, sostituzioni forzate che non influiscono, Freuler e Gagliardini fanno quadrato, Petagna a fare sportellate (ma con buona qualità) e il Papu che si diverte, dando fantasia e imprevedibilità a un organico che si muove armonico.

La Dea controlla il match, e non arretra mai. Nemmeno nella ripresa, quando dovrebbe essere il Grifone a spingere. Si rischia qualcosa (San Berisha), ma non svanisce la consapevolezza di avere tutto sotto controllo. Quando la palla è orobica, tanti uomini in movimento, diverse soluzioni a disposizione, colpi di tecnica. Pensando a un mese fa, dalla notte fonda al giorno più splendente.

Ed è giusto che sia proprio Gomez a chiudere un magico pomeriggio. Da numero 10 vero.  Maglia che porta con merito.

Tre le vittorie consecutive, 19 i punti in classifica. E’ un periodo d’oro; passerà. Ma vabbè, godiamoci la sensazione: soffrire di vertigini non è mai stato così bello.

lunedì 26 settembre 2016

Crotone - Atalanta: la Dea in scioltezza, ma c'è molto da lavorare...


Causa forza maggiore non ero ancora riuscito a vedermi un singolo minuto di Atalanta. E, sentendo un po’ gli amici e vedendo i risultati, non mi ero perso nulla; anzi… Il posticipo mi ha dato l’occasione di godermi un po’ di nerazzurri. Che poi “godermi” è un parolone: di lunedì, contro il Crotone, stadio neutro. Vabbè, meglio di nulla.

Petagna: bene la sua prima da titolare (foto dal web)
Ma l’inizio gara ha ribaltato le mie aspettative: 40” e Petagna, scelto a sorpresa al posto di Pinilla e Paloschi, si beve un avversario e serve in mezzo per Kurtic che, però, spreca. Altri 2’ e lo stesso Petagnone se ne va da panzer incontenibile ancora a Ferrari e la piazza d’interno battendo Cordaz. Che partenza: 1-0 in scioltezza.

Brava la punta, pessima la difesa rossoblu. E, dunque, ti aspetti che la Dea cominci a comandare il gioco senza problemi e così via. Invece no, perché nella bruttezza generale di un match giocato da squadre in evidente confusione tattica, tutto rimane in equilibrio, con i calabresi che, senza far nulla di che, reagiscono (sterilissimi).

Masiello: per me, il migliore (foto dal web)
L’ Atalanta sonnecchia, anche perché emergono le evidente lacune strutturali della squadra di Gasperini: l’unico difensore che sembra nel pieno delle sue facoltà mentali è Masiello, mentre Toloi e Zukanovic spazzano, svirgolano, tappano i buchi come possono e lasciano molti dubbi; il centrocampo manca di qualità, perché Kessie ha il futuro dalla sua, è potente e perfetto negli inserimenti, ma non ha la mente da regista, mentre Freuler e Kurtic sono sempre sottotraccia, così come Konko e Dramè; l’attacco va a sprazzi, con Gomez che vaga in cerca di una posizione, rifugiandosi spesso nella tanto amata fascia destra, mentre Petagna combatte e si fa vedere con continuità. 

Piccoli-grandi nodi difficili da sciogliere. Per fortuna dall’altra parte c’è un undici che ne ha altrettanti, se non di più. Ed è per questo che continuo a strabuzzare gli occhi davanti a tal scempio. Spesso e volentieri, infatti, si vedono cose da campetto amatoriale: tutti alla ricerca della palla, ruoli fluttuanti, zero idee, reparti che cozzano tra loro. Gli errori tecnici, dovuti al basso livello delle contendenti, risulta l’ultimo dei problemi.

Come detto, però, il Crotone è messo addirittura peggio dell’Atalanta. E lo dimostra la facilità con cui i bergamaschi creano, dal nulla tattico, occasioni gol importanti. Tutto nasce, o quasi, dal semplice fatto che il Papu, pur alla ricerca del suo posto al solo, con quei piedi può scherzare con chiunque degli avversari. Quindi la chance del palo di Kessie e della ribattuta di Gomez salvata sulla riga, quindi un paio di conclusioni da fuori e, infine, la bordata dello stesso numero dieci atalantino per il clamoroso e roboante 3-0. Di mezzo, infatti, la boiata di Cordaz in uscita che aveva regalato il raddoppio a firma Kurtic.

Insomma, senza fare un bel nulla di eclatante, e con tutti le pecche già elencate, Atalanta davanti di tre reti all’intervallo. Bah.

