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venerdì 21 ottobre 2016

MyTravelmate: un aiuto per organizzare i tuoi viaggi


MyTravelmate: un aiuto per organizzare i tuoi viaggi



Piccola premessa:

Vi sarete accorti subito che questa pagina non è altro che il post di un blog. Non stranitevi. Ok, è poco usuale e professionale come cosa, ma testimonia la semplicità di questa iniziativa. Posterized è il blog che io, Marco Pezzetti, ho aperto tempo fa. Qui scrivo di sport, viaggi e tutto ciò che mi va. Insomma, uno spazio dove riversare i miei pensieri e raccontare le mie passioni.

MyTravelmate non è altro che un’idea nata quasi all’improvviso, figlia di un’ispirazione personale durante l’ennesima giornata passata a pianificare un viaggio. Dunque non ci sono sponsor, aziende o agenzie alle spalle: ecco perché utilizzo la mia piattaforma personale per divulgare ciò che vorrei fare. Magari, un giorno, se le cose andranno bene, MyTravelmate avrà un suo sito. Per ora, accontentiamoci dei canonici account Facebook e Twitter.  


Cos’è MyTravelmate?

Organizzare un viaggio non è mai stato facile. Tempo fa ci si rivolgeva alle agenzie, ma, con l’avvento di internet e di siti come Trivago o Expedia, tutto è cambiato: chiunque può pianificare le proprie vacanze stando davanti a uno schermo.

C’è da dire però, che questi nuovi attori del turismo non garantiscono sempre il miglior rapporto qualità-prezzo. Non prendono in considerazione, per esempio, la possibilità di rivolgersi ai vari Airbnb, Blablacar o simili. Ovvero le pagine web (che ora sono anche app) di fama mondiale consultate da chiunque abbia un po’ di confidenza con i “viaggi fai da te”.

Mi sono accorto che non tutti le conoscono. Anzi. Sorprende la quantità di persone che ne ignora l’esistenza o che ne ha coscienza solo per sentito dire. Senza dimenticare che, spesso, internet può essere disorientante: passare di sito in sito, vagliando offerte su offerte senza arrivare a un risultato può essere frustrante. E, per di più, porta via tempo. Molto tempo.


Cosa offro:

Da qui nasce la mia idea. Sarò io ad aiutarvi: consulterò questi siti per voi, cercando di darvi una mano e facendovi risparmiare “ore di click” e frustrazione.

Vi basterà indicarmi la meta del vostro viaggio, il periodo, il numero di persone, il tipo di alloggi ed esperienza che volete e altri dettagli che definiremo insieme.

Una volta “chiarito il quadro”, mi occuperò di cercare le migliore offerte logistiche, di alloggio e di intrattenimento. Vi presenterò un prospetto in cui saranno indicate diverse soluzioni plausibili, presenti su vari siti (per esempio, alloggi su Booking o su Airbnb), che, poi, potrete valutare personalmente.

Infatti, ed è aspetto molto importante, io vi aiuterò solo a snellire quel processo di selezione di tutti gli aspetti fondamentali del viaggio, ma lascio a voi la libertà di prenotare, decidendo modalità e tempi. Così che non dobbiate condividere con nessuno, in questo caso il sottoscritto, dati personali o di carte di credito.

In pratica, chiedendo il mio supporto, risparmierete tanto tempo. Ma davvero tanto. E, soprattutto, troverete le combinazioni più economiche possibili, sempre rispettando le vostre aspettative.


In più:

Mi piace scrivere, informarmi e conoscere cose nuove su ogni possibile angolo del mondo. Su richiesta, dunque, sarò ben lieto di arricchire la vostra vacanza procurandovi un dossier sulla località che visiterete: descrizione delle attrazioni, dei monumenti, dei migliori locali, dei negozi… Una sorta di piccola guida.


Che ci guadagna il sottoscritto?

Non gestirò i vostri fondi per il viaggio. Non disporrò delle vostre carte di credito o simili. Dunque, avrà un costo solo il mio lavoro di ricerca e selezione delle varie soluzioni.


Arrivando al sodo:

. Soluzione base: prospetto con opzioni per transfer (volo, treno o qualsiasi altro mezzo), alloggio e spostamenti durante il soggiorno (nel caso si organizzasse un viaggio dislocato in diverse città)

. Base + Guida: nel caso vogliate anche una guida personalizzata sulle principali attrazioni della città

. Guida: se, in un secondo momento, decidete di munirvi anche di guida

Insoddisfatti?

Nel caso il primo prospetto che vi presenti non vi soddisfi, potrete chiedermi tranquillamente nuove ricerche, ovviamente senza altri costi.


