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martedì 23 febbraio 2016

Budapest, giorno 6: sweeter than home

Come quando mamma ti chiama per cena interrompendo il pomeriggio di gioco.

Vorresti che quell'ora non arrivasse mai e che il tempo si dilatasse. Cocciuto, rifiuti sia così, nonostante il sole cali inesorabilmente preannunciando la sera.

Così devo lasciare una città che mi ha preso, emozionato e smosso. Tanto che non può e non deve essere un addio. E nemmeno un indefinito "arrivederci". È un "ciao", un "a presto", un "a tra poco".

L'ultima foto di Budapest che rubo all'internet




lunedì 22 febbraio 2016

Budapest, giorno 5: outdoor

Tra lingue, strade e peculiarità sconosciute. Eppure sentirsi a casa. A proprio agio come nel luogo in cui si è cresciuti.

Chiudersi la porta alle spalle e uscire, anche senza meta.

C'è un tempo per tenere corpo e anima tra quattro mura; un altro per liberarsi nell'aria aperta. Rimanendo fuori da tutto, perché è solo lì che ci si ritrova veramente.

E respirare a pieni polmoni l'aria buona che questa città ti sa dare.

Il bellissimo palazzo del Parlamento in una foto presa dal web

sabato 20 febbraio 2016

Budapest, giorno 4: cattive abitudini

Sentirsi fortunati guardando un panorama. Perché, pur stupendo, non ti lascia sbigottito.

L'orgoglio di essere nato e cresciuto nella bellezza. Che pervade e arricchisce la mente, ma ti toglie stupore e incanto. Quasi tutto sia dato per scontato e passi davanti agli occhi come una stessa fotografia filtrata ora così, ora cosà.

Come Pest è vista da Buda, e dall'internet






Budapest, giorno 3: in assolo

La libertà di variare ritmi, tempi, passi. La fortuna di poter ascoltare indisturbati. Rumori, voci, silenzi.

Godersi una galleria di storia e intense emozioni senza dover render conto a nulla e nessuno, se non alle proprie sensazioni. Perché a volte, proprio no,le parole sono un lusso.


Da soli, in compagnia di se stessi.

Museo del Terrore. Da vivere.





giovedì 18 febbraio 2016

Budapest, giorno 2: la città che sale

Cammina con lo sguardo alto. Quando cammini non limitarti a ciò che ti sta davanti e attorno. È un prezioso insegnamento; lo porterò con me.

Catapultato in una via qualunque di questa citta',potresti non capire dove ti trovi,in quale zona o quartiere: brutto o bello, centrale o periferico, coinvolgente o deludente.

E allora piega la testa. Vedrai vecchie architetture intente a vegliare sulla modernità, figlie del buon gusto che fu e, in barba alle stagioni, sempre si conserva da monito e modello. Comprenderai che sei nella storia che grande ha reso questa città.

Vivi Budapest col naso all'insu'.


Internet spara fuori gran foto



mercoledì 17 febbraio 2016

Budapest, giorno 1: il primo incontro

Budapest si presenta di grigio vestita. Un'aria più impiegatizia che da gala. Non mi aspettavo altro. In valigia ho messo un maglione, non una camicia di lino bianco.                                      

Si respira un sapore di altri tempi,quasi si riavvolgesse un nastro in bianco e nero: aria plumbea, industrie, nessun colore, quotidianità poco sgargiante. La moneta è, ormai stranamente, differente; la lingua è lontana e dà pochi appigli: sensazione di essere lontani da casa e dal conosciuto, come poche volte prima.

Ma più ti addentri e più si fa luce. Strade trafficate e di parigina fisionomia nascondono architetture sorprendenti e timidamente nascoste. Due vie bastano per capire che la città ha vissuto gioie e dolori, estasi culturali e tragiche parentesi. Ha storia. E questo basta per addormentarsi con la mente curiosa.

Non amo fotografare e non ne sarei in grado. Dunque, è presa da internet