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domenica 14 febbraio 2016

Atalanta, contro la Sampdoria è mancato il gol; come fosse una novità...


Partiamo dall’aggiustamento tattico più evidente scelto da Reja: mettere i tre attaccanti a pressare i difensori blucerchiati e Fernando, il principale costruttore di gioco dell’undici Montella, per obbligare i genovesi a scavalcare il centrocampo. Scelta più che azzeccata. Così facendo, Ranocchia e Silvestre sono stati obbligati a iniziare l’azione. E, visti i piedi che si ritrovano, per la Samp non è stato un affare. Si sono dovuti rifugiare nel lancio lungo, dando una bella mano alla difesa neroazzurra, così poco impensierita dalla velocità e imprevedibilità di Quagliarella.

Solo quando Cassano, l’unico blucerchiato con il guizzo, è venuto a prendersi palla sulla trequarti, l’Atalanta è andata in difficoltà, anche perché il Pibe ha sempre la capacità di pescare il corridoio giusto. Per fortuna, Ivan da una parte e Correa dall’atra non sono mai riusciti a sfruttare al meglio le invenzioni del barese, rendendo sterile anche la presenza di un uomo d’area come il Quaglia.

In difesa, quindi, la Dea se l’è cavata senza troppi patemi, nonostante il reparto non abbia dato quel senso di assoluta sicurezza. Soprattutto su qualche scorribanda di Dodò (come quella che ha messo Alvarez in condizione di deciderla al 93°). E’ stato fatto il compitino.

Dalla mediana in su, la solita storia: De Roon a fare diga, Freuler a dargli una mano e Kurtic con maggiori libertà di inserimento; Diamanti a tutto campo, con marcatura preventiva su Fernando, Gomez sulla sua fascia sinistra e Pinilla a fare da pivot. Il cileno, purtroppo, non è riuscito a incidere.

Mauricio Pinilla: ancora una volta poco pericoloso (immagine tratta da internet)

Come tutta la squadra, d’altronde. Per l’ennesima volta, infatti, il vero problema degli uomini di Reja si è palesato in fase realizzativa. Tutto ok finché Diamanti e Papu inventano e danno abbrivio alla manovra; meno quando si deve centrare l’assist, crossare per la punta o concludere da fuori. Troppe imprecisioni e occasioni sprecate. Basti pensare a quante volte, in particolare nella ripresa, Alino (un’altra giornata positiva) ha fallito la giocata decisiva, che fosse per un taglio di Gomez o per uno scatto nello spazio della prima punta (l’ingresso di Borriello non ha cambiato le cose).

Il gol dunque. Questo quello che manca. Perché, per il resto, nemmeno malaccio. Ovvio, il bel calcio è un altro, ma i bergamaschi hanno affrontato il match a viso aperto, senza risentire del fattore campo. Al netto, e non si può di certo ignorare, di un avversario che ha enormi problemi, anche simili a quelli dell’Atalanta. Non a caso, la Doria è dietro in classifica e gufa le ultime tre; forse persino più dei nerazzurri.

lunedì 10 agosto 2015

"Cassano-Zenga, una poltrona per due?", di Marco Rizza

Mancano ancora quattro mesi a Natale, a panettoni e pacchi regalo, ma già ho in testa il classico film da guardare con la pancia piena accanto all’albero. Mi riferisco a “Una poltrona per due”. Quella nei miei pensieri, però, non è la tanto bramata poltrona del un facoltoso affarista di Wall Street, bensì quella dalle tinte blucerchiate collocata sotto la Lanterna di Genova: la Sampdoria. La contesa per l’appena citato trono 
non è ancora cominciata, ma visti i profili dei due pretendenti si presume scatterà presto.

Zenga e Cassano (foto da gazzetta.it)
Per cominciare, non si può dire che la convivenza tra l’allenatore della Sampdoria, Walter Zenga, e Antonio Cassano, il “figliol prodigo” ritornato giusto ieri in “patria”, abbia delle solide basi. Il tecnico giramondo, infatti, si era opposto all’arrivo dell’ex attaccante del Parma, consapevole molto probabilmente delle difficoltà nella sua gestione e preoccupato dall’influenza che un giocatore così esuberante potrebbe avere sul resto dello spogliatoio. Quello che lui dovrebbe guidare. E la cosiddetta clausola “anticassanate” inserita nel contratto del barese, per quanto spacciata come deterrente contro i suoi comportamenti sopra le righe, a poco servirà, ammesso che effettivamente esista.

Tuttavia, l’elemento che forse più di tutti aveva indotto Zenga a bloccare il ritorno di Fantantonio a Genova è un altro: l’incompatibilità dei rispettivi caratteri. L’ex portiere, infatti, non le ha mai mandate a dire da giocatore, né tantomeno da allenatore, sia dalla panchina, sia durante le interviste di rito (memorabile il suo rimprovero in diretta tv al giornalista Rai, Enrico Varriale). Su Cassano, è inutile dilungarsi, considerata la risonanza delle sue “performance” passate. E’ sufficiente ricordare il motivo che lo portò alla separazione dalla stessa Sampdoria, ovvero gli insulti al compianto ex patron blucerchiato, Riccardo Garrone, che tanto lo aveva voluto in Liguria e che lo aveva quasi amato come un figlio.

Insomma le premesse sono tutt’altro che buone. E allo stato attuale, Zenga si trova in una posizione più debole e stressante, dopo l’eliminazione dai preliminari di Europa League. Quanto tempo passerà prima di sentire la notizia di uno scontro Zenga-Cassano? E soprattutto, chi la spunterà tra i due in quel caso, considerando il brutto inizio del tecnico e l’ammirazione di Ferrero per il barese? Non ci resta che aspettare e vedere chi lo mangerà il panettone, magari seduto su quella poltrona blucerchiata guardando Eddie Murphy e Dan Aykroyd accapigliarsi. A meno che, anche a Genova, non finisca con il lieto fine.