Come contattarmi:

Tutto avviene da persona a persona. Basterà scrivere una mail all’indirizzo mytravelmateinfo@gmail.com con oggetto “MyTravelmate + il vostro nome”, per avere qualsiasi informazione aggiuntiva o cominciare a pensare al vostro viaggio. Nel caso, poi, una chiacchierata Skype potrebbe essere di ulteriore aiuto.

martedì 18 ottobre 2016

Tassenmuseum Hendrikje: ad Amsterdam, il più grande museo di borse e borsette del mondo


Questa notizia è rivolta specificatamente al genere femminile. O, pensandoci bene, anche a quello maschile, nel caso, cari “colleghi”, non vogliate ritrovarvi nella tipica posa del “partner in infinita attesa al di fuori della vetrina di un negozio”. Dunque, se per puro caso leggete, fate finta di nulla.

Il logo del museo (immagine dal web)
Premessa d’obbligo finita. Il succo del discorso è: ad Amsterdam esiste il museo dedicato alla storia della borsa per signora nella cultura occidentale. Si chiama “Tassenmuseum Hendrikje” e raccoglie più di 5.000 modelli di borse, borsine, borsette, pochette e tutte quelle altre cose di cui io, ovviamente, non ne so il benemerito nulla.

Il tutto nasce, però, proprio grazie a un uomo. Ivo Hendrikje, infatti, ha collezionato borse e borsette per più di 35 anni. Quindi, ha deciso di esporre il proprio tesoro, regalando a qualsiasi appassionato l’opportunità di godersi questo curioso, ma sicuramente interessante, spettacolo.

Quella di Ivo, infatti, è una raccolta che va ben oltre l’amore per la moda e gli accessori d’abbigliamento. Ogni pezzo racconta una storia: dalle evoluzioni nella società a quelle negli stili artistici. Sempre nel segno dei grandi artisti del settore: Elsa Schiaparelli, Pierre Cardin, Paco Rabanne, Yves Saint-Laurent, Gucci, Hermès, Dolce & Gabbana, Donna Karan e Judith Leiber.

Ed è anche per questa “attualità” della collezione che il museo ospita anche esposizioni tematiche temporanee e organizza eventi dedicati a creatori di borse contemporanei, olandesi e non.

Una delle vetrine del museo (immagine dal web)

Qualcosa di diverso, che può attirare. E che regala anche l’opportunità di godersi uno scenario niente male: la collezione, difatti, si trova in un antico edificio di metà Seicento. Sfarzoso e gioioso, con due sale di gala interamente decorate da originali dipinti e caminetti del XVII e XVIII secolo.

Dulcis in fundo, il negozio che permette di scegliere tra un’ampia scelta di borse e articoli per la pelletteria. Souvenirs molto intriganti che, comunque, sono acquistabili anche sul sito del museo. 

P.s.: chiedo venia a tutti coloro che, ora, saranno obbligati ad accompagnare moglie, ragazza o chicchessia.  


DOVE SI TROVA: 










giovedì 13 ottobre 2016

Porto: quattro luoghi da vedere (e poco pubblicizzati dalle guide)


Facciamola molto corta: questo post non vuole vantarsi di essere una guida, né di avere l’ambizione di fungere da recensione. E’ solamente una piccola paginetta con qualche suggerimento su alcuni luoghi e locali che, a mio modestissimo parere, varrebbe la pena visitare. L’avevo già fatto per Varsavia; questa volta tocca a Porto. Da dove sono appena tornato (della serie che sono in piedi dalle tre di stanotte sulla rotta verso casa, quindi lucidità latitante), ultima tappa di un giretto di otto giorno per il Portogallo (di cui scriverò, ma in altri “luoghi e altri laghi” – stay tuned).

Quindi, ripetendo il concetto del “bando alle ciance”, ecco i quattro luoghi che dovreste vedere a Porto e che, forse, sulle guide “mainstream” sono poco pubblicizzati:
 

1. Miss Pavlova


Paradiso per i super golosi e lussuriosi. Una bomba di zuccheri e delizie dolci che vi farà rivoltare gli occhi dalla soddisfazione. In sostanza, una caffetteria moderna, a gestione femminile, che offre torte fatte in casa dall’aspetto magnifico, pomposissimo e affascinante. Creme, cioccolati, frutti di bosco, meringhe a fare da cornice: non ci si fa mancare proprio nulla. Con accanto un caffè a scelta tra le tante proposte, seduti belli e rilassati in un clima moderno che ancora non stanca (anche se, per la verità, ormai si vede un po’ troppo spesso).

Alcune delle icredibili torte che trovate da Miss Pavlova

Una tentazione continua che va scoperta. Persino in senso letterale. Perché Miss Pavlova si trova “nell’ultimo angolo a destra in fondo senza vetrina e a malapena segnalato” di un gran bel negozio chiamato Almada. All’ingresso c’è un cartello rosino che indica la caffetteria, ma passa facilmente inosservato. 

