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giovedì 3 marzo 2016

The Play Of The Night: 3 marzo

Non è facile crecere all'ombra di DeMarcus Cousins. In più, in un ambiente come quello di Sacramento, spesso "teso e movimentato". Ma Willy Cauley-Stein ha le qualità per emergere e farsi notare da tutta la Lega.

Superato qualche acciacco fisico, il #00 sta tornando a pieno regime, e la giocata della notte non fa che darne conferma. Inchiodatona a due mani in testa a Zach Randolph, su gentile e geniale assist di Marco Belinelli, perfetto nella difficile imbucata.

Una volta ricevita palla, per l'ex Kentucky è un gioco da ragazzi. 

sabato 14 novembre 2015

The Play Of The Night: 14 novembre

La NBA è tosta. Ma tosta tanto. Anche se sei un ragazzone di due metri e molto più e sei stato abituato a spazzare tutto quello che passava dalle parti del tuo ferro.

Willy Cauley-Stein è un gran prospetto e un giocatore che, già oggi, può dire la sua ai massimi livelli. Gran difensore e ottimo atleta: profilo che serve sempre. Questa notte, però, ha dovuto pagare dazio, prendendosi in faccia una bella stampata.

Ci ha pensato Thaddeus Young a 'battezzare' il ragazzino, eludendo il tentativo di stoppata del #00 e inchiodando con la mano mancina. Bravo lui. Davvero bravo.

sabato 7 novembre 2015

"What about the Rookies?": breve e affrettato bilancio sulle prime 10 scelte del draft 2015


Forse è troppo presto per tirare bilanci definitivi. Anzi, è assolutamente troppo presto. Però vabbè, giusto per divertirsi.

Dopo sei o sette partite non si può stabilire quali matricole siano già stelle, quali bidoni ecc… Non è né bianco né nero. Siamo ancora in quel grigio in cui tutto può accadere. Ma è proprio in quel grigio che possiamo sguazzare e azzardare giudizi senza curarci tanto delle conseguenze.

Tutta sta manfrina, che ha un senso ma anche no, per dire che cercherò di analizzare (parolone), molto brevemente, queste prime apparizioni dei rookie 2015/2016. Cominciando dal fatto che sembra un’annata ottima o giù di lì. Prospetti interessanti, da scoprire e godersi, aspettando che, col tempo, trovino la propria dimensione. 


E per fare una cosa fatta per benino, spenderò poche righe per ognuna delle prime dieci scelte dell’ultimo draft. Rigorosamente in ordine 'di chiamata'. Dunque, non è una classifica.

1. KARL-ANTHONY TOWNS (14.8 pts, 8.8 reb)

Pacche sulle spalle e strette di mano energiche tra chi aveva indicato il prodotto di Kentucky come il futuro 'Rookie Of the Year'. In effetti, le previsioni sembrano azzeccate. Mi metto pure io nella schiera dei facili profeti. Ho sempre creduto nel lungo di Minnesota, anche se non avrei mai pensato che potesse avere tale impatto sin da subito. Sta confermando le qualità mostrate al college, con maturità e sagacia. Bene bene.




2. D’ANGELO RUSSELL (10 pts, 2.8 reb, 2.2 ast)

Ed è un bene per lui che stia scrivendo ora, sabato 7 novembre alle ore 10,24. Perché solo questa notte ha dato decisi segnali di vita. I 16 punti contro i Nets (prima vittoria Lakers) sono importanti e incoraggianti, anche perché accompagnati, finalmente, da qualche giocata di talento. Giusto per ricordarci che razza di prospetto sia l’ex Ohio. Sta faticando, e non poco, anche perché la situazione gialloviola è quella che sappiamo e perché è costretto a snaturarsi: gli si chiede di essere un mezzo play e costruttore di gioco, ma la realtà è che quello non è il suo compito. Sarebbe un terrificante realizzatore, ma nei Lakers, ora come ora, non c’è spazio per poterlo dimostrare.




3. JAHLIL OKAFOR (19.8 pts, 5.6 reb)

Se c’è qualcuno che può soffiare il titolo di ROY a Towns, quello è, per il momento, Jahlil Okafor. Anche perché, forse, sta facendo addirittura meglio. E’ come se il fatto di non essere stato scelto come primo, ma nemmeno come secondo, gli abbia dato quella spinta in più. “Io sono il migliore e ve lo voglio dimostrare”. Con Noel forma una coppia di assoluto rispetto e splendente futuro. Peccato che attorno abbiano il deserto. Detto questo, offensivamente è mostruoso (ha meno range di Towns, ma si sapeva), mentre sotto il suo canestro dormicchia un po’. Se riuscisse ad alzare il livello anche in difesa, sarebbe già una mezza stella.




