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mercoledì 23 dicembre 2015

I Rockets mettono Lawson sul mercato, ma il telefono di Morey continua (e continuerà) a tacere


Arrivato in estate a Houston come ultimo e decisivo tassello per puntare al titolo, Ty Lawson è ora ai margini del progetto dei Rockets (ammesso ci sia). Messo sul mercato, pronto a essere ceduto o scambiato.


Ty Lawson durante la sua presentazione a Houston

Un fallimento figlio della crisi della franchigia, ma anche dell’innegabile involuzione del play ex Nuggets, rovinatosi anche con le proprie mani. E vedremo il perché.

E pensare che, comunque, coach McHale gli aveva dato fiducia, facendogli cominciare l’annata in quintetto, in contumacia Beverley, per favorire la convivenza con Harden e gli altri. Più che altro, ahi loro, si è rivelata una forzatura. 

Un disegno di squadra che era sembrato perlomeno azzardato già al momento dell’annuncio del suo passaggio in Texas: un regista atipico (e già chiamarlo “regista”…), con talento ma tatticamente discutibile, in una delle franchigie più anarchiche e confusionarie della Lega. Perché, sì, diciamolo chiaro: Houston era arrivata fino alla finale di Conference, ma, più che altro, per merito dei singoli (se non del singolo barbuto) e non per una filosofia di basket corale e innovativa.

Sarebbe servito un playmaker "tradizionale", meno scorere più votato all’assist e alla gestione del ritmo e dei movimenti. Perché tanto, e lo sanno tutti, ai Rockets non mancano elementi con tanti punti nelle mani. 

La scelta di Lawson, dunque, è sembrata contraddire il buon senso; ma tant’è.

Come detto, il prodotto di North Carolina ha avuto sin da subito l’occasione di prendersi le chiavi di Houston. Come avrete già intuito, non è stato un successo.

Qualche partita discreta, poi il vistoso calo. Lasciando perdere le statistiche personali, che dicono qualcosa ma non tutto, a colpire sono i dati riguardanti il suo impatto sulla squadra: con Lawson in campo a lungo, i Rockets hanno sempre avuto un net rating nettamente negativo. Nelle due partite di ottobre, 36 minuti di media e -19; in novembre, con minutaggio già sceso a 28 minuti, -10.

Ciò non significa che tutti i mali dei biancorossi siano legati a Lawson, anzi. I problemi tecnici, tattici e mentali erano moto più profondi. Tanto da arrivare all’allontanamento di McHale.

L’ex coach aveva comunque già intuito che la presenza di Ty in quel quintetto non avrebbe portato poi a molto, contraddicendo il proprio azzardo iniziale. Non ci voleva un genio per capirlo: l’ennesimo mangiapalloni in un gruppo con Harden, Howard e compagnia bella. Non esattamente i big three meglio assortiti della storia. 

Da lì l’idea di dare meno spazio a Lawson (soprattutto dopo il ritorno di Beverley), che, di suo, non ha fatto molto per ribaltare il corso delle cose. Inizio timido ma nemmeno troppo drammatico, da poco più di 10 punti e 5 assist di media. Purtroppo per lui, con un sospettoso 28% dal campo. Poi, con l’incedere di novembre, sotto la doppia cifra nei punti e meno di 5 assist a gara. Per uno che dovrebbe essere un play maker di rango, davvero troppo poco. 

Lawson in questi primi tre mesi di stagione (via nba.com)






Via McHale, dentro Bickerstaff, le cose non sono cambiate; anzi. L’idea del coach ad interim, e immagino anche del G.M. Morey, è stata quella di dare il più possibile un po’ di logica e “normalità” alla sgangherata compagine, finita nei bassifondi della Lega. Dunque, Lawson sempre più in fondo alla panchina. Tanto che non se ne è avuta più traccia, o quasi, se non per la notizia della sospensione per due gare a causa della vecchia vicenda (non un caso isolato) dell’anno scorso, quando, in luglio, fu pizzicato ubriaco al volante per le strade di Los Angeles. 

Fu probabilmente quello il turning point della storia recente del nativo di Clinton, nel Maryland. Denver, sua squadra di allora, cominciò a pensare che il ragazzo avesse problemi irrisolvibili e che, senza un tempestivo intervento, la franchigia ne avrebbe pagato le conseguenze. Gli avevano abbuonato la stessa stupidaggine pochi mesi prima (arrestato per DUI nella stessa Denver); ma ora basta. 

Lawson dopo l'arresto

Tanti, troppi i dubbi sul Lawson uomo, ancor prima che sul Lawson giocatore. Come se le due cose non fossero legate tra loro. Nel Colorado ci si chiedeva se un ragazzo così inaffidabile potesse essere un vero leader. “Sarà in grado di prendere in mano lo spogliatoio? Soprattutto, lo spogliatoio lo seguirà?”.   