Dove si trova:  Rua do Almada 13, 4050-036 Porto, Portogallo

 

Sito web:  www.misspavlova.pt



2. A Vida Portuguesa


Mettiamo in chiaro una cosa: la Livraria Lello & Irmao è un assoluto spettacolo e guai a togliergli qualcosa, ma che si debba fare una lunga fila e pagare 3 euro solo per entrare, beh, mi sembra alquanto criticabile. Detto questo, se vi trovate da quelle parti, fate solo qualche metro in più in Rua das Carmelitas e entrate da A Vida Portuguesa: negozio di souvenir che è un gioiello (lo trovate anche a Lisbona perché è una catena). 

Un po’ per tutto: ambiente, atmosfera, location e, ovviamente, offerta. Un vasto assortimento di oggettini ricordo, simpatici gadgets e altre interessanti trovate tra cui spendere, e non è un’esagerazione, molteplici quarti d’ora senza nemmeno accorgersene. Anche perché è tutto quello che di solito non è uno shop di souvenirs: rilassante, delicato, confortevole… E le tipicità accanto a propose di design, i classici magneti (ma di quelli belli) a due passi dalle finissime ceramiche. Mettiamoci pure che i commessi sono supergentili… Bello, bello.

Dove si trova: 


 

3. Ufficio Turistico Multimediale 


Ci sono capitato un po’ per caso, attirato da non so cosa mentre ci passavo davanti. In apparenza, il solito ufficio di informazioni turistiche (Porto ne è disseminata un po’ ovunque). Ho notato subito che questo era più grande, spazioso, colorato e innovativo del solito. E infatti non mi sbagliavo. Il motto è: “Far vivere il Portogallo attraverso tutti i sensi” (o qualcosa di simile). Dunque, non solo un banco di operatori a cui rivolgersi per le canoniche domande, ma un percorso che possa descrivervi la città è il nord del Portogallo in un modo diverso. Ci sono schermi su cui disegnare e liberare la propria creatività, altre stazioni interattive da consultare seguendo i propri desideri, esperienza sensoriali per l’udito, l’olfatto e il gusto, nel caso di volessero saggiare le tipicità (non a gratis). Un’idea semplice e carina per rivoluzionare la comunicazione con il turista. 

Dove si trova:  25, Rua Clube dos Fenianos, Porto, Portugal




 

4. 17°, Restaurante & Bar


il 17° e la sua incredibile vista sulla città (foto dal web)
Chiariamo subito che non è un posto adattissimo ai miei gusti, alle mie abitudini e ai miei costumi, ma regala una vista su Porto davvero magnifica. Il 17° è un bar-ristorante che si trova (ma dai!) al diciassettesimo piano dell’Hotel Dom Henrique: quattro stelle, clientela sicuramente selezionata e aria scicchettosa. Detto questo, che tu sia o meno un facoltoso turista o uno scappato di casa come il sottoscritto, una rilassante chiacchierata affacciato sulla città non fa ma male. Anche perché il locale è sì cool e meno accessibile di altri, ma nulla di esagerato, per costi e per “inclinazione snob”. Anzi, non ti fa sentire assolutamente a disagio. In qualche modo, ti coccola. Anche per preparazione e professionalità dello staff, efficiente ma non impettito, per fortuna. 

E poi beh, le vetrate che circondano le due sale si spalancano su tutta Porto dando un senso magico al tutto. In una giornata limpida, magari al calar del sole, dev’essere davvero eccezionale. Io, ovviamente, ci sono stato di sera, col diluvio. Ma ha fatto la sua gran bella figura comunque. 

Dove si trova:





 

venerdì 30 settembre 2016

Amsterdam si fa elettronica: domani arrivano i Moderat


Se vi piace la musica elettronica, è inutile che vi spieghi chi siano i Moderat. Se non seguite questo genere, invece, beccatevi queste poche pillole su questo trio.

Qualche annetto fa, i Modeselektor (al secolo Gernot Bronsert e Sebastian Szarzy), pionieri berlinesi dell’electromusic, hanno cominciato una ‘collaborazioncina’ da nulla con un altro pezzo grosso del settore: Sascha Ring, meglio conosciuto come Apparat.

Apparat + Moderat = Moderat. E il gioco è fatto. Dal 2002 questo gruppo, o “progetto”, sta riempiendo i club di tutto il mondo, a colpi di bassi ed esaltante mix tra sperimentazione e un certo amore per le influenze pop. O meglio, dal 2009, perché sono stati addirittura sette gli anni d’attesa per il vero e proprio debutto, causa problemucci e inghippi sulla direzione artistica della collaborazione. Alla fine, pace fatta e tanto amore.

Tanti lavori, tanti successi e una marea di eventi spettacolari.