Risultato di ampio vantaggio che prelude a una seconda frazione di sbadigli e gestione. E, in sostanza, così è, nonostante l’espulsione (sacrosanta) di Kessie che avrebbe potuto riaprire un pochino i giochi (il gol di Simy arriva solo all'84° e l'assalto finale crotonese è di pura disperazione). Ma non ha cambiato nulla. Anzi, mi ha confermato che: l’Atalanta è poca roba e deve lavorare tanto; il Crotone è un squadra improponibile a certi livelli.

Quindi a testa bassa, perché domenica arriva il Napoli.

domenica 17 aprile 2016

Atalanta-Roma: rimane l'amaro in bocca, ma solo applausi per la Dea


La veemente reazione dopo l’uno-due giallorosso è stata tanto emozionante quanto inaspettata. Perché, se è vero che la Dea non aveva approcciato male il match, va pur detto che la Roma aveva costruito i due gol palla a terra, con qualità, proprietà di palleggio, sapienza tattica e tecnica. Insomma, di sostanziale superiorità. D’altronde, sulla carta e non, tra le due c’è un discreto (eufemismi) gap.

Ho subito temuto che le perle di Digne e Nainggolan avrebbero avuto effetti devastanti sulla gara dell’Atalanta. Così è stato, ma solo per pochi minuti. Giusto il tempo di incassare il duro colpo, sgomberare la testa da brutti pensieri e ricominciare a fare il proprio gioco. Pressing, accelerazioni e verticalizzazioni improvvise: quel che ci vuole per mettere in difficoltà una squadra fantasiosa come quella di Spalletti.

Così nasce l’azione che porta D’Alessandro al gol. Così prende forma la giornatona del Papu, incubo continuo per gli statici difensori romanisti. Gomez attacca, punta gli avversari, sterza e cerca i tagli in mezzo all’area. Cresce la spinta, sale l’incitamento e arriva il pareggio. Finalmente Borriello, da angolo, come un bomber vero.

Marco Borriello: primi due gol in maglia Atalanta (foto dal web)

Palla al centro e tutto riparte come nulla fosse. Questa volta, però, con un'Atalanta sulle ali dell’entusiasmo. Anche perché la Roma fatica a ritrovare lucidità e, soprattutto, la zampata decisiva. Bene fino alla trequarti, con triangolazioni e scambi veloci; meno quando deve concretizzare, con Dzeko che boh, commentatelo da soli.

La Dea ci mette la “garra”. I difensori soffrono il giusto. Magari vanno sotto nell’uno contro uno, ma il sistema di aiuti e raddoppi funziona. Così come il lavoro sporco del centrocampo, costruito più per fare da diga che per ispirare e manovrare. Freuler, Migiliaccio e Kurtic, infatti, non possono illuminare (tanti errori tecnici, perlopiù per lo svizzero), ma “picchiare” sì. E quello fanno, finchè fiato e gambe reggono.

Peccato che, dopo il colpo da biliardo di Borriellone per il 3-2, sia mancata la sfrontatezza per rimpinguare il bottino. C’è mancato poco, ma tanto è bastato alla Roma per rimettersi in pista. I cambi giusti, l’orgoglio e l’evidente calo atletico nerazzurro hanno aperto una nuova fase del match: Atalanta chiusa nella propria metà campo senza le energie per sprintare e capitolini sbilanciati in avanti. Il gol di Totti è stato lo scontato epilogo.

Per un 3-3 che lascia l’amaro in bocca, ovviamente, ma non cancella una prova lodevole. Applausi meritati, per la reazione, la resilienza, l’intraprendenza e la spavalderia.

Alzi la mano chi, dopo i primi 30 minuti, avrebbe immaginato che ci saremmo ritrovati a mangiarci le mani per due punti persi…

martedì 12 aprile 2016

Milan: una società allo sbaraglio - di Lorenzo Falgari


E rieccoci qui. Passano gli anni, continuano gli insuccessi, e non si vede mai la luce infondo al tunnel.
Di oggi la notizia dell’ennesimo esonero in casa Milan: via Mihajlovic, dentro Brocchi. 

Brocchi: da oggi nuovo allenatore del Milan (foto dal web)

