playground

playground
Visualizzazione post con etichetta amsterdam. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amsterdam. Mostra tutti i post

giovedì 10 novembre 2016

Le 10 cose più sottovalutate da fare ad Amsterdam


E quando pensi di sapere tutto di una città, e che le guide, ormai, non abbiano più nulla da dire a riguardo, ecco che ti arriva Lonely Planet con “Le 10 cose più sottovalutate da fare ad Amsterdam”.

D’altronde, non si finisce mai di imparare. E, soprattutto, bisogna rendersi conto che c’è sempre qualcosa di nuovo da vedere. E che qualsiasi cosa, anche la più insulsa e banale, almeno nella tua testa, può rivelarsi un’esperienza unica per qualcun altro.

1- Esplorare le isole dell’ovest

Le Westelijke Eilanden sono un pittoresco angolo di Amsterdam dove ritrovare la stessa anima creativa e vivace della città. Però, nella quiete assoluta. Giusto il passaggio di qualche barca o lo scampanellio delle biciclette.

Paesaggio incantevole che accende la mente. Motivo per cui è rifugio per molti artisti, di ogni genere.  


Scorcio delle Westelijke Eilanden


2- Brunch a Kadijksplein

Kadijksplein: a metà strada tra il NEMO e l’orto botanico; un po’ fuori, ma nemmeno troppo, dalle vie congestionate del centro.

Qui si trova il Bakers & Roasters: caffè in stile brasilo- neozelandese. E cioè? In pratica, un mix di due culture lontanucce, improvvisamente vicine grazie all'incontro tra i due proprietari del B&R. Una coppia che ha deciso di aprire un locale che proponesse i gusti e i colori delle rispettive patrie.

Risultato: caffè ottimo, dolci e salati sorprendenti, insalatone esotiche, ambiente innovativo.


3- Bere qualcosa nei locali alla moda di Javastraat

Non siamo in centro alla città, ma nel cuore delll’Indische Buurt: distretto che deve il suo nome alle vie che ricordano luoghi dell’Indonesia, un tempo colonia olandese.

Qui potete trovare molti locali interessanti: luci soffuse e ricercate, arredamenti particolari e creativi, menù moderni e proiettati al futuro.

Consigliati: il G&T, il Walter Woodbury Bar e il BarJames.


4- Rilassarsi in spiaggia ad Amsterdam Roest

Trattasi di spiaggia, ma in città. Parte est della città, a portata di pedalata o tram.

Qui potete trovare tutto ciò di cui avete bisogno per ritemprare corpo e anima: sabbia, bar e tanti eventi. All’insegna della creatività, perché questa ex zona industriale, di cui ancora si respira l'antico fascino, ospita iniziative musicali, DJ set, mostre ecc.


5- I locali di Weesperzijde

Tavoli talmente in riva all’Amstel che sembrerà di fare un picnic.

La birra migliore si trova all’Ysbreeker; il Girassol vi catapulterà a Lisbona: Azulejos, Fado e arredamento lusitaneggiante, come il menù. Solo che ve lo godrete davanti al tramonto olandese, non all'Oceano. 


6- Shopping in Czaar Peterstraat

Non siamo troppo lontani dall’Amsterdam Roest. Anzi, è proprio lì.

Se vi piace lo shopping alternativo fatto di boutique artigianali, hipsterismi e vintage, questo è il posto giusto. Va de retro multinazionale del centro! Qui ci sono negozi di abbigliamento che fanno anche da caffè, o spazi dedicati solo alle nocciole. Tanto per dire...

Ovviamente, anche souvenir, ma sempre con un tocco di creatività in più.


7- Esplorare il De Baarsjers

Dirigetevi a ovest, molto a ovest. Vi ritroverete in questo quartiere contemporaneo e frizzante.

Era un distretto residenziale per la classe operaia, quindi le case con facciate in mattoni rossi la fanno da padrone. E, seguendo la moda degli ultimi anni, tutto è stato recuperato e rivalutato. In chiave moderna, alla maniera di Brooklyn.

Quindi caffè alla moda, sale da the, negozi e tutto il resto..

Le tipiche case in mattoncini rossi



8- Passeggiare lungo Wibaustraat

Tutto ciò che Amsterdam non è, almeno nell’immaginario comune: strade larghe, palazzi alti, atmosfera da metropoli tedesca. Con il verde del Wibautpark a spezzare il ritmo.

Qualche locale degno di nota, tra cui il Canvas, all’interno dell’originale Volkshotel, da cui potrete godere di una perfetta vista sulla città.


9- Rilassarsi lungo il fiume, al Muziek Gebow

Sedersi con le gambe a penzoloni sull’acqua: tanto semplice quanto distensivo.  