Amsterdam, come buona parte del nord Europa, offre grandi opportunità agli appassionati del genere. O a chi, ogni tanto, si vuole concedere una serata un po’ più movimentata. Con, solitamente, uno show ricco di effetti e giochi di luce. Senza nulla togliere ai concerti più “mainstream”, le serate elettroniche lasciano emozioni indelebili.

Amsterdam + Moderat? È operazione fattibile. Con risultato che non deluderà (ci metterei la mano sul fuoco). Vedere per credere. Dunque, tutti all’Heineken Music Hall, dove questo sabato (1 ottobre) si ondeggerà sui sound di “III”, il nuovo prodotto edito dalla Monkeytown Records: raffinato quanto esaltante, con quella morbidezza a colpi di sonorità ricercate che solo i grandi maestri dell’elettronica sanno maneggiare.

Questo, almeno, il giudizio di chi ne sa pochino, come il sottoscritto, che certa musica se la gode. Senza farsi troppe domande. Molte recensioni bocciano “III” perché fin troppo “melenso e piatto”. Vero: forse estremamente chill out. Non c’è la nota di carica che possono assicurare “Bad Kingdom”, “A New Error” o, soprattutto, “Therapy”. Ma, tutto sommato, a me non dispiace.


E un live permette di godersi pezzi vecchi e nuovi, quindi è un problema che ci tocca sino a un certo punto. Ben più “grave”, invece, il fatto che la data di Amsterdam sia già sold out. Insomma, tocca andare fuori dal club e sperare in un miracolo, o affidarsi all’immancabile bagarinaggio (che è fenomeno tutt’altro che solo italico).

Mal che vada: bici, cuffie (a volume basso per fare i coscienziosi) e via a bersi una birra con i Moderat nelle orecchie. 
 
QUANDO: Sabato 1 ottobre, dalle ore 20

DOVE: Heineken Music Hall, Arena boulevard 590,
1101 DS AMSTERDAM





PER ALTRE INFO SU AMSTERDAM, LE SUE BELLEZZE, GLI EVENTI E LA PIANIFICAZIONE DI TOUR IN ITALIANO, DATE UN'OCCHIATA A http://www.siamsterdam.com/



martedì 30 agosto 2016

Toscana, Lucca e dintorni: visita alla cantina della Fattoria Sardi Giustiniani


Se hai qualche giorno libero da dedicare alla vacanza, quella "totale", senza gite o gitarelle, visite a musei o frenetiche passeggiate da una parte all’altra di una città, meglio scegliere una meta che ti ispiri fiducia e ti infonda calma e relax.

Nel mio caso: mare, buon cibo, silenzio, natura… Insomma, un po’ di bella e sana vita.

Poco tempo a disposizione; una tre giorni o poco più. Quindi, arrivando dal nord-ovest Italia, logico puntare su Toscana o Liguria. Scelta difficile: entrambe belle e intriganti, anche perché diverse tra loro. Ma il mio cuore è sempre stato più toscano: spiagge libere, la cordialità e la genuinità che solo questa regione ti sa regalare. Senza contare che, nella la settimana dal 22 al 29, con una ricerca last-minute, la Liguria era a dir poco inaccessibile. Almeno per le mie desolate tasche.

Quindi macchina e via: verso Parma, passi da Fidenza, su e giù sulla Cisa, l’Aurelia ed eccoci arrivati. Tre orette per arrivare a Massa. Ci sono le cave e le industrie, fortunatamente “lavorate ai fianchi” dal mare e dai monti. Una zona che non avevo mai visto. Solo nota, per il blasone del marmo e delle vicine mete turistiche.

Senza entrare nel dettaglio di ciò che ho fatto lì, delle spiagge ecc.., va subito detto che, se vi trovate da quelle parti, una scampagnata sulle strade del buon vino è dovere. Come un po’ ovunque in Toscana. Forse questa zona non è la più rinomata a tal proposito, ma, credetemi (e io di vino, modestamente, non ne capisco nulla), qualità comunque altissima.

Le terre attorno a Lucca, una quarantina di chilometri da Massa, sono ricche di vigneti e aziende agricole. Alcune delle quali organizzano visite guidate all’interno delle proprietà: bella occasione per non limitarsi alla semplice bottiglia (che va sempre bene eh) in un ristorante.

Basta una veloce ricerca web per trovare l’azienda azzeccata, perlomeno per me: Fattoria Sardi Giustiniani. 

