Le ricchissime squadre cinesi sono state, senza dubbio, le
regine incontrastate dell’ultima finestra di calciomercato. Non tanto per la
qualità dei colpi, soprattutto considerando le cifre spese, quanto per il
clamore che questi hanno portato. Soldi scialacquati, giocatori di blasone
strappati a importanti club europei, la continua caccia dell’affare a effetto:
i magnati cinesi hanno individuato nel mondo del pallone il cavallo su cui
puntare.
Più che uno sport, una vera e propria industria che può garantire introiti, pubblicità e visibilità. E così “basta” mettere sul piatto un bel po’ di milioni per un calciatore (o una società, vedi Mr. Bee) che, immediatamente, i riflettori si accendono sulla Super League cinese, sinora conosciuta solo di nome. O nemmeno quello.
Più che uno sport, una vera e propria industria che può garantire introiti, pubblicità e visibilità. E così “basta” mettere sul piatto un bel po’ di milioni per un calciatore (o una società, vedi Mr. Bee) che, immediatamente, i riflettori si accendono sulla Super League cinese, sinora conosciuta solo di nome. O nemmeno quello.
Totò Schillaci fu il primo, a memoria, a tentare l’avventura
in estremo oriente. Non fu un grande successo. Poi Materazzi-padre andò ad
allenare e, al termine della propria carriera da pro, anche Damiano Tommasi
scelse la Cina, più che altro per fare un’esperienza di vita. In tempi più
recenti, abbiamo associato la Super League al Guangzhou Evergrande di Lippi, Cannavaro, Gilardino e Diamanti: squadra vera, capace di vincere la
Champions asiatica e conquistare il titolo nazionale per ben cinque volte di
seguito.
Tutto sommato, questo è quanto conosciamo di “quel calcio là”. Anche perché la Cina da noi compra e basta. Difficile, infatti, trovare professionisti cinesi di buon livello. Giapponesi e coreani sono ancora avanti anni luce.
Adesso, volenti o nolenti, siamo obbligati a volgere lo sguardo anche a Oriente. Non che dovremo seguire, di domenica in domenica, l’andamento della League, ma, almeno, dovremo tener conto del fatto che, appena si potrà fare mercato, le potenti e opulente formazioni cinesi tenteranno di soffiare al “nostro” calcio i migliori talenti. E, visto che ormai comanda solo il denaro, non potremo mai dare nulla per scontato.
Jackson Martinez, Alex Teixeira, Ramires, Guarin, Falcao, Gervinho: questi gli ultimi a volare via dall’Europa. Nomi importanti; atleti, più o meno, ancora decisivi. Non elementi stagionati in cerca di una pensione d’oro (vedi Anelka).
“Chi si ritroveranno in squadra? E chi da avversari?”: queste le domande che mi sono posto e che mi spingono a spulciare le rose (attuali, perchè il mercato è ancora aperto) della Chinese Super League per vedere quali altri “non cinesi” giocano in questo ricco e poco, per ora, affascinante torneo (che comincia a marzo).
Eccoli, squadra per squadra (qui le prime otto):
Tutto sommato, questo è quanto conosciamo di “quel calcio là”. Anche perché la Cina da noi compra e basta. Difficile, infatti, trovare professionisti cinesi di buon livello. Giapponesi e coreani sono ancora avanti anni luce.
Adesso, volenti o nolenti, siamo obbligati a volgere lo sguardo anche a Oriente. Non che dovremo seguire, di domenica in domenica, l’andamento della League, ma, almeno, dovremo tener conto del fatto che, appena si potrà fare mercato, le potenti e opulente formazioni cinesi tenteranno di soffiare al “nostro” calcio i migliori talenti. E, visto che ormai comanda solo il denaro, non potremo mai dare nulla per scontato.
Jackson Martinez, Alex Teixeira, Ramires, Guarin, Falcao, Gervinho: questi gli ultimi a volare via dall’Europa. Nomi importanti; atleti, più o meno, ancora decisivi. Non elementi stagionati in cerca di una pensione d’oro (vedi Anelka).
“Chi si ritroveranno in squadra? E chi da avversari?”: queste le domande che mi sono posto e che mi spingono a spulciare le rose (attuali, perchè il mercato è ancora aperto) della Chinese Super League per vedere quali altri “non cinesi” giocano in questo ricco e poco, per ora, affascinante torneo (che comincia a marzo).
Eccoli, squadra per squadra (qui le prime otto):
Beijing Guoan
La squadra più importante di Pechino, almeno per blasone, può contare su un allenatore che conosciamo molto bene: Alberto Zaccheroni.
Lo Zac, che ha rilanciato la sua carriera vincendo con la Nazionale giapponese, ha molti estimatori in Oriente. Per questo, è stato chiamato alla guida di una formazione ambiziosa e avvezza ai tecnici stranieri (Stanojevic e Pacheco i predecessori del romagnolo).