Una sola domanda sorge spontanea ai nostri tifosi caro presidente: perché puntare su un progetto tecnico già testato e fallito l’anno scorso con Inzaghi?
Perché ogni anno non si impara mai dagli errori precedenti?
Non sono certo io, cari amici lettori, a spiegarvi che Berlusconi è sempre stato il classico “dopo di me il diluvio”, e la mia più grande paura per i nostri colori rossoneri è che si stia andando a distruggere quanto di buono fatto in 25 anni.
Ebbene sì dottor Galliani: 25 anni, e non 30 che ricorda pedissequamente a ogni intervista.
I tifosi del Milan non hanno l’anello al naso e sono ben grati per 25 anni di successi straordinari, ma me lo lasci dire: gli ultimi 5 anni sono una delle pagine più tristi della nostra gloriosa storia.
Dobbiamo tanto al presidente Berlusconi e a lei dottor Galliani, ma basta vivere di ricordi, basta essere contenti se si perde contro una squadra superiore come la Juventus, BASTA!
Rivogliamo il nostro Milan e l’unico modo per ottenerlo è cambiare diametralmente strategia. Un Milan di giovani italiani ci porterebbe, se va bene, a metà classifica, e con che vantaggi? Ne gioverebbe solo lei presidente, perchè potrebbe spendere poco o nulla.
L’unica nostra speranza è che il buon Brocchi, che ha firmato un contratto da vero e proprio traghettatore, lasci spazio, con la nuova stagione, a un allenatore più blasonato, che richieda un intervento massiccio sul mercato.
Perché per tornare grandi serve solo una cosa: ritrovare l’entusiasmo del nostro presidente.
Senza di quello, e la conseguente voglia di investire per farci tornare grandi, resteremo per anni una nobile decaduta. Come fossimo odierna rievocazione del grande Toro o del Napoli: squadre dal grande passato, ma che, per anni, si sono dovute accontentare del ruolo di comprimarie.
Ridate il Milan ai milanisti, facciamo il tifo per Brocchi perché ci porti in Europa League e provi, coi mezzi scarsi che ha a disposizione a fare l’impresa in Coppa Italia. Ma poi basta.
Si ricordi presidente che "chi meno spende più spende". Dimostri di essere ancora interessato a questi colori e faccia il bene per questa creatura che ha saputo valorizzare per 25 anni.

domenica 20 marzo 2016

Atalanta-Bologna: tre mesi e mezzo dopo, un sorriso nerazzurro


Ogni volta che si parla di Atalanta, mi prende quell’innato pessimismo tipico di noi orobici. Stavolta no. Sono sempre stato convinto che la partita contro il Bologna avrebbe portato quei benedetti tre punti. Quella vittoria fondamentale, a mio avviso decisiva per ritagliarsi un po’ di serenità in vista del finale di stagione. Anche perché la quota salvezza si preannuncia bassina. 

Per fortuna, la mia fiducia è stata ripagata. Grazie a un primo tempo in cui la Dea ha ottimizzato gli sforzi. Sì, proprio così: ottimizzato. Una bella sfuriata iniziale ha portato al gol del vantaggio, la freddezza di Pinilla al raddoppio. Per un 2-0 al 45' prezioso come non mai, visto che il Bologna, dopo un approccio così così, aveva giocato una mezz’ora di sostanza e voglia, sfiorando, e forse meritando, il pareggio.

I ragazzi di Donadoni hanno dimostrato di saper proporre buon calcio nonostante il periodo negativo: un gol in quattro match, tre pareggi a reti bianche e la sconfitta con l’Inter. Dopo lo svantaggio, hanno abbassato la testa e cominciato ad attaccare con qualità. Inserimenti, triangolazioni, capacità di attaccare gli spazi: la mano dell’allenatore si vede. E' mancata la zampata.

Sportiello e la sorte hanno stoppato le velleità felsinee. E, come spesso capita nel calcio, nel momento migliore degli avversari, è arrivato il gol. Bravo Pinilla, finalmente Alino!

Un grande Alessandro Diamanti: gol, assist e appausi (foto dal web)
Diamanti che, tra l’altro, ha preso in mano il match sin dal fischio iniziale. Schierato esterno destro nel tridente, si è spesso accentrato per cercare palla, inventare gioco e dialogare con i compagni di reparto. 25’ da applausi, l’assist per Gomez e testa sempre alta.

Come i compagni, finalmente concentrati e convinti. A partire dai difensori, rinfrancati e guidati dal ritorno di Stendardo: uomo di carisma e tecnica, troppo importante in un momento così delicato (senza nulla togliere al bravo Toloi). La mediana, con Cigarini che piace da mezz’ala libera di sfogare tecnica e fantasia, ha giganteggiato sui diretti avversari, permettendo agli attaccanti di dedicarsi quasi esclusivamente alla fase offensiva.

Insomma, per metà frazione, un’ottima Dea.

Poi, però, il sensibile calo e l’apnea. Bologna che attacca e sfiora il gol più volte (lo segna pure, ma in fuorigioco), evidenziando le ataviche difficoltà della linea difensiva bergamasca e le insicurezze di una squadra disabituata a vincere.

Per fortuna, Pinilla ha trovato Alino per il raddoppio. La differenza rispetto ai mesi precedenti sta tutta qui: invece di subire il pareggio e crollare psicologicamente, è arrivata l’inaspettata e rigenerante gioia della seconda rete. Salvifica. Decisiva.

Anche perché il secondo tempo è stata una sofferenza. Almeno per una trentina di minuti. L’ultimo quarto d’ora, con il Bologna in nove, fa storia a sé. Anzi, non la fa proprio.