Il logo della Fattoria Sardi

Già dal sito e dall’appeal, risulta moderna, accattivante, legata alle tradizioni ma innovativa, vanto locale dal respiro internazionale. Soprattutto (non perdiamo il filo del discorso) possibilità di visite alle cantine. Prenotarsi e facilissimo: spazio apposito direttamente on-line o, come ha fatto il sottoscritto, a voce, al termine di una semplice chiamata informativa. Vengono organizzati tour ogni giorno, dalle 11 alle 18 (il sabato su prenotazione), in italiano o inglese: accoglienza, descrizione della tenuta, delle vigne e assaggio finale con annessa spiegazione. Il tutto in un’oretta e mezza, a 15 euro per persona. Ottimo. (informazioni che trovate direttamente sul sito)

Inutile dire che, già al momento dell’arrivo, si è catturati dal paesaggio: verde ovunque, la splendida tenuta, l’uva, le colline, il sole…. Ah la Toscana.

Oggi si è in cinque, e io sono l’unico italiano. Il vantaggio di scegliere la visita in inglese sta anche nel notare, una volta di più, come vi siano milioni di turisti, provenienti da ogni parte del mondo, vogliosi di conoscere le nostre primizie. Tralasciando il fatto che, ovviamente, sull’argomento siano mille volte più preparati di me.

Si comincia il giro. Prima tappa, le vigne. Lunghi filari che salgono sino al resort (un agriturismo che, di sicuro, non dovrebbe deludere), perfetto punto di partenza e scenario per iniziare a conoscere meglio la storia dell’azienda: un’eredità antica, custodita con passione e sapienza dai discendenti della stessa famiglia. Il che, a me, fa sempre tanto Italia e amore per la nostra terra.

Arrivo in un momento di calma. Ma ben presto qui il lavoro sarà frenetico. Nel momento della vendemmia, il personale si moltiplica.

Parte delle vigne (durante la visita ho seguito le spiegazioni senza scattare foto, quindi l'ho presa dal web)

Ecco l’uva. Una produzione all’avanguardia quella della cantina Sardi Giustiniani: oltre al vino normale, una grande passione (con sforzi annessi) per il biologico. Quindi zero solfiti, zero prodotti chimici, raccolta a mano, lavorazione particolare e, per mio grande stupore, mancanza di irrigazione. Bio significa anche dover aspettare la pioggia. Sennò nulla. Ma la zona qui è fortunata: il terreno, per la vicinanza del mare, è ricco di acqua. Quindi questo tipo di coltivazione è “più fattibile”. Il che non toglie che sia una scelta non facile. Bisogna voler, e saper, rispettare la propria terra. Nella sezione del sito web chiamata “la vigna e i suoi ritmi”, la perfetta spiegazione di ciò che rappresenta questa filosofia. Ecco un piccolo passaggio esemplificativo: “Il nostro obiettivo è di fare vini di terroir. Il terroir per noi significa produrre vini dove il suolo, il clima e le tradizioni sono riconoscibili dal consumatore finale. Per questo bisogna creare un legame tra le vigne e l’ambiente che lo circonda.  Da qui la decisione di produrre vini rispettando i tempi e le armonie della natura”.

Tutto chiaro no? Ah, piccola chicca che ho imparato: vengono piantate rose all’inizio di ogni ogni filare. Niente a che fare con lo sfarzo o la decorazione. I fiori, infatti, fungono da "indicatori": se stanno bene, la terra è pulita e tutto funzione; in caso contrario, meglio dare una controllata. Metodo furbo, funzionale e curioso.

Si passa alla cantina vera e propria. Quella delle barrique e della fermentazione. Che non è troppo lunga, almeno per il biologico, perché, vista la mancanza di solfiti e altri prodotti, tutti i tempi si riducono. Tanto per farsi capire: non potete “farvi grossi” conservando una bottiglia di vino bio sperando che, dopo anni, acquisti gusto e valore. Va bevuta nel breve-medio periodo. Altrimenti, aceto nel migliore dei casi.

Spiegazione completa e spazio per eventuali domande. Non sono argomenti facili o da dare per scontati. Perché dietro c’è una scienza e come tale va studiata. I dettagli tecnici e più specifici (il tipo di legno, le dimensioni delle botti, la quantità d’ossigeno nelle botti e così via…) sono forse difficili da comprendere se non si è del settore, almeno da meri appassionati, ma risultano comunque interessanti e coinvolgenti. 
 

La cantina, dettaglio (immagine dal web)


Si lascia il gradevolissimo clima delle cantine e si ripassa per il cortile; direzione sala degustazioni. Diciamocelo chiaro: ciò che tutti aspettano.

Anche qui, nulla lasciato al caso: sala elegante ma non troppo formale, tavolo apparecchiato per gli ospiti, bottiglie in vista e, giustamente appesi alle pareti, i riconoscimenti ricevuti dall’azienda.

