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martedì 25 ottobre 2016

Le bellezze della mia Bergamo: il Luogo Pio Colleoni


Dall’1 settembre al 2 ottobre, esclusi i lunedì. Ho avuto l’occasione di trascorrere 28 giorni in un angolo di Bergamo tanto meraviglioso quanto poco conosciuto. 

Il Luogo Pio della Pietà Bartolomeo Colleoni si trova nel cuore della Città Alta. Proprio lungo la via principale. Ma ne ignoravo l’esistenza. Come molti altri miei conterranei, giovani e non.

Dettaglio dell'ingresso (immagine dal web)

Il portone del Luogo Pio è quasi sempre chiuso, perché lo spazio è privato e gelosamente custodito. O, perlomeno, concesso a pochi, per poco.

“Che peccato”: mi hanno ripetuto centinaia di volte i tanti avventori. “Ha ragione”: rispondevo io annuendo.

Tutti dovrebbero vedere le stanze di questo tesoro. I bergamaschi in primis. Perché si sentirebbero ancora più orgogliosi della propria città. A mio avviso, bella come non mai.

Ed è straordinario anche il motivo per cui il Luogo fu fondato. Bartolomeo Colleoni, che lo donò alla città nel 1476, ne destinò le stanze all'Istituto della Pietà. Diversi gli scopi: “L’Ufficiatura perpetua della Insigne Cappella detta Mausoleo Colleoni”; “il sontuoso completamento, l’ornamento e la manutenzione decorosa del Mausoleo Colleoni medesimo”; “L’erogazione di Doti a fanciulle povere e oneste della Città e dell’Antica Provincia di Bergamo, onde facilitarne il collocamento in legittimo matrimonio”. 

La Sala del Consiglio (immagine dal web)
Soffermiamoci su quest’ultimo. Straordinario.
Non è solo una curiosità fine a se stessa. Spiega la presenza delle grandi figure femminili che decorano le pareti della Sala del Consiglio, semplicemente stupenda. Dieci donne sedute, simbolo delle virtù che la buona sposa dovrebbe avere (dalla Carità alla Temperanza, passando per la Giustizia, la Pietà ecc.).

L’intera stanza è affrescata. Artista senza nome, ma di gran talento. Nelle cunette si alternano stemmi del Colleoni e ritratti di imperatori romani o altri personaggi importanti del tempo. I pennacchi, invece, contengono immagini di santi, che attorniano il Padre Eterno benedicente posto al centro del soffitto, sopra un fondo azzurro a riquadri con stelle d’oro.

Tutto in condizioni eccellenti.

Nella prima stanza, quella dell’ingresso, un grande ritratto del Colleoni a cavallo e un dipinto del condottiero inginocchiato, accanto a San Francesco, ai piedi del Crocefisso. Opere del Quattrocento. Mentre è di metà XVI secolo la Madonna con il Bambino, San Rocco e San Sebastiano (celebrazione per la fine della peste) che campeggia vicino alla porta che conduce alla Sala del Consiglio. 

Colleoni e San Francesco ai piedi del Crocefisso (immagine dal web)

A “sorvegliare” il Luogo, le statue dell’Amadeo. Quelle vere: in Piazza Vecchia troverete le copie. Altra chicca del Luogo.

E poi ci sarebbero altri piani, non visitabili, un giardino stupendo su cui si affacciano le vecchie carceri, i preziosi portali in marmo rosso e arenaria, i mobili di legno antico…

Imperdibile. Ho avuto una gran fortuna. 

P.S.: "Gli Artisti Bergamaschi per NEPIOS" è l'evento che mi ha permesso di lavorare in una cornice di rara bellezza. 

Dove si trova:  

 





venerdì 11 settembre 2015

Eurosbasket 2015: Italbasket, le pagelle della fase a gironi

Alti e bassi. Anzi, altissimi e bassi. Questa è stata per gli azzurri la prima fase dell'Europeo.

Manifestazione iniziata con la batosta turca e l'imprevista faticaccia islandese, ma continuata con l'epico successo sulla Spagna, la battaglia vinta con la Germania. La partita con la Serbia va letta a parte.

Terzo posto nel girone e la consapevolezza di poter dire la nostra contro chiunque. Se siamo quelli visti contro le Furie Rosse, sono gli altri a doverci temere. 

E andiamo ragazzi!