Diamanti out dopo poco e Raimondi al suo posto. Un difensore come attaccante. Un giocatore utile quanto uno di quei coni utilizzati in allenamento. Uno buono solo a tappare un buco. Va da sé, pericolosità diminuita e Papu unico osservato speciale.

Mentre l’Atalanta si abbassa pericolosamente, il Bologna cresce, spinge e ci crede. Sportiello, ancora lui, fa tutta la differenza del mondo. Se il tiro di Floccari fosse entrato, o Masiello avesse spedito nella sua porta quel pallone (lui di autogol ne sa qualcosina….), sarebbe cambiato tutto. Hai voglia a sapere cosa sarebbe passato per la testa dei bergamaschi... Sarebbero crollati in tempo zero; pareggio immediato nemmeno quotato.

Ma oggi no. Nemmeno il rigore sbagliato da Pinilla (Papu da brividi) ha ribaltato la trama. E’ finita così, col 2-0 che può valere una stagione intera.

Tre mesi e mezzo dopo, un sorriso che sa di liberazione. A braccia spalancate, sotto il sole, urlare per quella che potrebbe essere la vittoria della salvezza. Senza mollare, perché non c’è alcunché di deciso, ma convinti che questi tre punti possano rappresentare la svolta.

Vamos!!

domenica 21 febbraio 2016

Atalanta-Fiorentina: le pagelle della Dea, annoiate anziché no

Zero voglia di analisi e abborracciati mezzi tecnici. Ergo, dono di sintesi.

Sportiello, 6: poco impegnato se non dalla bella punizione di Pasqual. Sul gol non è un gatto ma figurati se mi metto a dargli colpe.

Conti, 6+: benino anche perchè ci mette sempre la gamba. Ingenuità a parte, convince. Il fatto che sia il goleador atalantino del momento non può che far rabbrividire.

Toloi, 5.5: sinceramente non ne ricordo quasi nulla. In posizione, senza alti nè bassi.

Masiello, 6.5: premesso che non dovrebbe manco sfiorare un campo da calcio viste le marachelle passate, è stato il migliore. Mai una sbavatura e ottime letture.

Masiello, da una foto della società


Dramé, 5.5: Tello lo svernicia facile nel primo tempo, meno nel secondo. Spinge per 45' minuti, poi si trattiene. La solita foga e, ahimè, anche i "caratteristici" piedi.

Kurtic, 5: involvere è il suo passatempo preferito.

De Roon, 5.5: comincia benino, con le solite interdizione puntuali, poi si fa sommergere dalla mediana viola.

Cigarini, 5.5: con la fascia da capitano ma senza la proverbiale proprietà tecnica. Qualche errore di troppo. Da lui ci si aspetta di più.

D'Alessandro, 5: gioca su un binario solo, testa bassa e pedalare. Ma deraglia e non è altro che uno che corre veloce.

Gomez, 5.5: esce perchè si fa male, tanto per chiudere coi fiocchi una domenica da passare in famiglia. Detto questo, rimane indispensabile.

Pinilla, 5.5: mezzo voto in più perchè si sbatte e segna. Per il resto, poca roba. Ma lui c'entra poco.

Reja, 5: insufficienza dovuta alla solita apatia di una squadra che perde lucidità con sconcertante rapidità. 

Subentrati: non meritano personali fatiche aggiuntive.

domenica 14 febbraio 2016

Atalanta, contro la Sampdoria è mancato il gol; come fosse una novità...


Partiamo dall’aggiustamento tattico più evidente scelto da Reja: mettere i tre attaccanti a pressare i difensori blucerchiati e Fernando, il principale costruttore di gioco dell’undici Montella, per obbligare i genovesi a scavalcare il centrocampo. Scelta più che azzeccata. Così facendo, Ranocchia e Silvestre sono stati obbligati a iniziare l’azione. E, visti i piedi che si ritrovano, per la Samp non è stato un affare. Si sono dovuti rifugiare nel lancio lungo, dando una bella mano alla difesa neroazzurra, così poco impensierita dalla velocità e imprevedibilità di Quagliarella.

Solo quando Cassano, l’unico blucerchiato con il guizzo, è venuto a prendersi palla sulla trequarti, l’Atalanta è andata in difficoltà, anche perché il Pibe ha sempre la capacità di pescare il corridoio giusto. Per fortuna, Ivan da una parte e Correa dall’atra non sono mai riusciti a sfruttare al meglio le invenzioni del barese, rendendo sterile anche la presenza di un uomo d’area come il Quaglia.

In difesa, quindi, la Dea se l’è cavata senza troppi patemi, nonostante il reparto non abbia dato quel senso di assoluta sicurezza. Soprattutto su qualche scorribanda di Dodò (come quella che ha messo Alvarez in condizione di deciderla al 93°). E’ stato fatto il compitino.