Comincia l’assaggio. Vini serviti uno a uno, da assaporare durante la descrizione, per cercare di capirli e apprezzarli fino in fondo. Tra un crostino di pane, ovviamente sciapo, con paté di olive e una chiacchiera con gli altri ospiti. Il tavolo, il vino, le diverse origini: è normale che la conversazione prenda via via piede. E la formula del tour la favorisce: non ci sono ritmi serrati e, anzi, si cerca di stimolare la convivialità sin da subito. Tra un po’ di imbarazzo (esagerazione) e reticenza, è forse normale che solo davanti a un buon bicchiere si riesca a cavar qualche parola dalla bocca. Attenzione, non vorrei si travisasse: non è che si comincia a sbevacchiare come non ci fosse un domani (anche se non sarebbe idea peregrina)…

Il rosé, vero fiore all’occhiello della produzione; il rosso bio Valle Buia; Sebastiano, rosso e bio pure lui; il bianco: un susseguirsi di sapori e profumi. Che velo dico a fare: tutto buonissimo. 

La produzione della fattoria (immagine dal web)

Il degno finale di un’ora e mezza di puro piacere e interesse. Perfetto preambolo per una serata, magari con stuzzicante cena annessa, a una serata passata con una delle bottiglie acquistate a fine tour. 


INFORMAZIONI SULLA FATTORIA SARDI GIUSTINIANI: 

Indirizzo:  Via della Maulina, 747, 55100 LUCCA (Italy)



Contatti:  

Tel: +39 0583 341230
Mail: fattoriasardi@gmail.com
sito web: www.fattoriasardi.com
Social network: facebook @fattoriasardigiustiniani
                         twitter: @fattoriaSG
                         instagram: @fattoriasardi
                         pinterest: fattoriasardi



venerdì 12 agosto 2016

A #Rio2016 si parla tanto del "Pan di Zucchero": scopriamo cos'è il famoso Pão de Açúcar e perchè si chiama così


Olimpiadi 2016: sport, emozioni, atleti, medaglie, vittorie, sconfitte e tante storie da raccontare. Ma anche, è soprattutto, Rio de Janeiro. Con il suo mare vivace, le prepotenti foreste e gli inconfondibili colori della città, la capitale brasiliana sta onorando l'impegno.
Uno spettacolo nello spettacolo. Stupendo veder gareggiare tra gli scenari naturali che solo Rio può regalare. Da Copacabana a Ipanema, passando per Vista Chinesa (punto chiave della gara di ciclismo). E molto altro ancora.
E sullo sfondo, ovviamente, lo sguardo attento del Cristo Redentore sul Corcovado e del Pan di Zucchero. Sì, il Pão de Açúcar di cui tanto si parla. Se, infatti, della più famosa statua di Rio sappiamo perlomeno qualcosina, poco ci è noto di quel caratteristico colle che sorge nella Baia di Guanabara. 
 
L'inconfondibile Pan di Zucchero (foto dal web)

Cominciamo dal nome: perché “Pan di Zucchero”? Ci sono due versioni: la prima, anche piuttosto scontata, si rifà alla caratteristica forma, simile a quella che contraddistingue un cumulo di zucchero durante la sua lavorazione; la seconda, invece, si ricollega all’espressione indigena per dire “alta collina”. In pratica, suonava simile a “Pão de Açúcar”. In lingua Tupi (la popolazione originaria della Baia di Guanabara), difatti, una "alta e isolata collina" si diceva “Pau-nh-açuquã". Poi arrivarono i portoghesi con  “Pão de Sucar”, quindi i francesi con “Pot de Sucre”. Infine, seguendo le regole dell'antico portoghese, "Pão de Açúcar", pronunciato “Pão de Assucar”.

Rio è impreziosita da molti morros, ovvero colline, su cui si stagliano le famose, sterminate, coloratissime e intense favelas. Delle pendici che racchiudono la città in una sorta di arena naturale. Tra i morros, il Pan di Zucchero è sicuramente il più famoso. Così tanto che diverse aziende ne hanno utilizzato l’immagine (o anche solo la “silhouette” per le proprie campagne pubblicitarie. 

E’ un vero e proprio monolite formatosi circa 600 milioni di anni fa, quando Africa e America del Sud si divisero. Col tempo, superate le diverse trasformazioni, ha raggiunto la conformazione attuale: 396 metri, pendici che si tuffano nell’Oceano e due versanti molto diversi tra loro. Infatti, mentre il lato sud si gode la verde mata atlantica (la tipica foresta equatoriale brasiliana), quello nord è spoglio e brullo.

Ed è proprio ai piedi di questa montagnuzza dai due volti che Estacio de Sa’ fondò il primo nucleo della città. Era il primo marzo 1565, e quella che oggi, è la capitale carioca, allora consisteva in una semplice struttura difensiva. Quella data, però, non è mai stata dimenticata: è tutt'ora il giorno della celebrazione della nascita di Rio.