DATOME 10 - Il capitano merita il voto massimo. Perché la Dea bendata gli ha girato le spalle e lui ha risposto stando vicino al suo gruppo, indossando casacca e pantaloncini e soffrendo tanto, forse più, degli altri. Sempre al comando. E se quelle voci su un possibile recupero per Lille fossero vere…

GALLINARI 10 - Dategli il titolo di MVP. Dateglielo subito. Il Gallo sta tenendo cifre straordinarie e si sta imponendo come vero leader dell’Italbasket.
Tim Connelly, suo G.M ai Nuggets, ha dichiarato, in brodo di giuggiole, che questo è “il miglior Gallinari di sempre”. Come darglitorto? Fisicamente sta bene, mentalmente pure. Risultato: si prende tiri decisivi e fa la voce grossa su entrambi i lati del campo. Se, per quella vecchia storia, in una squadra sono “tutti sono uguali”, beh, lui è un po’ meno uguale degli altri.

BELINELLI 9 - “O famo strano” è stato affibiato a Danilo e ai suoi canestri impossibili, ma non è che il Beli non sia mai andato “fuori dalle righe”: triple da casa sua, catch and shoot fuori equilibrio, jump-shot alla sua maniera. Ci ha abituato a uscire alla distanza e spaccare in due i match nel secondo tempo. Fondamentale per sperare in qualcosa di veramente grande.

BARGNANI 8.5 - Il classico gioco “incolpa Bargnani” è durato, per fortuna, una partita solo. Ovviamente, quella con la Turchia. Non è che improvvisamente sia diventato il miglior difensore del mondo, ma almeno ha dimostrato di esserci, combattere e mettere quell’intensità che tutti gli chiedono. Offensivamente, poi, nulla da dire: Mago è Mago. Dovesse rimanere concentrato anche nella prossima fase…

GENTILE 8.5 - Che bravo Alessandro, davvero! Sembra calato perfettamente nel proprio ruolo: battitore libero, con licenza di uccidere, ma anche ingranaggio fondamentale di un gioco di squadra. Ha talento cristallino, potenza devastante (non lo scopriamo di certo oggi) e, in questo Europeo, anche saggezza e puntualità. Finora, non ha sbagliato una scelta.

ARADORI 7.5 - C’ è il suo zampino in tutti i successi: il gioco da tre con l’Islanda, le triple contro la Spagna, i rimbalzi recuperati dal nulla contro la Germania. Segno che è in questa competizione con testa e gambe. A un uomo in uscita dalla panchina, con le sue caratteristiche, non si può chiedere altro.

CUSIN 7 - Il “Pandino” c’è e combatte al nostro fianco. Dà minuti di risposo importanti a Bargnani e, come sempre, garantisce energia e dedizione sotto le plance. Conosciamo i suoi limiti, li accettiamo e godiamo delle sue sferzate di vitalità. Contro certi lunghi, potrebbe rivelarsi arma importante.

DELLA VALLE e POLONARA 7 - Insieme non perché non accomunati dallo stesso destino: in fondo alle rotazioni, in attesa di qualche scampolo di match in cui dimostrare di esserci. E caspita se ci sono! I tifosi azzurri li vorrebbero in campo molto di più, e il perché si è visto: voglia, carattere e disponibilità. Chissà, potrebbero avere altre chances.

MELLI 6.5 - E’ un lungo atipico, perfetto per un quintetto basso ma undersize rispetto a molti pari ruolo. Nulla di nuovo. Sapevamo tutti che sarebbe stato utile per certi specifici frangenti di partita. E così è stato. Nicolò sta bene e lotta come sempre. Apre il campo ed è da rispettare nel tiro da fuori. E’ il Melli che conosciamo e che volevamo: bene così.

CINCIARINI 6 - Il Cincia sta uscendo pian piano (speriamo). L’inizio non è stato dei più incoraggianti: timido, impreciso, a disagio in un contesto fisico e di altissimo livello. Saggiato il valore degli avversari, ha fatto un passo indietro e ha cominciato dalle piccole cose, sia in attacco che in difesa. Le triple, pesantissime, messe a segno soprattutto contro la Germania ci fanno ben sperare.

HACKETT 5.5 - Ahimè, l’unica insufficienza. Daniel non sembra esserci: tanti errori banali, scelte sbagliate, poca aggressività… Potrebbe sfruttare i mismatches contro i play più piccoli, ma sembra stranamente restio. Urge accelerazione. 