Dalla mediana in su, la solita storia: De Roon a fare diga, Freuler a dargli una mano e Kurtic con maggiori libertà di inserimento; Diamanti a tutto campo, con marcatura preventiva su Fernando, Gomez sulla sua fascia sinistra e Pinilla a fare da pivot. Il cileno, purtroppo, non è riuscito a incidere.

Mauricio Pinilla: ancora una volta poco pericoloso (immagine tratta da internet)

Come tutta la squadra, d’altronde. Per l’ennesima volta, infatti, il vero problema degli uomini di Reja si è palesato in fase realizzativa. Tutto ok finché Diamanti e Papu inventano e danno abbrivio alla manovra; meno quando si deve centrare l’assist, crossare per la punta o concludere da fuori. Troppe imprecisioni e occasioni sprecate. Basti pensare a quante volte, in particolare nella ripresa, Alino (un’altra giornata positiva) ha fallito la giocata decisiva, che fosse per un taglio di Gomez o per uno scatto nello spazio della prima punta (l’ingresso di Borriello non ha cambiato le cose).

Il gol dunque. Questo quello che manca. Perché, per il resto, nemmeno malaccio. Ovvio, il bel calcio è un altro, ma i bergamaschi hanno affrontato il match a viso aperto, senza risentire del fattore campo. Al netto, e non si può di certo ignorare, di un avversario che ha enormi problemi, anche simili a quelli dell’Atalanta. Non a caso, la Doria è dietro in classifica e gufa le ultime tre; forse persino più dei nerazzurri.

domenica 7 febbraio 2016

Mi sembra chiaro: l'Atalanta ha dimenticato come si vince


Quest'Atalanta non sa più vincere. "Bella scoperta" direte voi; "Avete ragione" risponderei io. Non ci vuole di certo il mediocre e opinabile sapere del sottoscritto, men che meno a questo punto della stagione, per scoprire che i nerazzurri si sono infilati in un tunnel da cui è dura uscire. 

Anche contro l'Empoli, una prestazione da squadra che non sta bene: momenti morti, sofferenze tattiche e imprecisioni gratuite. Perlomeno - vedere il bicchiere mezzo pieno richiede sforzi inimmaginabili - la Dea ha cercato di fare qualcosina più del solito. Soprattutto nel primo tempo.

Reja ha deciso, giustamente, di tornare sulla strada vecchia del 4-3-3, sperando che i nerazzurri ritrovassero quei meccanismi di inizio anno poi persi nell’ultimo funesto periodo. Ovviamente, con interpreti nuovi: tridente con Gomez, unico “superstite”, il rientrante Pinilla e Diamanti; centrocampo con Kurtic spostato a destra per far posto al debuttante Freuler; dietro, Brivio riproposto sulla sinistra.

In teoria, una base sicura su cui costruire il resto. In teoria. Tatticamente non ci siamo, ma non è una novità. Frequenti incomprensioni fan sì che la manovra non sia mai del tutto fluida e che, troppo spesso, ci si ritrovi con il pallone nei piedi senza sapere che ne sarà del domani. E questo irrita il pubblico, che aggiunge all’insistente acqua la propria insofferenza, facendo piovere sull’undici bergamasco fischi e rimbrotti. Tutto sommato giustificati.

Meno male che, per lunghi tratti, si sia riusciti a metterla sul piano psicologico, mandando in difficoltà, seppur lieve, un Empoli che, anche in una giornata di relativa brillantezza, conferma le proprie doti: velocità di pensiero, preparazione strategica, movimenti automatizzati e giocatori che si trovano a occhi chiusi. Da questo punto di vista, due squadre lontane.

Diamanti: per me, il migliore dei nerazzurri
E allora giusto buttarla sulla foga, affidandosi ai piedi di Diamanti e Gomez. Alino ha fatto bene, chiamando palla, stringendo verso il centro per creare gioco e coinvolgendo Conti e Kurtic (malino, ma meno del solito) sulla catena di destra. In alternativa, pronto il dialogo a distanza con Papu, sempre voglioso e dinamico, benché veramente pericoloso proprio quella volta in cui perde improvvisamente il talento e spara alto da due passi.

Pinilla si è dato da fare e si è abbassato spesso per cercare palloni giocabili. Dentro l’area, però, poca presenza. Idem per Borriello. Non è un caso, dunque, che Kurtic, grazie ai suoi inserimenti alle spalle della difesa toscana, sia stato più incisivo di entrambe le prime punte. Con tutti gli occhi sulle ali e il pivot che porta i centrali avversari fuori posizione, ecco che lo sloveno ha lo spazio per tagliare verso rete. Peccato che, alla fin della fiera, non ne sia scaturito nulla di concreto, meriti di Skorupski a parte.