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| La presentazione di Alberto Zaccheroni |
Changchun Yatai
Ha vinto il titolo nel 2007 e, come il Beijing, ha un tecnico straniero: il già citato Stojanovic. Anche qui, predominanza assoluta cinese, con un paio di taiwanesi e uno di Hong-Kong.
Anzur Ismailov, uzbeko dal curriculum mediocre, è il
pilastro della difesa, mentre è in attacco che troviamo l’elemento più
interessante: Marcelo Moreno, boliviano classe ’87, con un passato in club di
rango come Cruzeiro, Shaktar, Wigan, Gremio, Flamengo e Werder Brema, entrando
anche nel giro della sua Nazionale. Al suo fianco agisce Moussa Maazou, punta
del Niger di cui, però, non si sa praticamente nulla.
Chongqing Lifan
Nemmeno qui un allenatore cinese: guida tecnica affidata al coreano Woe-Ryong
Chang. L’anima della squadra, comunque, rimane profondamente patriottica, almeno in due reparti.
Difesa e centrocampo non presentano stranieri; al contrario, c’è solo un
attaccante autoctono.
Il reparto offensivo annovera, infatti, il brasiliano
Fernandinho, 22enne prodotto del Flamengo transitato anche in Portogallo; il
suo connazionale Jael, classe ’88 che ha giocato perlopiù nel campionato
carioca (brevi esperienze al Kalmar in Svezia e al Seongnam in Corea); infine -
e questo lo conosciamo un po’ tutti – Emanuel Gigliotti, franco-argentino che
ha vestito le maglie di Boca, San Lorenzo e pure Novara.
Guangzhou Evergrande Taobao
La società resa grande da Lippi, attualmente allenata da Luis Felipe Scolari.
Stranieri interessanti in rosa. Eccome. A partire dall’anima
brasiliana del centrocampo formata da Alan e Paulinho. Il primo, 27 anni, si è
fatto conoscere nei cinque anni (2010/2015) spesi nel Red Bull Salisburgo. Il
secondo, ben più noto, è proprio quel Paulinho che tanto piaceva ai tempi del
Tottenham. Era sul taccuino di molti club europei, poi ha scelto la Cina.
Come il connazionale Ricardo Goulart, interessante attaccante 25enne prelevato nel 2015 dal Cruzeiro per ben 15 milioni di dollari. Un’inezia se confrontati con i 45 spesi per il suo nuovo partner di reparto: Jackson Martinez. Inutile spiegarvi chi sia e da dove venga. E’ un giocatore capace di fare la differenza anche dalle nostre parti, figuriamoci lì. Il suo stipendio da oltre 28 milioni di euro lo rende il quinto giocatore più pagato al mondo.
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| Jackson Maartinez, il super colpo del Guangzhou |
L’ex Atletico avrà un rincalzo ecuadoriano, Miller Alejandro Bolanos, che vanta una solida, ancorché giovane (classe ’90) carriera in patria. E’ nel giro della sua Nazionale.
Guangzhou R&F
I cugini più scarsi dell’Evergrande. Allenatore serbo, Dragan Stojkovic, quattro non cinesi in tutto e un occhio particolare per il nord Europa.
Partiamo dai due brasiliani. Renatinho ha 27 anni, è un’ala
sinistra ed è un prodotto del Coritiba. Una carriera senza grandi exploit,
tanto che, nel 2012, decide di trasferirsi nel campionato giapponese. Il
Guangzhou, infatti, l’ha prelevato dal Kawasaki Frontale per 3 milioni di euro.
Pure Bruninho è un’ala, però destra. Ha 26 anni e, a differenza del compagno, ha tentato l’avventura in Europa. Lasciato il Brasile, ha giocato, con poco successo, nel Vitoria Setubal, per poi rientrare in Patria e, nel 2015, cercar fortuna in Danimarca. Prima il Koge, poi il Nordsjaelland, con un ottimo rapporto presenze-gol: 9 reti in 15 apparizioni.
Arriva dal freddo anche Gustav Svensson, medianone svedese
di scuola Goteborg, con cui ha vinto un campionato e una coppa nazionale. Poi
il passaggio al Bursaspor, la parentesi con gli ucraini del Tavriya e, infine,
il ritorno alla casa madre Goteborg. Ha firmato con il Guangzhou a metà
gennaio.
L’ultimo straniero in rosa è il 21enne nigeriano Olanare.
Punta che, nonostante il fisicone (1.90), può giocare anche come attaccante
esterno. Pure lui ha un trascorso scandinavo: un anno al Valerenga e un altro a
Sarpsborg. Si parla di Tippeligaen, campionato norvegese.
Hangzhou Greentown
Stando a quanto si legge in giro, una delle cenerentole del lotto (almeno nella passata stagione).
Coreano l’allenatore, Myung Bo-Hong, e pure il nuovo
terzino, Beom-Seok Oh (pure una comparsata in Russia, nel Samara).