Su Pianigiani non mi sono sbilanciato. Aspetto che i giochi siano fatti. 

domenica 6 settembre 2015

Eurobasket 2015: il racconto di Italia-Islanda con i tweet di #EuropeiTipo e #SkyEuroBasket

La sconfitta con la Turchia ci ha fatto male e ha lasciato l’amaro in bocca. Ma non ha scalfito il nostro orgoglio e le nostre convinzioni. L’Islanda è l’avversaria giusta, almeno sulla carta, per rialzare la testa.


Come ieri , il primo acuto è italiano: Gentile per il 3-0. Speriamo che, stavolta, sia di buon auspicio.


Ma l’Islanda risponde, con le bombe da lontano. Ci vuole talento, bravura, spaziature e anche “un aiuto dall’alto”…


Beli trova la piastrella (cit. Tranquillo), Gigione si mette in moto e l’occhio si fa giusto.



Ma i nordici non mollano nulla: corrono, sgomitano e sporcano ogni pallone. E così, dopo 10 minuti l’Italia è sopra solo di 1 (22-21).



Perchè non riusciamo a piazzare un bel parzialone? Il popolo di twitter punta il dito sempre e solo sulla difesa.



Ma quando Bargnani (sì, proprio lui), cattura un paio di rimbalzi e pianta la stoppatona, l’ironia dilaga..



Risate spezzate dai canestri di sti scatenati islandesi e dalla notiziaccia sul nostro capitano: out per tutto il resto del match.



Fatichiamo come dei matti, anche perché questi tirano manco fossero Curry e compagnia bella. Buona parte della colpa, a quanto pare, è da imputare al nostro coach.


La pazienza, si sa, non è figlia dei nostri tempi. Figuriamoci sui social. E’ vero: stiamo giochicchiando e balbettando, ma andiamo negli spogliatoi avanti di 4 (41-37). Il che, però, non stimola l’entusiasmo dei tifosi. L’unico che si ‘salva’ è Gentile.




E si riparte, col Gallo che riappare dopo minuti di letargo e si fa subito sentire, anche troppo: terzo fallo immediato.



Siamo più forti. Lo sappiamo ma non lo dimostriamo. Torto nostro, ma dall’altra parte c’è un’Islanda che ha cuore e testa per stare aggrappata (eufemismo) al treno (-ino) azzurro.



E’ vero: la nostra difesa sgocciola, ma pure l’attacco no brilla. Sembra assurdo, ma offendevamo con più efficacia ieri.




Camminiamo piano. Zoppichiamo. E allora non possiamo che approcciare l’ultimo periodo avanti solo di 4: 52-48. Ci vuole l’ultimo sforzo. Magari deludendo, ma va portata a casa!



Hackett piazza il bombone con quadruplo tocco di ferro: che la fortuna stia girando?

Forse la Dea Bendata ha cominciato a strizzarci l'occhio, ma gli arbitri no. Quinto fallo del Gallo: ultimi sei minuti senza il nostro #8.

Ed è addirittura soprasso Islanda: 59-60 a 4 dalla fine.


E come ieri, scusatemi, ma l’epilogo me lo guardo a tu per tu con la Tv. Comunque, 62-62 a 180 secondi dalla sirena. Tensione alle stelle, salivazione azzerata. 

Rientro in cronaca a testa bassa: si è svegliato Pietrone!!


E andiamo! E’ finita! Otto armadi di camicie sudate e testa fradicia di dubbi e interrogativi. Ma, alla fine, contava una cosa: vincere. In attesa di tempi migliori…



Alla prossima ragazzi. Stay Tuned. E…chapeau Islanda!

Rassegna stampa, 6 settembre: nel giorno del Gp di Monza, l'Italia di Conte affronta la Bulgaria per mettere mezzo piede all'Europeo









sabato 5 settembre 2015

Eurobasket 2015: il racconto di Italia-Turchia con i tweet di #EuropeiTipo e #SkyEuroBasket

Palla a due alle 21, ma l’attesa è ormai febbrile da ore e ore. Tutti vogliono vedere il primo sprazzo di azzurro sui parquet dell’Europeo.


E quando il microfono di "The Voice" Flavio Tranquillo si apre, vuol dire che davvero è arrivato il momento di andare in apnea per quaranta minuti e tuffarsi in questa Italia-Turchia.
Berlino è tanto turca, davvero tanto, ma la Mercedes Benz intona l’Inoo di Mameli come fossimo noi quelli di casa.

Inizio forte, di entrambe, con il Cuso che inaugura lo score con l’inchiodatona del 2-0.
Quelli in maglia rossa, però, non si fanno intimidire, con Dixon che mette il turbo e Ilyasova che fa valere il suo immense talento, nonostante non sia il giocatore più avvenente della storia...

