Novantuno anni da terza squadra di una città. Una tortura. Soprattutto se quella città è Madrid: la culla dei campionissimi
del Real e dell’orgoglio dirompente dell’Atletico.
Quella del Rayo
Vallecano è una storia arida di trionfi e soddisfazioni, ma ricca di passione
e valori. Una vita passata all’ombra dei due giganti, ma con la consapevolezza
di sé e di quello che si rappresenta.
A fare notizia, questa volta, non solo i denari delle
‘Merengues’ o le imprese dei sorprendenti ‘Colchoneros’ guidati da Simeone. Le
pagine di molti quotidiani, oggi, sono dedicate al Rayo e alla sua bella
iniziativa. Tanto semplice quanto ammirevole.
A braccetto col
Deportivo Guadalajara, formazione della terza serie spagnola, il Vallecano
ha deciso che la sua divisa sarà nera
(viola nel caso del Guadalajara) con una vistosa banda centrale arcobaleno.
Non una scelta dettata dalle mode o dagli sponsor, ma un bel modo di tendere la
mano a chi, ahimè, ancora oggi vive sulla propria pelle la discriminazione, sessuale o
razziale che sia, e deve lottare per regalarsi anche solo 24 ore in più.
Ogni sfumatura ha un
suo perché: il rosso è per chi lotta contro il cancro, l’arancione sostiene l’integrazione delle persone disabili, il giallo è per chi non perde la
speranza, mentre il verde
serve a lanciare un messaggio ambientalista
e ancora il blu per la lotta agli abusi dei minori e il viola contro la violenza.
Sulla terza maglia, invece, la banda
sarà rosa, a simboleggiare l’impegno di chi combatte ogni giorno la sfida
contro il tumore.
Non solo visibilità e ‘pubblicità’. Il
sostegno sarà concreto, tangibile: ogni maglia venduta porterà sette euro nelle
casse delle associazioni solidali.
E’ questo il fuoco che muove il Rayo:
l’aiuto a chi fatica e si suda la vita. E’ la squadra della Madrid che stenta a
raggiungere la fine della giornata; di quel quartiere (circa 300 mila persone)
che ospita i migranti, i meno abbienti e il popolo, nel senso più volgare (‘vulgus’)
e crudo.
Il plauso, ovviamente, va anche al Club
Guadalajara, che del Rayo è partner in questa missione. Ha presentato la maglia
durante il Gay Pride, celebrato nei
giorni scorsi a Madrid, ribadendo il proprio unico intento: “Celebriamo
così uguaglianza, inclusione e unità. L’appoggio della società e dei suoi
giocatori alla comunità LGBT è incondizionato”.

Bellissima iniziativa, il Rayo riesce a rappresentare valori che vanno oltre al calcio, pur coniungando una buona competività. Ricorda un po' la storia del St. Pauli in Germania.
RispondiEliminaDa un vecchio cuore come te non potevo aspettarmi altra risposta.
RispondiEliminasolo vecchio cuore, niente aggettivi come "granata", mi raccomando.
RispondiElimina