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sabato 18 febbraio 2017

Il Crotone è davvero rognoso, ma l'Atalanta vince pure questa


Delle tre squadre palesemente candidate alla retrocessione, il Crotone è quella più viva. E allenata. Visto il materiale a disposizione, Nicola sta facendo il massimo.

I calabresi hanno preparato al meglio anche la sfida di Bergamo. Hanno studiato l’Atalanta e, per tutto il primo tempo, l’hanno imbrigliata. Ali tenute basse, Petagna e Gomez seguiti a uomo ovunque, mediani raddoppiati sistematicamente. Per 45 minuti, i nerazzurri non hanno giocato. Anzi, non hanno potuto.

Merito del Crotone, ovvio, ma gli orobici ci hanno messo del loro: frustrati dall’impossibilità di esprimersi come in altre occasioni, si sono intestarditi e hanno cestinato decine di palloni. Buon per loro che i calabresi non abbiano pareggiato la tenace prova difensiva con un attacco altrettanto efficace. Hanno fatto girare palla, ma non sono mai arrivati al tiro. Come gli avversari, d’altronde.

Per la Dea, un primo tempo da cassare e l'obbligo di sovvertire l'inerzia. Se non attraverso il gioco ragionato, con la voglia e la tenacia.

Gasperini deve aver toccato le corde giuste negli spogliatoi, perché la ripresa atalantina è stata di tutt’altro spessore. Esemplari i primi 5 minuti, all’assalto. Sufficienti per schiacciare gli avversari e “ritrovarsi”. Con un’azione tipica, ecco l’1-0: scambio Gomez –Petagna, cross basso ed esterno opposto che si getta verso la porta. Conti alza le braccia per la quarta volta in stagione. 

Conti, su quei cross, arriva sempre col tempo giusto (immagine dal web)

Un vantaggio che sblocca il match. Gli spazi si aprono: i bergamaschi trovano con più facilità le fasce, Gomez e Petagna tornano protagonisti.

Ma il Crotone non affonda. Cambia in corsa, uomini e disposizione, alla disperata ricerca del guizzo giusto. Ed è proprio quando servirebbe un colpo che si nota maledettamente la mancanza di un uomo dall’elevata cifra tecnica. Con la sola voglia, benché ben supportata dalla tattica, è dura ribaltare una partita. 
E quando anche le forze fisiche cominciano a scarseggiare, ecco che il pressing cala, così come la lucidità, i reparti si sfilacciano e l’Atalanta può correre in verticale. Ne nascono azioni buone per un raddoppio che, però, non arriva mai. Un pizzico di malasorte, anche.

Semplicemente, la giornata non è di quelle da ricordare, in cui tutto va per il verso giusto. Pomeriggi che ricapiteranno. E che vanno affrontate con coscienza e pazienza. Per centrare il bersaglio grosso - sì, quello che occupa i giovedì sera - bisogna anche imparare a soffrire.

domenica 6 novembre 2016

"Lì dove osano le Aquile": l'Atalanta non si ferma più


Inimmaginabile quarto posto, pari punti con la Lazio. Fantastico.

Sono bastati 25 minuti per capire che il Sassuolo è una squadra in netta difficoltà; solo 5 per rendersi conto che l’Atalanta ha approcciato il match nel modo giusto.

I neroverdi, resi mediocri dai tanti infortuni e dal dispendioso impegno europeo, hanno cercato di imporre alla partita un ritmo basso e cadenzato. La Dea si è adeguata, ma non passivamente: controllo palla, accelerate improvvise e decisive, tranquillità difensiva.

Due formazioni in situazioni opposte. Anche mentalmente. Proprio “vuoti” i ragazzi di casa; presenti ed efficaci gli uomini di Gasperini. A cui è stato sufficiente schierare una squadra quadrata e rodata. Ormai, ed è una sensazione piacevolissima, i nerazzurri sanno perfettamente come muoversi e cosa fare.

Non è servito il pressing forsennato visto con l’Inter. Anche trotterellando, da subito padroni del match. Tanti calci d’angolo, fraseggi in mezzo al campo, tocco e passaggio, inserimenti senza palla. Senza alcun affanno, perché, come detto, il Sassuolo era a corto di fiato. E se mancano le gambe, anche la lucidità viene meno. Berisha, infatti, ha passato una prima mezz’ora di completa tranquillità. 

Mattia Caldara: fenomenale, anche in attacco (foto dal web)
Il veloce uno-due che ha segnato il pomeriggio ha legittimato la superiorità orobica. Se il gol di Gomez è figlio di un’azione caparbia e ficcante, quello di Caldara, sempre sontuoso, ha messo in vetrina il tasso qualitativo di questa Atalanta.

Piedi buoni, giovani e sempre più raffinati. Dimostra Conti. Probabilmente, un anno fa, il numero 24 non avrebbe mai segnato quella reta. L’avrebbe sparata in curva. Ma il tempo passa, il lavoro paga e le vittorie danno tanta sicurezza.

E il laterale non avrebbe potuto colpire in un momento migliore. Dopo i due schiaffi, infatti, i romagnoli, avevano dato segni di reazione. Più d’orgoglio e dignità che di tecnica e ragionamento. Tanto era bastato, però, per spaventare Berisha. La paura per traversa di Defrel è stata cancellata dal 3 a 0 che ha smorzato i ritrovati entusiasmi casalinghi, comunque piuttosto flebili.

Fine primo tempo. E, in pratica, game over. I tanti tifosi bergamaschi giunti al Mapei Stadium, più chiassosi dei “colleghi” locali, si sono goduti una ripresa di pura amministrazione. Sì, la bella traversa di Politano, il maggiore equilibrio e il dubbioso intervento di Berisha su Defrel, ma nulla più. Tutto preventivabile. 

La testa era già colma di “pensieri post novantesimo”: dolci, esaltanti, incredibili. E come dargli torto? Quarta vittoria in fila, 22 punti: più di metà strada è già alle spalle. Quasi magia.