E’ tatticamente una partita difficile, anche perchè Ataman ha messo in campo una squadra tosta, attenta e ‘sul pezzo’ in ogni spot. Fatichiamo ad attaccare con fluidità, affidandoci troppo spesso ai singoli; e meglio non ci va in difesa.



Potremmo denunciare i turchi per stupro. #EuropeiTipo
— La Giornata Tipo (@parallelecinico) 5 Settembre 2015 pt async src="//platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"> E il primo quarto si chiude con gli azzurri doppiati 13-26. Non bene, affatto.

Il Mago prova a dare una scossa in aperture di seconda frazione, ma Dixon è il solito imprendibile peperino e Ilyasova non sbaglia un colpo.


Lo dice Flavio Tranquillo in telecronaca, lo ribadiscono I tifosi su twitter: il problema vero è la difesa.

Gallo ci prova, lotta, si fa dare palla, e attacca a testa bassa.Va in lunetta, ferma il cronometro e muove il tabellino. Ma, soprattutto, à la sveglia; o perlomeno ci prova.

L’accelerazione del nostro #8 porta a qualcosina: recupero, anche se “mini” e primo quarto che si chiude con l’Italia sotto di 9 (42-51) e tanti interrogativi per la Nannini sparata a palla.

Si ritorna dagli spogliatoi con la convinzione che tutto sia ancora aperto e che “no pain, no gain”.

I primi minuti di ripresa, però, disattendono le speranza tricolori.
Calma, tutto può cambiare; magari non all’improvviso. E i nostri, infatti, cominciano a rosicchiare punti, col Gallo sempre al comando.

L’ultimo quarto lo cominciamo sotto di 5, 61-66, e con la convinzione che la si possa portare a casa.


Arriviamo più volte a un passo dall’aggancio, ma paghiamo qualche amnesia di troppo. E i Mahmutoglu, i Muhammad (Dixon) e addirittura gli Erden non perdonano.
A 3 minuti e mezzo dalla sirena siamo dietro di 6 (74-80), con la difesa che continua a fare acqua.

Finita? Ma anche no, almeno fino a quando esisterà un Gallinari.
E ora, perdonatemi, ma l’ultimo minute e mezzo me lo vedo senza guardare twitter. Troppa tensione per staccare gli occhi dalla Tv. La situazione, comunque, è questa.

E niente ragazzi, ha vinto la Turchia, 87-89. Mannaja!
E ora, testa a domani. Ci aspetta l’Islanda.

venerdì 4 settembre 2015

"Mano de Dios", di Domenico Motisi


Maradona è megl’ e… Pellè? Gesto antisportivo per alcuni, furbo per altri. Il gol di mano è un’arte ma il numero uno è sempre Diego.

Dalla celebre “Mano de Dios” del Pibe de oro durante i mondiali messicani del 1986 sono passati quasi 30 anni, ma da allora non sono mancati gli imitatori del campione argentino

In stretto ordine cronologico, l’ultimo è stato Graziano Pellè che contro Malta ha “dato una mano” al ct Conte portando l’Italia in testa alla classifica del girone di qualificazione a Euro 2016.

In ogni caso, il salentino è in ottima compagnia: Maradona, Aguero, Messi, Adriano, Gilardino ed Henry sono tra i più famosi calciatori che si sono distinti per l’uso improprio di braccia e mani. Ecco i gol più celebri:

1986 – Argentina v Inghilterra: Diego Maradona, “La mano de Dios”
El Pibe de oro ha fatto la storia del calcio, ma non sempre grazie al suo sinistro magico. Nei quarti di finale dei mondiali di Messico ’86, infatti, contro i rivali (non solo sul campo) inglesi, Diego sblocca il risultato con un gol di pugno. Gli inglesi protestano, Maradona esulta, l’arbitro non vede e convalida. L’argentino dirà che quella non era la sua mano ma la “Mano de Dios”.


2006 – Atletico Madrid v Recreativo Huelva: Sergio Aguero                                               

Quando El Kun segnò questo gol con la maglia dell’Atletico Madrid era ancora il genero di Maradona. Probabilmente voleva far bella figura con il suocero che si era esibito in una “prodezza” simile esattamente 20 anni prima.


2007 – Barcellona v Espanyol: Lionel Messi

È sempre stato considerato l’erede di Maradona e per non farsi mancare nulla ha pensato bene di imitarlo anche in uno dei suoi gol più famosi. In questo caso il palcoscenico è il Camp Nou di Barcellona e la partita è il derby contro l’Espanyol.


