Ogni volta che si parla di Atalanta, mi prende quell’innato
pessimismo tipico di noi orobici. Stavolta no. Sono sempre stato
convinto che la partita contro il Bologna avrebbe portato quei benedetti tre punti. Quella
vittoria fondamentale, a mio avviso decisiva per ritagliarsi un po’ di
serenità in vista del finale di stagione. Anche perché la quota salvezza si preannuncia
bassina.
Per fortuna, la mia fiducia è stata ripagata. Grazie a
un primo tempo in cui la Dea ha ottimizzato gli sforzi. Sì, proprio così:
ottimizzato. Una bella sfuriata iniziale ha portato al gol del vantaggio, la
freddezza di Pinilla al raddoppio. Per un 2-0 al 45' prezioso come non mai,
visto che il Bologna, dopo un approccio così così, aveva giocato una mezz’ora
di sostanza e voglia, sfiorando, e forse meritando, il pareggio.
I ragazzi di Donadoni hanno dimostrato di saper
proporre buon calcio nonostante il periodo negativo: un gol in quattro match,
tre pareggi a reti bianche e la sconfitta con l’Inter. Dopo lo svantaggio,
hanno abbassato la testa e cominciato ad attaccare con qualità.
Inserimenti, triangolazioni, capacità di attaccare gli spazi: la mano
dell’allenatore si vede. E' mancata la zampata.
Sportiello e la sorte hanno
stoppato le velleità felsinee. E, come spesso capita nel calcio, nel momento
migliore degli avversari, è arrivato il gol. Bravo Pinilla, finalmente Alino!
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| Un grande Alessandro Diamanti: gol, assist e appausi (foto dal web) |
Diamanti che, tra l’altro, ha preso in mano il match sin dal fischio iniziale. Schierato esterno destro nel tridente, si è spesso accentrato per
cercare palla, inventare gioco e dialogare con i compagni di reparto. 25’ da
applausi, l’assist per Gomez e testa sempre alta.
Come i compagni, finalmente concentrati e convinti. A partire dai difensori, rinfrancati e guidati dal ritorno di Stendardo: uomo di carisma e tecnica, troppo importante in un momento così delicato (senza nulla togliere al bravo Toloi). La mediana, con Cigarini che piace da mezz’ala libera di sfogare tecnica e fantasia, ha giganteggiato sui diretti avversari, permettendo agli attaccanti di dedicarsi quasi esclusivamente alla fase offensiva.
Come i compagni, finalmente concentrati e convinti. A partire dai difensori, rinfrancati e guidati dal ritorno di Stendardo: uomo di carisma e tecnica, troppo importante in un momento così delicato (senza nulla togliere al bravo Toloi). La mediana, con Cigarini che piace da mezz’ala libera di sfogare tecnica e fantasia, ha giganteggiato sui diretti avversari, permettendo agli attaccanti di dedicarsi quasi esclusivamente alla fase offensiva.
Insomma, per metà frazione, un’ottima Dea.
Poi, però, il sensibile calo e l’apnea. Bologna che attacca
e sfiora il gol più volte (lo segna pure, ma in fuorigioco), evidenziando le
ataviche difficoltà della linea difensiva bergamasca e le insicurezze di una squadra
disabituata a vincere.
Per fortuna, Pinilla ha trovato Alino per il raddoppio. La
differenza rispetto ai mesi precedenti sta tutta qui: invece di subire il
pareggio e crollare psicologicamente, è arrivata l’inaspettata e rigenerante
gioia della seconda rete. Salvifica. Decisiva.
Anche perché il secondo tempo è stata una sofferenza. Almeno
per una trentina di minuti. L’ultimo quarto d’ora, con il Bologna in nove, fa
storia a sé. Anzi, non la fa proprio.
Diamanti out dopo poco e Raimondi al suo posto. Un difensore
come attaccante. Un giocatore utile quanto uno di quei coni utilizzati in
allenamento. Uno buono solo a tappare un buco. Va da sé, pericolosità
diminuita e Papu unico osservato speciale.
Mentre l’Atalanta si abbassa pericolosamente, il Bologna
cresce, spinge e ci crede. Sportiello, ancora lui, fa tutta la differenza del
mondo. Se il tiro di Floccari fosse entrato, o Masiello avesse spedito nella
sua porta quel pallone (lui di autogol ne sa qualcosina….), sarebbe cambiato
tutto. Hai voglia a sapere cosa sarebbe passato per la testa dei bergamaschi... Sarebbero crollati in tempo zero; pareggio immediato nemmeno quotato.
Ma oggi no. Nemmeno
il rigore sbagliato da Pinilla (Papu da brividi) ha ribaltato la trama. E’
finita così, col 2-0 che può valere una stagione intera.
Tre mesi e mezzo dopo, un sorriso che sa di liberazione. A
braccia spalancate, sotto il sole, urlare per quella che potrebbe essere la
vittoria della salvezza. Senza mollare, perché non c’è alcunché di deciso,
ma convinti che questi tre punti possano rappresentare la svolta.
Vamos!!

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