Dunque, tutt’altro che solo un sensazionale sfondo da cartolina. Il Pão de Açúcar ha significato molto nella storia di Rio, tanto da averne "segnato il volto".

Raggiungibile a piedi o in funivia, il Pan di Zucchero regala una straordinaria vista sulla città, la Baia di Guanabara, l’Oceano Atlantico e tutto la stupenda natura che circonda la zona. Da un lato, la veduta sulla magica Copacabana, inconfondibile e quasi leggendaria; dall’altro, Botafogo e il centro di Rio, con le spiagge, gli inconfondibili edifici e la magica atmosfera verde-oro. 

La Baia di Botafogo vista dal colle (foto dal web)

La vista sulla Praia de Copacabana (immagine dal web)

Ma non è solamente una terrazza rimantica e mistica. Il colle è attivo, vivo e “coinvolgente”. Offre percorsi per escursioni, piuttosto semplici, per gli amanti del trekking, iniziative per gli appassionati di arrampicata, e, ai suoi piedi, quindi Praia Vermelha, lo scenario ideale per la pesca e gli sport da spiaggia. 


Quindi, se capitate dalle parti di Rio (e che bel capitare!!), non fatevi sfuggire l’occasione. A piedi o in funivia, salite sul Pan di Zucchero e godetevi uno degli scenari più accattivanti e celebri dell’intero Brasile. 

sabato 6 agosto 2016

Viaggi da sogno: Sana'a, la perla araba "bella e impossibile"


Sul numero de L’Espresso del 7 luglio potete trovare un interessante articolo, a firma Emanuele Coen, dal titolo: “Tutta la bellezza che ci è proibita”. Si parla di tutti quei luoghi che, a causa di conflitti, tensioni interne o circostanze sfavorevoli di altro tipo, sono più o meno sconsigliati ai turisti. Insomma, meglio non farci una vacanza.

Zone calde, in taluni casi caldissime: dalla Siria ad angoli di Tunisia e Algeria, dall’Egitto che non sia quello dei lussuosi resort, alla Siria e il Mali. E molti altri…

Destinazioni che, in effetti, difficilmente troviamo sull’agenda della famigliola tipo o della coppietta in cerca di un weekend romantico. Ma solo per colpa di tutto ciò che di brutto accade. Questi Paesi, infatti, nascondono tantissime bellezze. 

La mappa dei Paesi off limits. Rosso: sconsigliato l'intero stato / Giallo: sconsigliati alcuni siti (fonte Foreign Office/ The Telegraph)

 
Tra le Nazioni off limits, anche lo Yemen: estremo meridionale della Penisola araba, bagnato dal Mar Rosso e dal Golfo di Aden.

Sulla cartina, lo Yemen è rosso; potesse, rossissimo. Mancanza di sicurezza che, come sottolineato anche nel già citato articolo de L’Espresso, si è acuita nell’ultimo anno e mezzo, tanto da costringere l’ambasciata italiana a lasciare il Paese.

Un peccato vero, anche perché lo Yemen vanta ben tre siti Unesco: l’antica città di Zabid, la città di Shibam e la capitale Sana’a.

Ecco, Sana’a. Da anni la capitale yemenita è entrata nel mio immaginario. Forse la vidi per la prima volta in un documentario o qualcosa di simile, alla “Turisti per caso”, e ne fui subito affascinato. Quelle mura altissime nel mezzo del deserto, con quel sapore antico di una civiltà lontana. Una cultura che è diversa e, tutto sommato, sconosciuta, ricca di orgoglio e usanze per noi sorprendenti, assolutamente da scoprire. Anche perché ha molto da dire: secondo gli archeologi, infatti, la valle che fa da culla alla città è abitata sin dal periodo preistorico.

Storia millenaria e affascinante. Leggenda vuole che sia stata fondata da Sem, filgio di Noè, come prima città dopo il diluvio. Gli archivi, al contrario, fanno risalire la nascita al I secolo, per mano dei Sabei (comunità di fedeli e religiosi della Siria settentrionale). E’ allora che fece la propria comparsa anche il nome Sana’a.

Mi sono sempre detto che un giorno ci sarei stato, ma, ahimè, andarci è difficile, poco consigliabile e, dettaglio non da poco, piuttosto costoso.

Allora non rimane che affidarsi alle letture e alle fotografie. Viaggiare sì, ma con la mente. Su Sana’a e sullo Yemen in generale, dal punto di vista turistico, non si è scritto poi molto. Complicato trovare guide dettagliatissime o diari di viaggio, perlomeno recenti.

Ho fatto una minima ricerchina e ho tirato le modeste somme.

A noi, dunque, il piacere di scoprire le principali bellezze della magica Sana’a.


LA CITTA' VECCHIA

Giusto per capirci: Lonely Planet la descrive come “One of the most beautiful cities anywhere on Earth”. Roba da chiudere tutto qui e non aggiungere altro. 


