E’ passato poco dall’inizio di questa stagione. Un mese
circa: nulla se pensiamo a quanto dura quella dolce maratona detta NBA. Tuttavia,
siamo in quel momento in cui è possibile tirare i primi bilanci, acerbi ma non
troppo, e renderci conto di quali squadre stanno deludendo, quali convincendo e
quali, infine, devono cambiare rotta per non buttar via l’annata.
Ripeto: una ventina di partite è poco, ma anche sufficiente per farsi un’idea. Cercherò, dunque, di analizzare Division per Division l’andamento delle varie franchigie, dando un voto (valutazione stupida e limitante, ma facile e immediata) a ciascuna e indicando quale giocatore sta rispettando(o addirittura superandole) le aspettative e quale, invece, le sta deludendo.
Ok? Ci siamo? Tutto molto semplice direi.
Northwest Division
PACIFIC DIVISION
Golden State Warriors, voto 10
Non sono certo io a dovervi dire come stanno andando i
Warriors e quali imprese stanno compiendo. Mi limito a ribadire che stanno
riscrivendo la storia e che, non so bene come, sono riusciti a migliorare il
gioco, già di per sé stupendo, che li ha portati al titolo nella passata
stagione.
Top: Steph Curry – Fa un altro sport e incanta. Primo
realizzatore della Lega, giocoliere e illusionista con la palla tra le mani.
Semplicemente, il migliore di questo momento.
Flop: Nessuno – Impossibile rimproverare qualcosa a qualcuno.
Flop: Nessuno – Impossibile rimproverare qualcosa a qualcuno.
Phoenix Suns, voto 7-
Zitti zitti, i Suns si fanno la loro stagioncina niente male. Nulla di eclatante, ma viaggiano sempre attorno al 50%, pronti a infilare qualche vittoria consecutiva e strizzare l’occhio alla parte buona della Western. Avessero più continuità, sarebbero molto più in alto.
Purtroppo, ultimamente hanno lasciato per strada qualche
sconfitta di troppo, oscurando ciò che di buono c’è: l’esplosività del duo Knight-Bledsoe
(che vale la squadra), un attacco che rende e diverte, una grande capacità di
lottare a rimbalzo nonostante non ci siano dominatori d’area. Insomma, spirito
battagliero.
Della fase difensiva, invece, meglio non parlare troppo.
Limitiamoci a dire che rendono meglio con la palla tra le mani.
Top: Brandon Knight – Una delle migliori guardie della Lega.
Poco pubblicizzato, supera quasi sempre i 20 punti a notte, tirando con il 40%
da tre e facendo passi in avanti anche nelle altre fasi. Non a caso, è arrivata
anche la sua prima tripla doppia in carriera.
Flop: Tyson Chandler – Visto il blasone, ci si potrebbe
aspettare qualcosa in più. Ma, forse, il buon Tyson comincia a fare davvero i
conti con l’anagrafe. Comunque, prende quasi 9 rimbalzi a partita eh. Non così
malaccio, ma ci ha abituato ad altro.
A quick look at @GoodKnight11 here in the 1st quarter. 10 points in 5 minutes. #SunsVsPelicans #ThanksGIFing pic.twitter.com/tmtdWa2zQP
— #WeArePHX (@Suns) 26 Novembre 2015
Los Angeles Clippers, voto 5.5
Visto il potenziale, un'insufficienza risicata è il massimo che possono ottenere. A livello di roster hanno tutto, ma non riescono a fare il salto di qualità.
Sta tutto nella testa. Si sciolgono quando la palla scotta e
buttano via troppe partite nel finale. Nell’ultimo periodo hanno raccolto più
sconfitte che vittorie, destando parecchie preoccupazioni e interrogativi.
Il punto debole della passata stagione era la panchina.
Dunque, in estate si è provveduto a rinforzarla: Josh Smith, Pierce,
Stephenson, Johnson… Personaggi da disciplinare, ma la qualità non manca.
Quindi, cosa manca per essere davvero credibili? Un po’ più
di variazioni sul tema in attacco, dove Griffin (a tratti dominante) tende a
prendersi troppe licenze, una difesa che fa acqua e concede troppo e,
soprattutto, un lassismo generale che lascia spesso a bocca aperta.
Rimane una delle franchigie più competitive, ma così non
si va da nessuna parte.
Top: Blake Griffin – Spesso esagera, eccede in inutili
virtuosismi e voli pindarici, ma rimane un fattore. Si affaccia sempre più
spesso sulla tripla doppia e ha affinato tiro dalla media e passaggio.
Senza tralasciare il suo arsenale storico: atletismo sovrumano, grinta e
tecnica sorprendente.
Los Angeles Lakers, voto 3
Due sole vittorie, a oggi, e la sensazione che si giochi giusto per far fare passerella a Kobe (a proposito: ci mancherai fenomeno!).
Byron Scott non è un illuminato della panchina, e non lo
scopriamo ora, ma questi Lakers sono a tratti veramente inguardabili. Il roster è rivedibile (eufemismo), ma qui manca tutto, da un’idea tattica a un
atteggiamento vincente. Non c’è più il #24 che ti risolve le partite da solo;
anzi.
Tra le peggiori franchigie in ogni statistica, pagano la
mancanza di un lungo dominante, un play vero e con esperienza (Russell,
poveraccio, deve fare cose che non gli competono, almeno per ora), difensori
capaci e gente solida. Insomma, un disastro.
Mi sa tanto che questo sarà il fil rouge di questa annata.
Top: Jordan Clarkson – Conferma le buone cose mostrate nella
passata campagna. E’ un esterno completo e di buon affidamento che, nel marasma
totale, sta trovando modo di emergere.
Sacramento Kings, voto 6
Partiamo dalle certezze: il roster è competitivo e piuttosto completo. I molti movimenti estivi hanno dato a Karl una squadra che può dire la sua. Non per l’obiettivo massimo, ovviamente, ma, perché no, per strappare un ottavo posto che significherebbe playoff.
L’altra faccia della medaglia del rebuiding estivo è, va da
sé, un gruppo che ancora si conosce solo relativamente. La partenza, non a
caso, è stata a rilento. Ma i californiani sono stati poi bravi a rialzarsi e
addolcire il tutto (nonostante siano ancora lontani da 50%), trascinati
dall’asse Rondo-Gay-Cousins: nei rispettivi ruoli, delle primizie. Soprattutto
ora che RR9 si sta ritrovando (miglior assistman della Lega e già 4 triple
doppie), Gay staziona su cifre da applausi e DeMarcus spazza i pitturati come
mai. Senza dimenticare gli altri, tra cui il Beli, che completano il tutto.
Con il passare del tempo, questi Kings potrebbero diventare
qualcosa di molto interessante. Per questo non me la sono sentita di dare più di una sufficienza risicata. Urge però, un giro di vite in difesa. Quando si
tratta di offendere, al contrario, nessun problema.
Top: DeMarcus Cousins – Se uno dei centri più dominanti del
lotto comincia a tirare anche da tre, beh, diventa un giocatore assolutamente
inarrestabile. E l’ex Kentucky fa davvero spavento, perché, ormai, non c’è
frangente o situazione in cui fatichi. Mostruoso.

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