Freuler, dall’altra parte, non è riuscito a fare lo stesso. Il giudizio, per un mezzo sconosciuto alla prima da titolare, comunque, rimane positivo. Con De Roon forma un duo tosto e portato alla pressione. Da alcuni tocchi si è notata una discreta proprietà tecnica, ma non è un Iniesta. Un centrocampista che fa densità, come quasi tutti quelli che abbiamo in rosa.

La storia, comunque, è sempre la stessa: tanta legna, ma fuoco zero. Ancora una volta è mancata la scintilla giusta. Partite del genere, un po’ di tempo fa, le avremmo portate a casa, magari con un gollonzo in mischia. Uno di quei match da “Dai ch’el vè” insistito e cantato sino allo sfinimento. Ora manco quello. E' quello che ti succede quando disimpari a vincere. 

Sono stati presi rischi e l’Empoli poteva anche vincerla, partendo dal principio che non erano di certo i biancoblu quelli con le spalle al muro. Skorupski ha fatto un paio di ottimi interventi e, in altrettante occasioni, è stato graziato dalle sgangherate conclusioni atalantine.

Senza dubbi, tra le due contendenti, è l’Atalanta ad aver perso due punti. Un pareggio muove la classifica e permette di fare un passo in più rispetto a Frosinone e Carpi, ma il digiuno continua e i volti sono mogi. Dagli spalti arrivano i soliti incitamenti, ma la pazienza sta finendo e la fiducia è ridotta al lumicino. Non un bel quadro, soprattutto quando ti serve sbloccare una situazione pesante e dura da digerire.

Per fortuna – ma davvero! – che nei primi mesi di campionato siano stati fatti i miracoli. Perché, guardandosi attorno, non si scorgono altre formazioni così in confusione.

martedì 2 febbraio 2016

Mettiamo ordine: tutti gli affari conclusi nella finestra invernale del mercato di Serie A Tim

Tante voci, le ufficialità, gli affari fatti, quelli saltati e le ormai immancabili rocambolesche vicende. Un'altra sessione di calciomercato si è chiusa e, ancora, cerchiamo di ritrovare la bussola. 

Per fare un pò di chiarezza e mettere in ordine le idee, ecco il riassunto, squadra per squadra, di tutti gli affari conclusi dalle squadre di Serie A. 


ATALANTA

Acquisti: Diamanti (c, Watford, P), Djimsiti (d, Zurigo), Freuler (d, Lucerna), Gakpé (a, Genoa, P), Borriello (a, Carpi, risoluz.), Asmah (d, Accra United).

Cessioni: Maxi Moralez (c, Leon), Suagher (d, Carpi), Grassi (c, Napoli), Boakye (a, Latina, P), Denis (a, Independiente).


BOLOGNA

Acquisti: Floccari (a, Sassuolo), Zuniga (d, Napoli, P), Constant (d, sv.).


Cessioni: Pulzetti (c, Spezia), Crimi (c, Carpi, P), Mancosu (a, Carpi, P), Ceccarelli (d, Salernitana, P), Falco (c, Cesena, P).

CARPI

Acquisti: Suagher (d, Atalanta, P), Crimi (c, Bologna, P), Daprela (d, Palermo, risoluz.), Mancosu (a, Bologna, P), Sabelli (d, Bari, P), Colombi (p, Palermo, P), Gnahoré (c, Carrarese via Napoli, P), Poli (d, Novara, FP), De Guzman (c, Napoli), Verdi (a, Eibar via Milan), Porcari (c, Bari, P).

Cessioni: Gino (c, Defensor, FP) Wallace (d, Gremio via Chelsea, FP) Iniguez (c, Udinese), Spolli (d, Chievo), Wilczek (a, Broendby), Borriello (a, Atalanta, risol.), Marrone (c, Verona via Juventus, FP), Matos (a, Udinese via Fiorentina), Gabriel Silva (Sampdoria via Udinese), Lazzari (c, Bari).

CHIEVO

Acquisti: Spolli (d, Carpi), Sporkslede (a, sv.), Ninkovic (c, Partizan Belgrado), Miranda (d, Independiente Santa Fe), Floro Flores (a, Sassuolo).


Cessioni: Christiansen (c, Malmoe), Paloschi (a, Swansea).

EMPOLI

Acquisti: Ariaudo (d, Sassuolo, P).


Cession: Ronaldo (c, Salernitana via Lazio), Dermaku (d, Pavia), Barba (d, Stoccarda, P).

FIORENTINA

Acquisti: Tino Costa (c, Genoa, P), Zarate (a, West Ham), Tello (a, Porto via Barcellona, P), Kone (c, Udinese, P), Benalouane (d, Leicester).