La banchina di fronte al Muziek Gebouw aan’t IJ concert hall è un'eccezionale terrazza sul fiume. E con un bicchierino di prosecco tra le mani, beh, c’è ancora più gusto. Letteralmente.

Lo Zouthaven è il locale perfetto per bersi qualcosa, o anche cenare, guardando il tramonto. 

Il molo da cui guardare il tramonto



10- Gustarsi lo street food del De Pure Market

Si sa che lo street food di qualità sta spopolando. In Olanda già da mo’. Di solito, lo si trova a Westerpark, ma il meno noto Frankendael Park offre una validissima alternativa.

Al De Pure Markt si possono assaggiare le specialità olandesi, così come i piatti tipici delle ex colonie e prelibatezze da tutto il mondo. Si può facilmente passare, stomaco permettendo, da un bel formaggio stagionato locale a un piatto di paella valenciana.

sabato 29 ottobre 2016

Cruijff, Neeskens e il calcio totale (in poche righe)


Sono nato nel 1988 e il mio primo ricordo calcistico è il Mondiale di Francia ’98. Prima, il buio.

Per fortuna esistono reportage, articoli, approfondimenti ecc. Possiamo tornare indietro nel tempo e scoprire chi ha segnato indelebilmente questo sport.

La storia del calcio è fatta di cicli e periodi. E di squadre e giocatori che ne hanno scritte le pagine: il Grande Torino, il Brasile di Pelé, il leggendario Real Madrid di Alfredo Di Stefano. E l’Ajax d‘inizio anni ’70.

“Gioco all’olandese”, “filosofia oranje” e “il calcio totale”: frasi che escono dalla bocca di ogni allenatore, ogni giornalista, ogni calciofilo.

Johan Cruijff, lui sì, lo conoscono tutti. Anche i più giovani. Ma poco sappiamo di quella versione dei “Lanceri” che riscrisse le regole.

Rinus Michel
Tra il 1969 e il 1974, i biancorossi di Amsterdam scossero un movimento intero. Rinus Michel, tecnico visionario (che poi farà le fortune anche della Nazionale olandese), decise di rompere gli schemi, letteralmente. Il 4-3-3 e il 4-2-4, poco comuni a quei tempi, diventarono normalità. Disposizioni tutt’altro che "bloccate": i giocatori cambiavano ruolo durante le azioni, si inserivano di continuo, partecipavano a tutte le fasi. Si giocava per attaccare e aggredire l’avversario. Fisicamente, mentalmente. Un atteggiamento spregiudicato che annichilva, proprio perchè "alieno": difesa alta, portiere altrettanto, regista che guida la manovra e lancia i tanti compagni proiettati in attacco, punte capaci di fare tutto. 

Michel chiedeva ai suoi uno sforzo enorme. Un dispendio di energie immenso. Dunque, allenamenti durissimi, perlopiù finalizzati ad aumentare la resistenza fisica. “Il calcio totale” non è questione solo di testa.

Johan Neeskens era l’uomo perfetto per questo calcio: potente, ordinato, dedito alla squadra, eclettico, poliedrico. Un punto fermo. Un leader dentro e fuori.

Ma, come sempre, ci si innamora dell’interprete più fantasioso. Quindi, Johan Cruijff. Attaccante vero e proprio, il numero 14 per eccellenza era detto “centravanti di manovra”: punta sì, ma con licenza di abbassarsi, svariare lungo il campo, inventare, ispirare.
E poi ci metteva tanta voglia. Quasi avesse “la garra” argentina. Che ti fa amare dal pubblico, ma anche dai compagni. 




Quando Neeskens e Cruijff passarono al Barcellona, il ciclo si concluse.

In cinque anni, quest’Ajax vinse tre campionati Nazionali, tre Coppe d’Olanda, tre Coppe dei Campioni di fila e una Coppa Intercontinentale. Dominio. 




Un orgoglio nazionale. Amsterdam non smetterà mai di dire grazie ai suoi “eroi”. E il museo della squadra, all’interno dell’Amsterdam Arena, è dedicato in gran parte proprio a loro.

Se capitate nella capitale olandese, un tributo è obbligatorio. 


AJAX MUSEUM 

Sito: amsterdamarena.nl

Dove si trova:



martedì 18 ottobre 2016

Tassenmuseum Hendrikje: ad Amsterdam, il più grande museo di borse e borsette del mondo


Questa notizia è rivolta specificatamente al genere femminile. O, pensandoci bene, anche a quello maschile, nel caso, cari “colleghi”, non vogliate ritrovarvi nella tipica posa del “partner in infinita attesa al di fuori della vetrina di un negozio”. Dunque, se per puro caso leggete, fate finta di nulla.