4. KRISTAPS PORZINGIS (12.3 pts, 8.3 reb)

Lo ammetto: mi piace davvero tanto. Quando vedo un lungo europeo fare tutte queste cose, mi sciolgo. Tira, passa, palleggia, schiaccia, piglia rimbalzo, stoppa… Dall’alto dei suoi 210 e passa centimetri, senza un filo di muscolo che sia uno. In attacco sa fare tutto o quasi, in difesa, invece, non è impeccabile. Non solo per mancanza di tonnellaggio (le sportellate in post non sono il suo pane), ma anche per qualche ingenuità tattica, di posizione. Ma molle non è! Assolutamente no! Sono pecche tipiche di chi ha quell’età e un talento spropositato nell’altra metà campo. Dai che a New York, alla fine, non è andata così male…


5. MARIO HEZONJA (3.8 pts, 1 reb)

E’ partito forte al debutto, poi è un po’ calato. Nulla di che; la normalità. Anche perché i minuti a disposizione non sono tantissimi e Orlando è una squadra che ancora deve trovare la propria natura. I Magic sono giovani, atletici e imprevedibili. Proprio per questo, il croato potrebbe aver trovato la sua dimensione ideale. A patto che capisca il suo ruolo attuale, sfruttando al meglio il minutaggio che gli dà Skiles. Sul potenziale, nulla da eccepire.

6. WILLIE CAULEY-STEIN (7.2 pts, 6.7 reb)

Non ho mai avuto dubbi su WCS: è un giocatore solido e, per certi versi, ‘facile da capire’. E’ un rimbalzista, super atleta, stoppatore e rim protector. Non mi aspettavo, e nemmeno chiedevo, altro. Sta facendo il suo (e bene), a prescindere dal fatto che ci sia o meno Cousins al suo fianco. Il fatto che Karl lo preferisca, almeno in quintetto, a Koufos, ci dice già qualcosina.



7. EMMANUEL MUDIAY (11.8 pts, 4 reb, 5.7 ast)

E’ un play atipico, moderno; insomma, non è un play. O meglio, è più simile a un Westbrook che a un Nash. Perde tanti palloni e non dispensa centinaia di assist, ma si prende un sacco di tiri ed è un eccellente attaccante. Rispetto a Russell (leggi sopra), però, mi sembra un giocatore più completo e ‘bilanciato’. In difesa, poi, si lascia guardare, almeno quando deve mettici il fisico. Mia sensazione: più facile che arrivi una serata da 30 punti piuttosto che una da 15 assist.

8. STANLEY JOHNSON (6 pts, 4.2 reb)

E’ il mio cavallo, da sempre. Detroit vola e lui ci mette il suo. Brilla meno di altri, ma il suo tabellino va sempre letto dall’inizio alla fine. Magari non segna 20 punti e cattura 10 rimbalzi, ma fa un po’ di tutto. Esce dalla panchina e gioca una ventina scarsa di minuti, in cui non ruba il palcoscenico, ma dà prova di conoscere il Gioco e di capirlo. Arriveranno anche cifre più sostanziose. Detto questo, sono ovviamente di parte, anche perché l’ho fortemente voluto al FantasyNBA.



9. FRANK KAMINSKY (2.8 pts, 1.4 reb)

Eh, povero Frank. L’eroe recente della NCAA sta faticando a imporsi anche al ‘piano di sopra’ (che è un’espressione trita e ritrita, ma mi è sempre piaciuta). A Charlotte gioca poco ed è impantanato nei meandri di una squadra che, ancora una volta, pare in balia degli eventi. E sul suo impatto nella Lega, beh, i dubbi non sono mai mancati. Certo è che vedere lui in panca, e gente come Hawes in campo, fa davvero male. Caro Cifford, dai fiducia al Tank!

10. JUSTISE WINSLOW (6.8 pts, 4.8 reb, 1.3 ast)

Sulla carta, è il ‘furto dell’anno’. E col tempo lo dimostrerà. Perché è un giocatore poco appariscente, quindi non incline alle sparate da 20 punti ecc., ma un perfetto interprete del suo ruolo. E’ equilibrato, forte fisicamente, intelligente. Da ottimo difensore, deve ancora capire al meglio i meccanismi della NBA prima di potersi esprimere al massimo. Quando li farà suoi (non ci metterà troppo) sarà preziosissimo e amato. 

martedì 14 luglio 2015

Summer League, day-10: il gioco di Alvin Gentry fa volare i Pelicans; Cauley-Stein alza la cresta


 I risultati delle otto partite disputate:

CLEVELAND CAVALIERS – MILWAUKEE BUCKS 94-87
Cleveland: Seeley 14. Rimbalzi: Christmas 11. Assist: otto giocatori a quota 1.
Milwaukee: Vaughn 18. Rimbalzi: Eric 6. Assist: Gutierrez 8.

NEW ORLEANS PELICANS – BROOKLYN NETS 89-83
New Orleans: Dejean-Jones 26. Rimbalzi: Birch 11. Assist; Drew II 16.
Brooklyn: Hollis-Jefferson 18. Rimbalzi: Reed 7. Assist: Reed 3.