In mezzo alla difesa spicca, perlomeno fisicamente,
l’australo-croato Matthew Spiranovic, classe ’88 transitato, senza lasciare
grandi ricordi, nel Norimberga. Per il resto, tanta Australia, un po’ di
Giappone con gli Urawa Reds e una bella svernata nell’Al-Arabi. Comunque, 30
presenze con la Nazionale. Non male.
Di sapore balcanico anche il trequartista. Il serbo Milos
Bosancic ha vestito tante casacche, pur avendo solo 27 anni, tra cui alcune più
che prestigiose: Partizan Belgrado, Boavista, Slovan Liberec e, infine Stella
Rossa. Lo dipingevano come un prospetto. Non a caso, ha giocato anche in Under
21. Evidentemente, deludendo le aspettative.
Cercherà di imbeccare le due punte titolari: Anselmo Ramon e
Davy Angan. Brasiliano il primo, ivoriano il secondo.
Ramon non è mai riuscito a imporsi oltre i confini
nazionali. Ci ha provato nel 2009 con il Kashiwa Reysol e, la stagione
successiva, con i rumeni del Cluj. Ha toppato in entrambe le occasioni.
Angan, al contrario, si è preso le sue soddisfazioni. In
Norvegia ha vissuto momenti di gloria con la maglia del Molde. 55 presenze
condite da 22 reti e due campionati. Fu direttamente Solskjaer, allenatore dei
biancoazzurri, a volerlo.
Hebei China Fortune
Una di quelle che si sono fatte notare nel mercato invernale. Il colpo è stato
Gervinho, strapagato, per la gioia e l’incredulità della Roma.
L’ex giallorosso, di cui mi sembra superfluo parlare,
condividerà lo spogliatoio con altri tre che hanno saggiato il calcio che
conta.
Stephan M’bia è stato assoluto protagonista del Siviglia
bi-campione di Europa League., nonché pilastro della Nazionale del Camerun.
Prima di vincere in Spagna, comunque, anche un titolo di Francia e Coppe
nazionali con il Marsiglia. In estate era passato ai turchi del Trabzonspor,
che ha ceduto ai 6 milioni offerti dall’Hebei.
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| M'Bia con la sua nuova maglia |
Dalla SuperLiga turca arriva anche Nenad Milijas, 32enne
centrale serbo che, però, è là già dal febbraio 2015. Carriera lontanissima da
quella di M’Bia, anche se, in maglia Stella Rossa, ha vinto un campionato.
Edù, invece, ha vinto Coppa e Supercoppa di Germania con lo
Schalke 04 . Proprio in Bundes, infatti, il nativo di San Paolo si è fatto
conoscere. Un paio di buone stagioni in riva al Reno, con qualche prestito
(Besiktas e Greuther Furth), per poi volare in Asia. Dove, comunque, aveva già
giocato, e alla grande, prima di vestire la maglia dello Schalke. Dal 2007 al 2009, difatti, ha guidato il
sudcoreani del Suwon Bluewings alla conquista di un titolo e di una Coppa
nazionale.
Henan Jianye
Ci sono stranieri pur qui, ma nessuno di famoso. Nonostante tutto, l’anno scorso si sono piazzati quinti.
Ryan McGowan è un centrale difensivo australiano di 1.91 (
non è difficile pensare che in Cina, almeno di testa, le possa pigliare tutte
lui). E’ cresciuto calcisticamente nella Scottish League, tanto da avere la
doppia nazionalità. Appena ventenne, arrivò agli Hearts dal South Australian
Sposts Institute, poi un paio di altre squadre scozzesi meno blasonate e,
infine, l’avventura con il Dundee (con cui ha vinto una Coppa di Lega). In
tutto, comunque, giusto una manciata di presenze.
Fantasia brasiliana là davanti, con Olivio Rosa, detto Ivo,
a fare da numero dieci. 29 anni, scuola Juventude, ha speso metà carriera al
Palmeiras, senza mai trovare spazio. Un po’ meglio al Ponte Preta; comunque
poca roba. Quindi, ha deciso di rilanciarsi andando in Corea, dove, con
l’Incheon United, ha detto la sua (33 presenze e 7 gol), nonostante una
parentesi in patria al Criciuma. E’ stato pagato 300 mila euro. Non dev’essere
un fenomeno.
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| Ivo, il fantasista brasiliano dell'Henan |
Così come Javier Patino, attaccante nativo di Madrid ma
dotato anche di passaporto filippino. Con il Cordoba non ha fatto malaccio, 52
presenze e 10 gol, ma è in Thailandia che ha “svoltato” (non penso ci voglia
molto): 35 reti in 54 apparizioni con il Buriram United. Arrivato all’Henan nel
gennaio 2015, ha esordito con una doppietta. Da quel momento, però (15
gettoni), non ha più trovato la via della porta.
Leggermente meglio il suo collega di reparto: Mateusz
Zachara, 25enne polacco acquistato un anno fa dal Gornik Zabrze. In Patria ha
detto la sua, racimolando pure un paio di chiamate in Nazionale. Da quando è in
Cina, 23 presenze e 4 gol.





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