Il logo del museo (immagine dal web)
Premessa d’obbligo finita. Il succo del discorso è: ad Amsterdam esiste il museo dedicato alla storia della borsa per signora nella cultura occidentale. Si chiama “Tassenmuseum Hendrikje” e raccoglie più di 5.000 modelli di borse, borsine, borsette, pochette e tutte quelle altre cose di cui io, ovviamente, non ne so il benemerito nulla.

Il tutto nasce, però, proprio grazie a un uomo. Ivo Hendrikje, infatti, ha collezionato borse e borsette per più di 35 anni. Quindi, ha deciso di esporre il proprio tesoro, regalando a qualsiasi appassionato l’opportunità di godersi questo curioso, ma sicuramente interessante, spettacolo.

Quella di Ivo, infatti, è una raccolta che va ben oltre l’amore per la moda e gli accessori d’abbigliamento. Ogni pezzo racconta una storia: dalle evoluzioni nella società a quelle negli stili artistici. Sempre nel segno dei grandi artisti del settore: Elsa Schiaparelli, Pierre Cardin, Paco Rabanne, Yves Saint-Laurent, Gucci, Hermès, Dolce & Gabbana, Donna Karan e Judith Leiber.

Ed è anche per questa “attualità” della collezione che il museo ospita anche esposizioni tematiche temporanee e organizza eventi dedicati a creatori di borse contemporanei, olandesi e non.

Una delle vetrine del museo (immagine dal web)

Qualcosa di diverso, che può attirare. E che regala anche l’opportunità di godersi uno scenario niente male: la collezione, difatti, si trova in un antico edificio di metà Seicento. Sfarzoso e gioioso, con due sale di gala interamente decorate da originali dipinti e caminetti del XVII e XVIII secolo.

Dulcis in fundo, il negozio che permette di scegliere tra un’ampia scelta di borse e articoli per la pelletteria. Souvenirs molto intriganti che, comunque, sono acquistabili anche sul sito del museo. 

P.s.: chiedo venia a tutti coloro che, ora, saranno obbligati ad accompagnare moglie, ragazza o chicchessia.  


DOVE SI TROVA: 










venerdì 30 settembre 2016

Amsterdam si fa elettronica: domani arrivano i Moderat


Se vi piace la musica elettronica, è inutile che vi spieghi chi siano i Moderat. Se non seguite questo genere, invece, beccatevi queste poche pillole su questo trio.

Qualche annetto fa, i Modeselektor (al secolo Gernot Bronsert e Sebastian Szarzy), pionieri berlinesi dell’electromusic, hanno cominciato una ‘collaborazioncina’ da nulla con un altro pezzo grosso del settore: Sascha Ring, meglio conosciuto come Apparat.

Apparat + Moderat = Moderat. E il gioco è fatto. Dal 2002 questo gruppo, o “progetto”, sta riempiendo i club di tutto il mondo, a colpi di bassi ed esaltante mix tra sperimentazione e un certo amore per le influenze pop. O meglio, dal 2009, perché sono stati addirittura sette gli anni d’attesa per il vero e proprio debutto, causa problemucci e inghippi sulla direzione artistica della collaborazione. Alla fine, pace fatta e tanto amore.

Tanti lavori, tanti successi e una marea di eventi spettacolari.

Amsterdam, come buona parte del nord Europa, offre grandi opportunità agli appassionati del genere. O a chi, ogni tanto, si vuole concedere una serata un po’ più movimentata. Con, solitamente, uno show ricco di effetti e giochi di luce. Senza nulla togliere ai concerti più “mainstream”, le serate elettroniche lasciano emozioni indelebili.

Amsterdam + Moderat? È operazione fattibile. Con risultato che non deluderà (ci metterei la mano sul fuoco). Vedere per credere. Dunque, tutti all’Heineken Music Hall, dove questo sabato (1 ottobre) si ondeggerà sui sound di “III”, il nuovo prodotto edito dalla Monkeytown Records: raffinato quanto esaltante, con quella morbidezza a colpi di sonorità ricercate che solo i grandi maestri dell’elettronica sanno maneggiare.

Questo, almeno, il giudizio di chi ne sa pochino, come il sottoscritto, che certa musica se la gode. Senza farsi troppe domande. Molte recensioni bocciano “III” perché fin troppo “melenso e piatto”. Vero: forse estremamente chill out. Non c’è la nota di carica che possono assicurare “Bad Kingdom”, “A New Error” o, soprattutto, “Therapy”. Ma, tutto sommato, a me non dispiace.


E un live permette di godersi pezzi vecchi e nuovi, quindi è un problema che ci tocca sino a un certo punto. Ben più “grave”, invece, il fatto che la data di Amsterdam sia già sold out. Insomma, tocca andare fuori dal club e sperare in un miracolo, o affidarsi all’immancabile bagarinaggio (che è fenomeno tutt’altro che solo italico).