2008 – Palermo v Fiorentina: Alberto Gilardino

Il campione del mondo è solito usare le braccia per suonare il violino quando esulta dopo un gol. Contro il Palermo, però, il bomber di Biella si è servito del braccio anche prima. Chissà se adesso che gioca proprio con i rosanero i tifosi l’hanno perdonato…


2009 – Inter v Milan: Adriano

Altro derby, altro gol di mano. Stavolta il protagonista è Adriano nel derby di Milano. Il cross di Maicon è perfetto, il “bagher” del connazionale pure: Inter in vantaggio con un gol che risulterà decisivo.

2009 – Francia v Irlanda: Thierry Henry

Non è un gol diretto ma la “giocata” del francese ha scatenato tantissime polemiche. Nella partita decisiva per le qualificazioni al mondiale sudafricano, Henry trascina “per mano” la sua nazionale con un assist nei minuti finali. L’Irlanda del Trap è furiosa, anni dopo si scoprirà che questa mano è costata 5 milioni alla Fifa che in maniera non del tutto convenzionale ha risarcito la federazione irlandese.


Rassegna stampa, 4 settembre: Pellè salva l'Italia, con la mano; Sacchi analizza il Real Madrid per AS










giovedì 3 settembre 2015

Eurobasket 2015 - I 'pezzi da novanta' del nostro girone: chi dobbiamo tenere d'occhio?


Ormai ci siamo: due giorni e sarà Eurobasket 2015. Finalmente.

L’Italia ci arriva con grandi aspettative e la consapevolezza di poter dir la sua. Non sarà facile e non bisogna montarsi la testa, ma le chances di fare bene ci sono. Magari la vittoria è ancora obiettivo azzardato, ma la qualificazione alle prossime Olimpiadi no.

La strada sarà in salita sin da subito. Il gruppo B, in cui gli Azzurri sono inseriti, è ritenuto da tutti il più equilibrato e complicato della competizione. A parte l’Islanda – guai a sottovalutare un avversario – le altre Nazionali sono forti, toste, blasonate e ambiziose: Spagna, Serbia, Turchia e Germania. Fate un po’ voi…

Di presentazioni dei gironi e dei vari team se ne sono viste a bizzeffe. Io non voglio proporvene l’ennesima (che sarebbe anche tardiva). Mi limiterò a indicarvi il ‘pezzo da novanta’ di ciascuna delle altre squadre del temutissimo raggruppamento B. Brevemente, “sottovoce, come piace a noi”.. (citazione da capire; sennò andate a cercarla!)


ISLANDA

Come accennato, gli unici che partono ‘dietro’ all’Italia. Non ci sono grandi nomi e talenti eccezionali. Il solo da tenere veramente d’occhio, perlomeno sulla carta, è Jon Stefansson.

Jon Stefansson
Nome noto a tutti gli appassionati di basket europeo, protagonista da anni in squadre di ottimo livello. Il 33enne nativo di Reykjavik non ha ancora squadra per il 2015, ma non tarderà a trovarla. Nel suo passato, anche una ‘toccata e fuga’ in NBA, coi Mavericks, prima di tornare da questa parte dell’Oceano e farsi apprezzare sui parquet italiani e spagnoli. L’abbiamo visto con le maglie di Napoli (vittoria della Coppa Italia nel 2006), Roma e Treviso. Ma è forse in Liga ACB che ha dato il meglio: Valencia, Granada, Saragozza e Malaga.

Guardia solida, ‘canonica’, con tiro, visione di gioco e buone doti offensive. Cecchino di striscia, capace di accendersi e spegnersi all’improvviso. In questa Nazionale, è sicuramente, il faro assoluto.


TURCHIA

Squadra con tanto talento, in tutti i ruoli. Gente che da anni dà del ‘tu’ all’Eurolega o dice la sua in NBA. Un buon mix di giovani e meno giovani, con picchi di qualità altissimi.

Non è facile individuare l’uomo chiave. Ma, dovendomi sbilanciare, direi Ersan Ilyasova.

Ersan Ilyasova

Il 28enne neo acquisto dei Detroit Pistons è un ‘quattro’ atipico NBA che può dominare i parquet continentali in lungo e in largo. Ha presenza fisica notevole (sempre in ottica europea), tecnica da vendere, tiro, ampia rosa di movimenti e voglia di emergere.