Cessioni: Rebic (a, Verona, P), Baez (a, Livorno, P), Bagadur (d, Salernitana, P), G.Rossi (a, Levante, P), Mario Suarez (c, Watford), Verdù (c, Levante, risoluz.), Gilberto (d, Verona, P).

FROSINONE 

Acquisti: Ajeti (d, Basilea, SV. - a novembre), Kragl (c, Ried), Bardi (p, Espanyol via Inter) Pryyma (d, Torino).

Cessioni: Verde (a, Pescara via Roma, FP), Diakité (d, Sampdoria), Bertoncini (d, Modena, P).

GENOA

Acquisti: Suso (c, Milan, P), Rigoni (c, Palermo), Bruno Gomes (a, Internacional Porto Alegre, P), Cerci (a, Milan, P), Fiamozzi (d, Pescara), Gabriel Silva (c, Carpi via Udinese), Matavz (a, Augsburg).

Cessioni: Ujkani (p, Latina, P), Tino Costa (c Fiorentina, P), Gakpé (a, Atalanta, P), Cissokho (c, Bari, P), Figueras (c, Siviglia), Perotti (a, Roma).

INTER

Acquisti: Eder (a, Sampdoria).

Cessioni: Vidic (d, sv, risoluz.), Dodò (d, Sampdoria, P), Ranocchia (d, Sampdoria, P), Guarin (c, Shanghai Shenhua), Di Marco (d, Ascoli), Montoya (d, Betis via Barcellona, FP), De La Fuente (a, Atletico Madrid).

JUVENTUS 

Acquisti: Di Massimo (a, Avezzano, P), Didiba (c, Perugia, P).

Cessioni: Vitale (c, Lanciano, P), Udoh (a, Lanciano, P).

LAZIO

Acquisti: Bisevac (d, Lione).

Cessioni: Oikonomidis (c, Salernitana, P), Prce (d, Salernitana, P).

MILAN

Acquisti: Boateng (c, Schalke 04, sv.).

Cessioni: Cerci (a, Genoa), De Jong (c, risoluz.), Nocerino (c, risoluz.), El Shaarawy (a, Roma), Suso (a, Genoa, P).

NAPOLI

Acquisti: Grassi (c, Atalanta), Regini (d, Empoli).

Cessioni: Henrique (d, Fluminense), Zuniga (d, Bologna, P), De Guzman (c, Carpi), Dezi (c, Bari).

PALERMO

Acquisti: Arteaga (a, Zulia), Cristante (c, Benfica, P), Thiago Cionek (d, Modena), Balogh (a, Debrecen), Bentivegna (a, Como, FP).

Cessioni: Daprela (d, Carpi, risol.), Rigoni (c, Genoa), Arteaga (a, Hajduk Spalato), Colombi (p, Carpi via Cagliari, P), Bolzoni (c, Novara, risoluz.) El Kaoutari (d, Reims).

ROMA

Acquisti: El Shaarawy (a, Monaco via Milan), Zukanovic (d, Sampdoria), Perotti (a, Genoa).

Cessioni: Iturbe (a, Bournemouth, P), Cole (d, Los Angeles Galaxy, RC), Gervinho (a, Hebei China Fortune), Mendez (a, Losanna).

SAMPDORIA

Acquisti: Alvarez (c, sv.), Dodò (d, Inter, P), Ranocchia (d, Inter, P), Sala (c, Verona), Quagliarella (a, Torino).

Cessioni: Zukanovic (d, Roma), Eder (a, Inter), Regini (d, Napoli), Coda (d, Pescara).

SASSUOLO

Acquisti: Trotta (a, Avellino).

Cessioni: Floccari (a, Bologna), Fontanesi (d, Cesena, P), Ariaudo (d, Empoli, P), Floro Flores (a, Chievo).

TORINO

Acquisti: Pryyma (d, sv. - ottobre), Compagno (a, Pinerolo), Immobile (a, Siviglia, P), Traore (a, Tuttocuio), Tassi (a, Lanciano), Boye (a, River Plate, per giugno).

Cessioni: Prcic (d, Perugia), Quagliarella (a, Sampdoria), Pryyma (d, Frosinone).

UDINESE

Acquisti: Iniguez (c, Carpi), Kuzmanovic (c, Basilea, P), Matos (a, Carpia via Fiorentina), Hallfredsson (c, Verona), Balic (c, Hajduk Spalato).

Cessioni: Insua (d, Newell's Old Boys), Marquinho (c, Al-Ahli, P), Lucas Evangelisa (c, - Panathinaikos, P), Kone (c, Fiorentina, P).