Mal che vada: bici, cuffie (a volume basso per fare i coscienziosi) e via a bersi una birra con i Moderat nelle orecchie. 
 
QUANDO: Sabato 1 ottobre, dalle ore 20

DOVE: Heineken Music Hall, Arena boulevard 590,
1101 DS AMSTERDAM





PER ALTRE INFO SU AMSTERDAM, LE SUE BELLEZZE, GLI EVENTI E LA PIANIFICAZIONE DI TOUR IN ITALIANO, DATE UN'OCCHIATA A http://www.siamsterdam.com/



mercoledì 21 settembre 2016

Amsterdam, dove la birra "cade dal cielo"

“Ah se solo potessi trasformare la pioggia in birra!”. L’abbiamo pensato tutti almeno una volta nella vita. Figuriamoci abitando ad Amsterdam, dove l’ombrello è perennemente aperto e il boccale sempre sollevato. Un desiderio assurdo, che ha quasi dell’impossibile… E invece no! Perché c’è chi l’ha fatto veramente. 
L’artefice di questo “miracolo” non poteva che essere olandese. E, nello specifico, della capitale. Quelli della birreria De Prael, infatti, hanno inserito nel menù una nuova specialità, la Hemelswater, letteralmente “acqua del paradiso”: una bionda di 5.7 gradi, fatta con malto d’orzo e frumento organici, lievito e luppolo. Sin qui, tutto normale. Beh sì. Solo che mi sono scordato di un ingrediente: la pioggia. 
Ecco le bottiglie di Hemelswater (foto dal web)

La Hemelswater, infatti, nasce dall’acqua caduta dal cielo, ovviamente super filtrata. Un’invenzione pazzesca, fantasiosa e creativa. Ma anche complicata, con studi alla base. Questa birra non è frutto della spericolata mente di due trinconi, ma il risultato di una ricerca supportata dal governo locale.
L’amministrazione di Amsterdam ha deciso di promuovere l’Amsterdam Rainproof: progetto che aiuti i cittadini a prendere coscienza delle problematiche provocate dall’alta piovosità, invitandoli a cercare soluzioni che possano incrementare la capacità della città di assorbire (in tutti i sensi) i tanti centimetri di pioggia che cadono in continuazione.
Joris Hoebe, imprenditore con la passione della birra fatta in casa, ha colto al balzo l’assist: ha riunito un gruppo di ricercatori e ha dato il là alla nuova avventura. “Abbiamo un’estate orrenda e un sacco di pioggia” – dichiara Hoebe – “Per hobby fabbricavo birra, notando come servisse una grandissima quantità d’acqua. Quindi ho pensato di unire le due cose: l’abbondanza di acqua piovana e la necessità di acqua per produrre birra?”. (fonte The Guardian)
Hanno iniziato con due taniche di acqua poste nella sede dell’Università di Scienze Applicate, raccogliendo mille litri di pioggia. Quindi, li hanno portati alla birreria De Prael, che da subito ha creduto nell’impresa. Usando uno speciale filtro hanno purificato l’acqua e hanno poi seguito il normale processo di produzione della birra. Sim, sala, bim: la Hemelswater è fatta!
Ed eccola in vendita. Per ora solo in bottiglia, a due euro. Ma ben presto sarà disponibile alla spina, in molti ristoranti e bar (a circa quattro euro). “L’anno prossimo vogliamo mettere centinaia di taniche in giro per la città, sui tetti delle compagnie, dei ristoranti e dei caffè” – continua Hoebe – “Vogliamo raccogliere acqua, mettere dei sensori che ci indichino quando sono piene e, quindi, grazie a macchinari elettrici, filtrare tutta l’acqua. Stiamo pensando di fare birra, ma anche sorbetti, zuppe e limonate”.
Ben presto, quindi, avremo un menù “caduto dal cielo”. Sono due, però, le domande che sorgono spontanee. Ecco la prima: quanto è effettivamente pulita l’acqua usata? Risponde Hoebe: “La birra viene bollita, quindi i batteri vengono uccisi. L’acqua che beviamo di solito contiene più droghe e ormoni. Siamo certi che con la pioggia sia possibile fare una birra meno inquinata”.
Infine, accantonata ogni remora su germi e impunità: è buona o no questa birra? Stando al suo creatore (che di certo non è proprio imparziale), lo è: “E’ una bionda piuttosto amara, stile IPA, con un retrogusto soffice e fruttato”.
Non resta che scoprire se tutto ciò sia vero. E farlo non è complicato: uscite di casa, aprite l’ombrello e andate al birrificio De Prael.
Questo è un post, ovviamente da me scritto, che potete trovare anche nella sezione "blog" di SiAmsterdam - La tua guida italiana ad Amsterdam. Cliccate qui.