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martedì 23 febbraio 2016

Budapest, giorno 6: sweeter than home

Come quando mamma ti chiama per cena interrompendo il pomeriggio di gioco.

Vorresti che quell'ora non arrivasse mai e che il tempo si dilatasse. Cocciuto, rifiuti sia così, nonostante il sole cali inesorabilmente preannunciando la sera.

Così devo lasciare una città che mi ha preso, emozionato e smosso. Tanto che non può e non deve essere un addio. E nemmeno un indefinito "arrivederci". È un "ciao", un "a presto", un "a tra poco".

L'ultima foto di Budapest che rubo all'internet




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