VERONA

Acquisti: Emanuelson (c, sv.), Rebic (a, Fiorentina, P), Samir (d, Flamengo via Granada, P), Marcone (P, Vicenza via Trapani, P), Marrone (c, Carpi via Juventus), Gilberto (d, Fiorentina, P), Furman (c, Legia Varsavia via Tolosa, P), Stefanec (c, Zilina, P).

Cessioni: Rafael (p, Cagliari, P), Sala (c, Sampdoria), Halfredsson (c, Udinese).
Quale vi sembra il colpo migliore (in entrata o in uscita che sia)? 


sabato 30 gennaio 2016

Un punto col Sassuolo ci può stare, ma l'Atalanta deve reagire


Sono piuttosto convinto che l’infortunio di Toloi sia stato favorevole all’Atalanta.
Non me ne voglia il buon Rafael, che stimo e ritengo buon giocatore, ma la sua uscita ha convinto (e forse costretto) Reja a cambiare modulo e passare alla difesa a cinque.

Edy, infatti, aveva optato per il 3-5-2 visto nelle ultime due partite, non a caso con luci e ombre. Rispetto a Frosinone, Conti per Raimondi, Cigarini per Migliaccio e Denis (che andava schierato anche con una gamba fratturata; ci macherai!) come prima punta al posto di Monachello.
 

German Denis, "El Tanque", alla sua ultima in maglia nerazzurra.

Uno scelta che era apparsa subito audace o, meglio, malaccorta. Perché il Sassuolo di Di Francesco è squadra organizzata che sfrutta a meraviglia il lavoro degli esterni di attacco per creare pericoli ai centrali difensivi avversari e, in alternativa, aprire spazi interessanti per i terzini, Vrsaljko su tutti. L’azione del gol neroverde, distrazione colossale di Dramè a parte, nasce proprio da lì.

Dunque fuori Toloi, difesa che torna a quattro e Diamanti che entra per fare da partner al Papu nella linea dietro a Denis. Con, però, qualche compito difensivo in più. Anche perché, dalla sua parte, Conti è portato a spingere molto e Cigarini, che pur sta interpretando bene il ruolo di mezz’ala, nasce meno incontrista di Kurtic. Ammesso e non concesso che lo sloveno abbia voglia (stasera un po’ meglio rispetto a Frosinone) di essere ancora definito tale.

Squadra che ha faticato a trovare i nuovi equilibri ma che, soprattutto nella prima parte di ripresa, ha giovato del cambio tattico. Kurtic e Cigarini hanno avuto più libertà di inserimento, perché Conti e Dramè erano, gioco forza, più bloccati; Diamanti, pur non strafacendo, ha attirato su di sé l’attenzione dei difensori; Gomez, partendo largo a sinistra, è più pericoloso e a suo agio, soprattutto perché può convergere.

Non ne è comunque uscita un’ Atalanta dominante; anzi. Il Sassuolo non è un avversario qualsiasi e scende sempre in campo per imporre la propria filosofia, moderna e piacevole, rifiutandosi di chiudersi e poco altro, ma va detto anche che i nerazzurri non sono più quelli spavaldi visti qualche settimana fa. Non ho scoperto l'acqua calda. I risultati dicono la verità. Il gioco espresso merita i punti raccolti e nulla più. Sottolineando che, non fosse per il lungo digiuno e il momento particolare, un pareggio con i romagnoli non è poi da buttar via.

Si va a fiammate e sporadiche accelerazioni. Che sono quelle che animano la gente e rimangono nella testa, facendo pensare, di sovente, che avremmo meritato di più. Ma non è così. Sono singulti estemporanei figli del momento e a quello circoscritti. Risultato della spinta del pubblico e dell’orgoglio più che di una squadra veramente in salute.

Mi pare che questa Atalanta abbia perso smalto, e ci può stare, ma, ahimè, anche identità. E non poteva essere altrimenti, in particolare dopo questa sessione di mercato: tanti, troppi movimenti, meno certezze e una rosa per metà da testare. Un amalgama che non può nascere schioccando le dita o indossando la stessa divisa.

Nessuno chiede che i nuovi innesti siano pronti da subito. Così come nessuno ha chiesto che la Dea fosse stravolta. Rinforzata sì, scossa no. Perché se è vero che c’era già stato un calo evidente, è altresì condivisibile l’idea che la frenata fosse fisiologica e passeggera. Magari proprio puntando su un undici compatto e tosto che aveva raggiunto una propria solidità. Percorso per me più condivisibile e auspicabile di un vigoroso shakeramento.  

Il mercato ha le sue logiche, e di certo non sono io a conoscerle. So solo che i miei occhi leggono di un +8 (che tale rimarrà fino al prossimo turno) sulla zona retrocessione. Dunque, tutt’altro che tranquilli e con la testa proiettata all’anno futuro. Non vorrei che, però, la società vedesse le cose con lenti diverse. Sarebbe rischioso, prematuro e azzardato.