D-LEAGUE SELECTION – ATLANTA HAWKS 84-74
D-League: Dentmon 15. Rimbalzi: Hopson 8. Assist; Jackson 4.
Atlanta: Patterson 15. Rimbalzi: Tavares 10. Assist: Petteway 4.

GOLDEN STATE WARRIORS – SACRAMENTO KINGS 71-90
Golden State: Sutton 14. Rimbalzi: Looney 7. Assist: Craft 3.
Sacramento: Anderson 17. Rimbalzi: Cauley-Stein 8. Assist: Stone 9.

MIAMI HEAT – DENVER NUGGETS 83-86
Miami: Napier 20. Rimbalzi: Olaseni 6. Assist: Napier 6.
Denver: Clark 19. Rimbalzi: Lauvergne 9. Assist: Mudiay 8.

LOS ANGELES LAKERS – NEW YORK KNICKS 66-76
Los Angeles: Brown 20. Rimbalzi: Randle 6. Assist: Randle 2.
New York: Early 13. Rimbalzi: Early 9. Assist: Grant 8.

TORONTO RAPTORS – HOUSTON ROCKETS 95-87
Toronto: Powell 19. Rimbalzi: Nogueira 13. Assist: Nogueira 3.
Houston: Rice 28. Rimbalzi: Kennedy 9. Assist: Rice 4.

UTAH JAZZ – MINNESOTA TIMBERWOLVES 91-82
Utah: Cunningham 17. Rimbalzi: Lyles 9. Assist: Cotton 6.
Minnesota: Payne 18. Rimbalzi: Towns 10. Assist: Jeffers 4.

La cura Alvin Gentry sembra funzionare. E’ vero, è la Summer League e tutto va preso con le molle, ma New Orleans sta giocando un basket nuovo (per lei), fresco e dinamico. La filosofia in salsa Golden State sta entrando sotto pelle anche ai giocatori dei Pelicans. Passaggi e tiri rapidi ma ben congeniati, transizioni veloci e movimento continuo. I giovanotti della SL ci sguazzano, pur non essendo dei fenomeni. Seth Curry, che stavolta si è fermato a ‘soli’ 20 punti, ha lasciato gli onori a Bryce Dejean-Jones, ala da Iowa State che ha chiuso con 26 punti (4/7 da tre), e Larry Drew II, che di punti ne ha segnati 8, ma ha distribuito ben 16 assist, rubando anche 5 palloni.

Continua a riempire la casella dei punti anche Glen Rice Jr. (che dal padre ha ereditato poco o nulla), guardia degli Houston Rockets. Il prodotto di Georgia Tech, scelto al draft 2013 ma attualmente in D-League, è stato il top-scorer di giornata con i suoi 28 punti contro i Raptors. Canadesi che, tra l’altro, hanno comunque vinto, grazie, anche ai 19 punti di Norman Powell e ai 13 rimbalzi del brasiliano Lucas Nogueira. 

Piccolo focus sulle osservatissime prime scelte dell’ultimo draft. La sfida tra Lakers e Knicks ha messo di fronte Porzingis e Russell. Il lettone ha fatto meglio. Anzi, meno peggio: 9 punti e 3 rimbalzi in 18 minuti, con 3/5 al tiro. Ha avuto più spazio Russell, 22 minuti, ma è riuscito a mettere a referto solo 8 punti e 3 rimbalzi, perdendo ben 8 palloni.

Mudiay si è confermato: 10 punti e 8 rimbalzi. Non sono le cifre di due giorni fa, ma le indicazioni sono buone (tra gli Heat, suoi avversari di serata, finalmente bene Shabazz Napier).

Come quelle riguardanti Karl-Anthony Towns. L’ex Wildcats ha infilato l’ennesima doppia doppia, 14 punti e 10 rimbalzi, ma ha tirato male da ogni distanza: 4/15 dal campo e 0/2 da tre.

Percentuali basse anche per Trey Lyles, che proprio KAT si è trovato di fronte. Il lungo dei Jazz non ha risentito della presenza dell’ex compagno di college: 13 punti, 9 rimbalzi e 2 assist, ma con un orrendo 5/14 (1/3 dall’arco).

IL MIGLIORE dei futuri rookie, e anche di giornata, è stato Willie Cauley-Stein dei Sacramento Kings.

Non ha un tabellino ricco come quello di altri, ma la sua prestazione da 13 punti, 8 rimbalzi e 5 stoppate merita di essere sottolineata. Ha tirato con il 50% (5/10) e ha segnato tutti i tre liberi tentati. Ha confermato di essere quel centro atletico e difensivo che può funzionare perfettamente come cambio di DeMarcus Cousins.

Madre Natura gli ha regalato braccia infinite e tempismo per diventare un rim protector di assoluto valore. In più, come aveva già fatto intravedere a Kentucky, ha la corsa e l’agilità per tenere anche giocatori più piccoli e rapidi.