Uno scorcio di Sana'a (foto dal web)

Le mura racchiudono una fitta rete di stradine strette e vivacissime, dominate dalle case-torri, vero simbolo della città. Se ne contano circa quattordici mila. Non male. Tanto che si può camminare e camminare senza incontrare un edificio moderno.

Questi tradizionali abitazioni si sviluppano in verticale. Per questo sono state definite i “primi grattacieli della storia”. Apparentemente simili tra loro all’esterno (color sabbia e decorazioni dalle linee geometriche), come spesso accade nel mondo arabo, nascondo il meglio all’interno. La struttura è ordinata e ripetitiva: al piano terra le stalle e i magazzini; al primo piano le stanze del divertimento e all’intrattenimento; al secondo piano gli spazi dedicati a donne e bambini; al terzo le camere da letto, il bagno e la cucina; infine, sulla sommità, l’attico (manzar) con il suo mafraj (letteralmente “stanza con la vista”), da cui godersi il resto di Sana’a, solitamente attraverso le vetrate colorate delle tradizionali finestre a forma di luna (qamariyas). 


Un esempio di casa-torre (foto dal web)

Un disegno che caratterizza quasi tutte le torri e che ha antichissime origini. Questo particolare tipo di struttura, infatti, deriverebbe dal leggendario Palazzo di Ghumdan, capolavoro architettonico dell’antica Madinah (mille chilometri da Sana’a), alto venti piani e coperto da un tetto in alabastro. Costruito nel III secolo dai Sabei, fu poi distrutto nel VI secolo. Le pietre furono riutilizzate per erigere la Grande Moschea. 


 
LA GRANDE MOSCHEA

A Sana’a ci sono più di cinquanta moschee, e la Grande Moschea è, senza dubbio, la prima per sfarzo e magnificenza (non a caso è Patrimonio UNESCO).

 
La Grande Moschea, dall'alto (foto dal web)

Ancora oggi è considerata uno dei monumenti più significativi dell’intera Penisola araba e prepotente simbolo del mondo musulmano. Per secoli, infatti, ha ospitato un’importante scuola islamica, nonché, nell’annessa biblioteca, una delle collezioni più vaste e celebri collezioni di manoscritti dello Yemen.

Edificata nel settimo secolo, è tutt’oggi un esempio per qualità ed estensione di lavorazione lignea. Tanto che, per conservarne le particolarità, il ministero yemenita ha affidato al CCA, Centro di Conservazione Archeologica, la progettazione di un programma per la protezione e la salvaguardia dei preziosi soffitti.

Solo uno dei tanti interventi che si sono resi necessari nel tempo. La Grande Moschea, infatti, è stata più volte “rimessa a nuovo”. La variegata architettura interna, caratterizzata da un cortile di 80x60 metri per la preghiera e stanze decorate con vari materiali di differenti colori, richiede particolare cura e devozione. 

La Grande Moschea, questa volta dall'interno (foto dal web)

Dunque, lavori su lavori. Che, spesso, riservano inaspettate sorprese. Come nel 1972, quando, lavorando sugli intonaci, alcuni archeologi scoprirono una rara raccolta di manoscritti. Ciò che è ancor più incredibile, è che non si resero conto della fortuna capitatagli: misero i documenti in sacchi per patate e li lasciarono lungo le scale di uno dei minareti. Pensa te…



SOUQ AL-MILH

Non può passare di certo sottotraccia, al contrario, il Souq Al-Milh: caotico e caleidoscopico “distretto commerciale” di Sana’a. In pratica, un’intera zona dedicata al commercio. Ci si può trovare di tutto: dal cibo ai telefonini, dagli oggetti più disparati a…Boh; fate voi. 

Il Souq Al-Mihl: cuore pulsante di San'a (foto dal web)

Non è collocabile in un edificio piuttosto che in un altro. Ogni souq (mercato di corporazione) ha il suo angolo. Nel mezzo, il mercato qat, frenetico a dir poco, soprattutto all’ora di pranzo.

Tra i souq più intriganti, sicuramente quello delle spezie: ancora oggi, infatti, si possono vedere i cammelli che girano in tondo, con paraocchi, e azionano la macina che, schiacciando i semi di sesamo, regala il tipico olio.

Commercio, affari, compra-vendi, ma non solo: il Souq Al-Milh è pura vita yemenita. Gli edifici, meravigliosi, sono un’impeccabile cartolina della città, e nell’aria risuonano gli antichi rumori della cultura locale. 


Insomma, ho voluto darvi, e darmi, solo un assaggio di ciò che questa città potrebbe regalare. Di sicuro, c'è molto, ma davvero molto, di più. Chissà che, un giorno, non lo si possa verificare di persona...