No”. Questa la risposta. 

“Ty non ha dimostrato quello che vorresti dal leader della tua squadra e di un ragazzo che ne ha avuto l’opportunità. Non ha dimostrato la leadership che la squadra avrebbe volutodichiarò il vecchio saggio Chauncey Billups poche ore dopo il draft, quando si capì che il futuro dell’ex Tar Hell sarebbe stato lontano da Denver. La scelta di Mudiay non fu che un’ulteriore imbeccata. “E adesso hai un giovane ragazzo di nome Mudiay che, per me, ha la chance di diventare una star della Lega. Per ora il migliore giocatore della squadra è Ty Lawson. Se sei un giovane giocatore, di 19-20 anni, spesso cerchi di emulare dentro e fuori dal campo il miglior giocatore della tua squadra perché, un giorno, vorresti essere come lui. Quindi penso che, per il bene di Mudiay, sia meglio vendere Lawson”, sentenziò Chauncey.

Tutto più che condivisibile: Lawson non può essere un esempio per una matricola. Ma è vero anche che, nella passata stagione, è stato il faro dei Nuggets. Con Gallinari più in infermeria che in campo, e team in piena deriva tecnica, costata il posto a Casey, Ty fu l’unico dei Nuggets a emergere. Numeri finali. di assoluto livello: 15 punti e ben 9.6 assist di media. Fino al fine di gennaio fu protagonista assoluto, imponendosi (e non esagero), come una delle point guard più costanti ed efficaci della NBA. 

“Certo”, obietterete giustamente, “in un panorama desolante e senza capo né coda” (in effetti, così si presentavano quei Nuggets), ma tant’è. Seguendo con costanza l’evolversi della Northwest Division per DailyBasket (scrivo ancora lì, giusto per autospammarmi), non ho potuto ignorare quanto di buono Lawson facesse. Che poi le cifre dicano poco e che lui non sia mai stato un eccelso uomo squadra, beh, mi sembra di averlo già accennato.

Ho anche detto, solo qualche riga più su, che fu un fattore assoluto “fino a gennaio”. Negli ultimi tre mesi di campionato, infatti, cominciò la parabola discendente poi prolungatasi anche in questo 2015/2016. Guarda caso, dopo il primo scivolone dovuto all’alcol. 

Lawson nella passata stagione (via nba.com)

Crisi da cui non si è più ripreso. La sua immagine è scesa sempre più. La Lega non te lo perdona. Se vieni etichettato in un certo modo, hai voglia a toglierti quel fardello di dosso…  

Non lo voleva nessuno. Poi si fece l’affare con i Rockets.

Ora la storia si ripete, solo che: uno, non porta in dote credenziali tecniche incoraggianti; due, non ci sono più franchigie disposte a dargli un’altra chance. E, aggiungerei, ha sempre quel piccolo ma terribilmente ingombrante neo di un contratto, in scadenza dopo la prossima stagione, di 12 milioni di dollari (13 non garantiti nel 2016/2017). Per un panchinaro indisciplinato, troppa roba. 

Houston l’ha messo su piazza e sta cercando interlocutori interessati. Eh, buona fortuna! Come testimoniato dagli addetti ai lavori d’oltreoceano, il telefono di Morey tace. E tacerà.

Anche provando a fantasticare, così giusto per farsi qualche volo mentale, non si capisce chi possa volerlo. A quelle cifre, in questo stato, ora come ora. Houston tenta di far leva su quell’ultimo anno di accordo non garantito, ma la strategia non sembrerebbe pagare dividendi.   

Il caro e venerabile George Karl ha dichiarato (fonte CBS), non più tardi di una giornata fa, che esisterebbe una squadra a cui farebbe molto comodo una guardia con punti nelle mani ed esperienza: gli inenarrabili Sixers. Della serie “affondiamoli del tutto”. E’ vero: Colangelo vuole portare a Philadelphia qualche veterano solido e credibile. Lawson rispecchia il profilo ricercato? Mah.

E se dietro le parole di Karl si nascondesse una tattica per portarselo a Sacramento? D’altronde l’ha già avuto a Denver, con buoni risultati, e in estate c’erano stati contatti (“Ve lo dico io: vado a Sacramento” dichiarò la notte del draft). In realtà no, anche la pista Kings sembra poco perseguibile. L’ha ammesso (sempre fonte CBS) lo stesso Morey: “L’unica franchigia che potrebbe essere interessata ha già Rajon Rondo” . E nella Eastern Conference “non c’è mercato”


Facile intuire come andrà a finire: salvo sorprese, Lawson resterà dov’è, per essere messo di nuovo in vetrina la prossima estate, quando il suo ultimo anno di contratto non garantito potrebbe affascinare qualche G.M. alla ricerca di inaspettati colpacci. 

Caro Ty, accetta un consiglio: abbassa il gomito, datti una sistemata e salva il salvabile.

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