Da quando ha 15 anni veste la maglia della Nazionale turca. Fedelissimo ai suoi colori, non ha mai detto no alla convocazione. Talvolta, però, ha disatteso le aspettative. Il perchè ce l’ha fatto vedere nei suoi anni americani: classe cristallina ma troppa discontinuità.

Arriva a questo Europeo da nuovo ‘uomo-chiave’ dei Pistons, come l’ha definito Van Gundy, e questo potrebbe dargli quello ‘zing’ in più per alzare la voce.
Tatticamente può essere devastante (alla Gallinari diciamo), tecnicamente pure.


SPAGNA

Se la Francia è la vera favorita (almeno per gli addetti ai lavori) dell’intero lotto, la Spagna è seconda. Un roster pazzesco, senza punti deboli o giocatori di basso profilo.

Che invidia e che ammirazione. Sono fenomenali. E pensare che solo con gli assenti ci si potrebbero fare altri due o tre quintetti dominanti (qualche nome: Marc Gasol, Ibaka, Rubio, Navarro, Calderon….).

Beh, tant’è. Quelli che ci sono bastano per far sognare, ancora una volta, i tifosi iberici.

A capo delle ‘Furie Rosse’, ovviamente, Pau Gasol.

'Sua Maestà' Pau Gasol

Che dire di Pau? Ho sempre pensato che l’aggettivo che gli calzi a pennello sia quello spesso usato da Flavio Tranquillo: “principesco”. Perché, Pau, in effetti, è un Principe del basket. Anzi, dello sport.

Lo davano per bollito. E lui, a 35 anni, si è preso la sua rivincita. Con Chicago è tornato il Gasol che conoscevamo: immarcabile in attacco, grintoso e puntuale in difesa. Realizzatore, stoppatore, rimbalzista, passatore. Il tutto, dall’alto, ed è proprio il caso di dirlo, dei suoi 215 centimetri (uno in più, uno in meno) che, soprattutto in Europa, sono un fattore già di loro.

Oltre alla tecnica, ha anche la testa da leader. E pensare che possa ‘godere’ di una truppa di quel livello mi fa paura. Tutti ai suoi piedi.


GERMANIA

Di leggenda in leggenda.

La Germania è una di quelle squadre che non sai mai come descrivere. Stando ai nomi, nulla di che. Poi, appena te li trovi di fronte, capisci che sono dei ‘cagnacci’ che non molleranno mai nulla. Lavoro e applicazione; a testa bassa, senza sgarrare.

Ciò non vuol dire che non ci sia del talento puro. Pleiss, Schroder, il giovane Lo. Ma, ovviamente, tutto passa dalle mani sapienti e armoniose di Dirk Nowitzki. 

L'altro 'Re' del nostro girone: Dirk Nowitzki

Anche a 37 anni, Wunder Dirk rimane la stella indiscussa della squadra. Non potrebbe essere altrimenti.
A differenza di Gasol, la sua stagione non è stata super. Paga un po’ l’età, ma, se in giornata, mette tutti in fila. E anche se non ha i numeri dei giorni d’oro, la palla decisiva la dai a lui. Non esiste uomo al mondo di contrastare il suo fadeaway; figuriamoci in Europa. 
Ma Dirk non è solo quel tiro: carisma, visione di gioco, esperienza, malizia. In più, al contrario di quanto accade in NBA, può reggere anche fisicamente, ovviando allo scarso atletismo con i centimetri e le braccia lunghe.

Come per Pau: tutti ai suoi piedi. 


SERBIA

Finalisti ai Mondiali: impossibile non mettere i serbi di Djordjevic tra i papabili al titolo.
Hanno la ‘garra’ (in argentino; non so come si dice in serbo) di chi non molla mai e lascia sul campo anima e corpo. E non solo: classe e assoluta ‘competenza’.

Mostruosi pure loro eh: Teodosic, Bogdanovic, Kalinic, Nedovic… La stella, però, è Nemanja Bjelica.


Nemanja Bjelica

Chiariamo subito una cosa: è un giocatore che adoro, da sempre. E’ fresco di primo contratto NBA, con Minnesota, e tutto il mondo si è accorto del nativo di Belgrado. Ed era ora, anche perché è da anni che predica basket in giro per l’Europa.

L’ultima stagione l’ha consacrato. A livello di Eurolega, ormai, una certezza. E così dovrebbe essere anche a Berlino. Da ala, piccola o grande che sia, spaventa: tiro, rimbalzi, movimenti spalle a canestro ecc…. Ha tutto; inutile stare a dilungarsi. E lo sbarco in America gli darà ancor più convinzione dei propri mezzi.

Occhio a questo.